“Natura morta con custodia di sax”, passione e storia del jazz

Un suggerimento di lettura per chi ama il jazz e voglia conoscerne meglio i grandi protagonisti. Ma anche per chi già lo conosce bene e volesse assaporarne un aspetto differente. Un’esperienza che potrebbe soddisfare la nostra voglia di leggere ed al contempo di ascoltare. “But Beautiful” (1993), titolo conciso ed enigmatico. In italiano “Natura morta con custodia di sax“, molto più complesso e straniante. È il titolo di un quadro ispirato al jazz, firmato da Geoff Dyer. Cambiano i titoli, non cambia il contenuto: uno dei testi più affascinanti ed originali usciti sul jazz negli ultimi trent’anni.

La fragilità di un sax, di una tromba, di un contrabbasso

Abbiamo raccontato qualche tempo fa, quando si poteva tranquillamente andare ad assistere a uno spettacolo (cosa che speriamo di poter rifare presto) dell’emozionante, seppur umanamente imperfetto “Tempo di Chet“, drammatizzazione accompagnata da musica dal vivo sulla burrascosa vita di Chet Baker. Un modo di vivere quasi dall’interno il percorso esistenziale di una delle figure più angeliche e maledette del mondo della musica. Una maniera differente di parlare del jazz, spesso ricco di contributi critici adatti più agli adepti che ai potenziali nuovi appassionati. Certe storie invece ti entrano dentro, ti spingono a conoscere meglio quegli esseri umani fragili, al di là di un pianoforte, di un sax, di una tromba o di un contrabbasso, suonando il quale si elevano al rango di divinità. Ma chi può provare, in quel magico mondo, a raccontare con ironia e disincanto le storie di questi artisti “maledetti” mantenendosi fuori dai gironi infernali delle loro vite disastrate e spesso troppo brevi? Forse un direttore d’orchestra. Forse partendo proprio dal ruolo di guida di un’orchestra. Con quello non scherzi, altrimenti finisci con la palla demolitrice che abbatte il muro, di Felliniana memoria (“Prova d’orchestra”).
Di fronte a un singolo strumento, per quanto tu sia un dio, puoi anche perderti nelle tue debolezze. Di fronte all’orchestra no, sei il Vate. Questo rappresenta il Duke Ellington che guida il viaggio romanzato e allo stesso tempo profondamente reale nelle vite di Lester Young, Thelonious Monk, Bud Powell, Ben Webster, Charlie Mingus, Chet Baker e Art Pepper.

Thelonius Monk, Lester Young, Bud Powell, Ben Webster, Carlie Mingus, Art Pepper…

Come in un racconto di Raimond Carver, girando gli spazi d’America fra un concerto ed un’altro con il suo fido sassofonista Harry Carney, il Duca fa da trait d’union fra le storie di grandi musicisti jazz: Lester Young con i suoi ultimi giorni nella stanza d’albergo in cui era confinato; Thelonious Monk alle prese con le perfette dissonanze del suo pianoforte inimitabile; Bud Powell alle prese con il razzismo protervo e violento dei bianchi e della loro polizia cerbera; Ben Webster vagabondo per l’amata Europa; il folle gigantesco Charlie Mingus e le sue incredibili band; Chet Baker e la sua angelica perdizione, fra le tante donne amate ed i demoni della droga; Art Pepper e le sue dure esperienze carcerarie. Sono quadri, scene, pezzi di teatro su pagina scritta, sceneggiature per il tempo di un prezioso vinile che ci trasmette dagli inossidabili solchi la bellezza del jazz e del blues e le irripetibili esperienze di questi angeli del ritmo, dello swing, della creatività che connotava il jazz dei tempi migliori.

Vite uniche, dolenti, appassionate

Un libro intenso ed emozionante, un’immersione in quei mondi passionali e sofferenti, geniali e spesso di breve, troppo breve parentesi terrena di artisti poi destinati a diventare icone del jazz, venerabili ed inarrivabili. Un bel modo per accostarsi alla musica, (quella musica) per conoscerne alcuni dei rappresentanti più importanti. E magari per abbeverarsi subito dopo ad alcuni dei loro lavori più significativi: che si ritrovino su un affascinante long playing, su un affidabile cd o attraverso i più moderni supporti della rete, dove si trova davvero tutto.
Ed allora, leggendo delle loro vite, immersi in una atmosfera unica creata dalla passione di Geoff Dyer, ci potrebbero illuminare il percorso le note di “Intensity” di Art Pepper con il suo sax alto; di “Chet Baker in New York”, tromba e uomo al massimo del loro splendore giovanile; di “Thelonious Monk the Composer”, con il meglio delle sue magnifiche creazioni come “Round Midnight”; del dissacrante furioso Charlie Mingus di “Pithecanthropus Erectus” ,ed altre simili perle. Unendo il tutto con le note di “Ellington at Newport”, orchestra sfavillante colta in esecuzione live. Attraverso le note di tutti loro potremmo meglio entrare, con il dovuto rispetto, in queste intense parentesi di vite uniche, dolenti ed appassionate.