Navigator, precari
di Stato nell’ultima
guerra tra poveri


La più classica guerra tra poveri. Da una parte i navigator di oggi, dall’altra quelli (forse) di domani. I primi sono 654, appena 120 con contratto a tempo determinato, mentre gli altri sono tutti rigorosamente precari. Per la loro stabilizzazione il decretone, arrivato proprio ieri alla Camera, ha disposto un finanziamento di un milione di euro che potrà dare la svolta occupazionale soltanto a venti fortunati. E poi c’è una lotteria ancora più succulenta, quella dei tremila navigator che Anpal si accinge a reclutare, tramite un test a crocette multiple, per gestire il reddito di cittadinanza. Il loro compito è ancora piuttosto confuso. Nati per aiutare i disoccupati in un programma di formazione e, soprattutto, per trovare un’offerta di lavoro soddisfacente, dopo l’accordo chiuso la scorsa settimana in conferenza Stato-Regioni, daranno soltanto assistenza tecnica ai centri per l’impiego. In pratica la stessa funzione che già svolgono i precari dell’Agenzia di Servizi controllata dal ministero del Lavoro.

E proprio loro, ieri mattina, sono tornati a farsi sentire. In presidio davanti a Montecitorio mentre in aula arrivava il provvedimento del governo. “La vertenza dei collaboratori è giunta a uno snodo fondamentale, dal momento che non ci sono ancora certezze in merito alla possibilità di prevedere nell’immediato gli stanziamenti necessari a stabilizzare i precari storici”, spiegano i sindacati: “Anche l’incontro del 28 febbraio scorso non ha prodotto risultati tangibili, il che alimenta il clima di incertezza sul futuro occupazionale dei lavoratori, anche in vista dell’avvio della misura sul reddito di cittadinanza”.

La richiesta di Cgil, Cisl e Uil è di prevedere l’appostamento di risorse dedicate attraverso le quali avviare un percorso di assunzioni a tempo indeterminato. I precari impegnati in Anpal Servizi da diversi anni (qualcuno è lì dal 2001) svolgono attività fondamentali a sostegno dei servizi pubblici per l’impiego e a supporto di scuole, università e centri di formazione professionale, per facilitare le transizioni tra istruzione, formazione e lavoro. Nonostante abbiano maturato esperienze professionali significative e indispensabili per il sistema delle politiche attive del lavoro, fino a oggi non è mai stato avviato un percorso di stabilizzazione dei loro rapporti, così come previsto, tra l’altro, dagli accordi sottoscritti dall’azienda con i sindacati.

E poi siamo di fronte ad un inquietante paradosso: un precario con il compito di trovare un lavoro, possibilmente stabile, ad un disoccupato. “Tutto ciò è demotivante. Non abbiamo prospettive. Siamo lavoratori a scadenza”, ripete tutta la sua frustrazione ai microfoni di RadioArticolo1 Daniela Piazza, da otto anni Co.co.co in Anpal. Rincara la dose Silvia Simoncini della segreteria nazionale del Nidil, il sindacato dei lavoratori atipici della Cgil, che domanda: “Perché vengono stanziati ingenti risorse per l’avvio di nuovi rapporti comunque precari, quando abbiamo oltre 650 collaboratori con anzianità lunghissime che chiedono la stabilizzazione da anni?”. Dal governo nessuna risposta. Per questo Simoncini incalza: “deve essere garantito uno stanziamento fisso annuale e non debba più essere definita la somma da destinare ad Anpal ogni anno in legge di bilancio”.

Stefano Milani (Radio Articolo1)

QUI La protesta dei precari di Anpal servizi, l’approfondimento con Silvia Simoncini, Nidil Cgil e Daniela Piazza, lavoratrice