Attacco di Naval’nyj,
la Versailles di Putin
infiamma la Russia

Novanta milioni di visitatori per la Versailles segreta che Aleksej Naval’nyj denuncia come proprietà del presidente Putin. Vladimir Putin si fa intervistare, senza cravatta, colletto sbottonato, dal canale televisivo Dozhd (pioggia) per smentire: né io né i miei familiari siamo o siamo stati proprietari: “Non ho il tempo di vedere tutto il filmato, ne ho visto solo una selezione preparata dagli uffici”.

La reggia di Putin

La slavina Naval’nyj, rinchiuso nel carcere di Matrosskaja Tishina (uno dei luoghi di detenzione immortalati da Solzhenitsyn ne Il primo cerchio), comincia ad ingrossarsi, il giornale Kommersant fa notare che il filmato sulla reggia segreta è stato visto da 90 milioni di persone, quasi l’intero elettorato russo. E non siamo che alle prime battute: la proprietà principesca di quasi 18.000 mq circondata da vigne prati e boschi non è roba da passare inosservata. E infatti Dmitrij Peskov, il portavoce del Cremlino, precisa che è di proprietà di uomini d’affari di cui, per rispetto della privacy, non può rivelare i nomi. Ma il fatto stesso che il Cremlino abbia sentito la necessità di rispondere indica che l’attivismo, e il giornalismo investigativo del Comitato anti-corruzione fondato dall’oppositore, comincia a mordere.

Nuove manifestazioni

La protesta non intende fermarsi e sono già convocate, in tutte le città, nuove manifestazioni per il 31 gennaio alle ore 12. La risposta del potere è molto dura: si tratta di azioni illegali che non possono essere tollerate. Chiedete attraverso i media e vi sarà risposto ma non potete scendere in piazza.

Le manifestazioni del 23 gennaio non erano state autorizzate ma erano pacifiche, gli incidenti – quando ci sono stati – sono stati provocati dalla polizia che ha mobilitato gli Omon, le unità speciali della polizia. A scorrere le immagini nelle gallerie fotografiche fa impressione il numero delle città nelle quali c’è stata la mobilitazione: Mosca, Pietroburgo, Ekaterinenburg, Novosibirsk dove le immagini mostrano gli interventi molto duri della polizia, Tomsk, Saratov, Volgograd, Vladivostok, Kazan, PietroPavloskoe, Kamciakta, Astrakhan, Samara, Kaliningrad, Krasnodar, Kirov, Perm, Saratov, Nizhnyj Novgorod, Uljanovsk, Rostov sul Don, Khabarovsk, Cheljabinsk, Voronezh, Sachalin, Tjumen, Irkutsk. Dove migliaia, dove centinaia, dove alcune decine di persone, ma i fermati sono stati tanti: 3400 circa, in base ad una legge che prevede per le manifestazioni non autorizzate pene fino a 15 anni di carcere. Ovunque i manifestanti sono stati nella stragrande maggioranza giovani. Il Cremlino accusa: sono stati portati apposta in piazza i minorenni. Non è vero, rispondono giornalisti dei media indipendenti: c’erano minori ma, o erano andati spontaneamente o erano in strada per curiosare.

Tutti per uno, uno per tutti

L’attenzione suscitata dalla vicenda della magione sul Mar Nero non è il solo fattore che accresce la popolarità del blogger, anche l’immagine complessiva della bella famiglia russa di Naval’nyj, in un certo senso ordinaria, ma anche a proprio agio con i linguaggi e le tendenze culturali giovanili e globali ha la sua parte, come si vede in una intervista a Juryj Dud’, un giovane che ha aperto un canale YouTube dedicato a interviste ai personaggi russi più popolari (8,6 milioni di iscritti). Poca politica, molti sentimenti e lo slogan ripetuto in tutte le piazze: “Tutti per uno, uno per tutti”. Nelle manifestazioni il senso è “tutti per la liberazione di Naval’nyj” ma nello scenario più vasto significa “votare tutti per il candidato di opposizione che ha maggiori possibilità di vincere”. La stessa tattica adottata in Bielorussia. Il target non sarà la Russia profonda che assicura a Putin il proprio sostegno ma certo la contestazione della parte più giovane e aperta del paese non è un fenomeno da sottovalutare.

Proteste dall’Europa

Il caso Naval’nyj suscita attenzione anche nelle capitali occidentali, a Roma, in via dei Catinari, dove ha sede il centro di cultura russa, è comparso un ritratto del blogger russo dietro le sbarre ma con una colomba che le sta aprendo. L’opera è dell’artista Harry Greb.

Insomma, una situazione pesante che né l’Unione Europea né gli Stati Uniti possono ignorare, il governo di Angela Merkel ha protestato per “la reazione sproporzionata alle manifestazioni”, anche gli altri governi della UE, compresa l’Italia, hanno fatto sapere che vanno valutate nuove sanzioni. L’ Alto rappresentante europeo agli Esteri Josep Borrell sarà a Mosca dal 4 al 6 febbraio e ritiene che “approfondire questi preoccupanti fatti è cruciale per la nostra agenda”.