‘Ndrangheta, gli affari
della “mafia silente”

Dal traffico internazionale di droga alla corruzione: un blitz contro la ‘ndrangheta tra la Lombardia e la Calabria conduce all’arresto di 24 persone. Tra di loro il sindaco di Forza Italia di Seregno (Monza) ora ai domiciliari. Indagato l’ex vicepresidente della Regione Lombardia, anche lui di Forza Italia per corruzione. Una bufera politico-criminale che riporta in primo piano la drammatica “questione ‘ndranghetista”. La chiave di lettura dell’operazione lombarda è tutta nel legame che c’è tra gli affari di un imprenditore, Antonio Lugarà, con la ‘ndrangheta – quella ‘nobile’ di San Luca, considerata la ‘mamma’ della ‘ndrangheta – e con il sindaco di Seregno Edoardo Mazza che avrebbe contribuito ad eleggere: imprenditoria-mafia-politica. Sullo sfondo anche gli affari classici: estorsioni e droga.

Da quanto tempo succede in Lombardia? Da tanto tempo. La ‘ndrangheta è lì dagli inizi degli anni ’50: Giacomo Zagari, uno degli ‘ndranghetisti più influenti nel varesotto, arrivò nel 1951. E da allora i boss si sono radicati puntando sul campo dell’edilizia: oggi i ‘padroncini’ infatti non sono più lombardi ma in gran parte uomini della ‘ndrangheta. La quale si è infiltrata anche nel settore dei servizi, acquistando immobili di pregio nel centro storico di Milano e persino farmacie, e costruendo solidi rapporti con l’imprenditoria e la finanza lombarda. Con il mondo della politica ha un solido e lungo legame perché la ‘ndrangheta è l’unica mafia italiana a contribuire ad eleggere consiglieri comunali e regionali e sindaci, come avviene in quasi tutte le regioni del nord.

Perché la ‘ndrangheta che all’epoca era sconosciuta e sottovalutata è oggi la mafia più pericolosa, più ricca e più radicata in Italia e in molti paesi stranieri?
Si possono riassumere così alcuni fattori di sviluppo: intanto la ‘ndrangheta ha una struttura familiare che è diventata un formidabile strumento che ha impedito che nascessero e proliferassero i collaboratori di giustizia perché costoro dovrebbero parlare di figli, fratelli, genitori, cognati, zii, cugini ecc. Ci sono i collaboratori calabresi, e stanno aumentando di numero, ma nessuno è un capo di una ‘drina.
Questa rete familiare ha consentito un’espansione al nord Italia e all’estero: e questo è il secondo fattore di sviluppo. Gli ‘ndranghetisti hanno scoperto che lì si potevano fare affari e si poteva guadagnare molto di più di quanto era possibile fare in Calabria. Trasferire pezzi di famiglia fu una scelta strategica che ha reso i mafiosi calabresi protagonisti del traffico della cocaina che proprio a ridosso delle stragi era in forte sviluppo. Cosa nostra era sotto scacco dopo le stragi e la ‘ndrangheta ne approfittò. L’affidabilità criminale di una struttura che non produce pentiti ha fatto il resto.

L’altro fattore di sviluppo è stata la scelta, maturata a metà degli anni settanta, di entrare nelle logge massoniche deviate e di creare una nuova struttura di vertice denominata Santa. Da lì in poi questo nuovo livello di vertice si è strutturato in modo unitario moltiplicando le doti e la capacità di governare un complesso di strutture mafiose presenti non solo in Calabria, ma in tutte le regioni del centro Nord e in molti paesi stranieri anche molto lontani come il Canada e l’Australia. Neanche Cosa nostra nel momento del suo massimo splendore ha avuto una simile capacità di governo dell’universo mafioso perché era radicata soltanto in Sicilia.
Questa evoluzione ha permesso alla ‘ndrangheta di superare la repressione giudiziaria che nell’ultimo decennio è stata a volte molto efficace, e non solo in Calabria, e di consolidare vecchi e nuovi rapporti con il mondo della politica – la ‘ndrangheta è l’unica mafia italiana in grado di contribuire all’elezione di uomini politici in Italia e all’estero -, con il mondo imprenditoriale e della finanza italiana ed internazionale.

L’evoluzione della corruzione ha favorito la ‘ndrangheta che sin dal suo sorgere è stata molto abile a nascondere le sue tracce. Ha preferito il basso profilo, il lavorare a pelo d’acqua per non richiamare l’attenzione degli “sbirri”.
Gli omicidi mafiosi sono diminuiti in tutta Italia. Ma al centro-nord la ‘ndrangheta ha scelto la modalità incruenta sprigionando una capacità di corruzione e di condizionamento molto efficaci. Per questo è diventata così potente. La chiamano mafia silente, ma basterebbe saper ascoltare i silenzi per avvertire l’inconfondibile rumore di fondo che segnala la sua presenza.