Nave Gregoretti,
si muova subito Trenta
o intervenga Mattarella

La nave della Guardia Costiera italiana “Bruno Gregoretti” è ormeggiata al Molo NATO del porto di Augusta dopo aver accolto a bordo i 131 naufraghi (fra cui sedici minori) sopravvissuti alla strage avvenuta venerdì a centoventi km a est di Tripoli, “la peggiore tragedia in mare dall’inizio del 2019” come ha detto Filippo Grandi.

Mentono sapendo di mentire

Prima Matteo Salvini e poi Danilo Toninelli hanno dichiarato che attendono “una risposta dall’UE” prima di ordinare di far sbarcare i sopravvissuti in un porto italiano. I due ministri italiani sanno perfettamente che la Commissione europea non dispone di alcun potere coercitivo per imporre ai governi dei paesi membri la cosiddetta ricollocazione dei migranti e dei richiedenti asilo perché i capi di Stato e di governo, fra i quali il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, hanno deciso di comune accordo – nel Consiglio europeo del giugno 2018 – che le ricollocazioni sarebbero avvenute solo su base volontaria così come essi, violando l’articolo 15 del Trattato di Lisbona, hanno ordinato ai loro ministri di adottare eventuali modifiche al Regolamento di Dublino all’unanimità contravvenendo alle regole della procedura legislativa ordinaria che prevede il voto a maggioranza qualificata nel Consiglio e la codecisione del Parlamento europeo.
Matteo Salvini e Danilo Toninelli sanno perfettamente che, come è avvenuto in altre circostanze simili, il commissario europeo Dimitris Avramopoulos – responsabile per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza – si è immediatamente attivato per ottenere la disponibilità di altri governi europei, oltre all’Italia ad accogliere, su base volontaria, parte dei naufraghi sapendo che il nostro paese non è “il campo profughi di Bruxelles” ma che è invece il quinto paese europeo come numero assoluto di rifugiati e il quindicesimo paese europeo in percentuale sulla popolazione residente.

Il silenzio della ministra Trenta

Al di là di queste due questioni che riguardano l’onestà – o meglio la disonestà – intellettuale di Salvini e Toninelli che mentono sapendo di mentire, è urgente e necessario chiarire all’opinione pubblica e al mondo politico italiano due aspetti, diciamo così, contingenti e tre aspetti di carattere generale.
L’equipaggio della nave della Guardia Costiera “Bruno Gregoretti” dipende gerarchicamente dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta e, salvo errore od omissioni, abbiamo ascoltato – e letto sui giornali – il maramaldeggiare di Matteo Salvini e i balbettii di Danilo Toninelli mentre la ministra Elisabetta Trenta si è distinta in un silenzio assordante, tanto più esecrabile se si considera che la nave “Bruno Gregoretti” è ora ormeggiata in una zona militare del porto di Augusta.
Se il silenzio assordante continuasse nelle prossime ore, dovremmo attenderci – come è avvenuto in passato – un intervento prima informale e poi ex officio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nelle sue funzioni di Comandante Supremo delle Forze Armate per ottenere che i naufraghi – che vivono in una situazione fisica e psicologica drammatica – vengano sbarcati al più presto e ricoverati in una struttura protetta in attesa che siano esaminate individualmente le loro domande di asilo.

I risvolti giudiziari

A questa situazione militare contingente si aggiunge un aspetto giudiziario, penalmente rilevante, che – nel perdurare della permanenza dei naufraghi sulla “Bruno Gregoretti” – richiederebbe l’intervento del Procuratore Sabrina Gambino della Repubblica di Siracusa per esaminare la sussistenza del reato di sequestro di persona sulla base dell’articolo 605 del codice penale che prevede la procedibilità di ufficio.
Ci sono due aspetti di carattere generale che sono stati evidenziati recentemente da Padre Ripamonti, presidente del Centro Astalli, e da Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite UNHCR per i rifugiati.
Il primo riguarda la necessità e l’urgenza di un’azione europea per dare attuazione nel Mediterraneo alla Convenzione di Amburgo del 1979 sulla ricerca e sul salvataggio in mare. L’assurda decisione presa dal Consiglio UE a fine marzo 2019 di prorogare la missione “Sophia” fino al 30 settembre 2019 “escludendo l’uso di mezzi navali” non è stata denunciata con adeguata veemenza dalle forze politiche europee che proclamano a parole il loro impegno a favore dei rifugiati.

Un drammatico fallimento

Di fronte alle ripetute stragi nel Mediterraneo e al drammatico fallimento della proclamata politica di Matteo Salvini di “chiudere i porti”, la presidenza finlandese del Consiglio UE e l’Alto Rappresentante per la politica estera e della sicurezza dovrebbero proporre ai ministri degli esteri e della difesa una revisione delle regole di ingaggio delle navi della missione “Sophia” che metta al centro la ricerca e il salvataggio in mare.
In secondo luogo, come ha chiesto il Centro Astalli, occorre attivare un piano di evacuazione dei migranti dalla Libia dove la loro vita è in pericolo, prevedendo percorsi di ingresso legale in Europa per i migranti economici e aprendo canali umanitari per chi scappa da guerre, persecuzioni e estrema povertà.
In terzo luogo occorre rilanciare con Ursula von der Leyen la proposta, avanzata nel 2014 da Emma Bonino, di un(a) Vicepresidente della Commissione con la responsabilità per le migrazioni e le relazioni con i paesi del Mediterraneo segnalando così ai governi nazionali che la gestione delle politiche migratorie non è una questione che riguarda gli affari interni e la sicurezza nazionale ma le politiche di accoglienza e le relazioni con quella regione vicina all’Europa da cui dipende il nostro futuro politico, economico, sociale, ambientale e culturale insieme alla nostra pace.