Nascono due colossi
Porteranno più equilibrio
sui mercati finanziari?

Le incognite sono ancora molte, ma la scalata avviata da Leonardo del Vecchio su Mediobanca e quella di Intesa SanPaolo su Ubi potrebbero concorrere al risultato di un sistema finanziario italiano più equilibrato, senza un unico intermediario  in posizione dominante.

Le prime ipotesi da verificare riguardano l’operazione messa in piedi dal presidente esecutivo di EssilorLuxottica, gruppo leader mondiale dell’occhialeria e delle lenti –  che con la sua holding Delfin ha chiesto alla Banca Centrale Europea l’autorizzazione per aumentare dal 9,9% fino al 20% la propria quota in Mediobanca. Per l’istituto di Piazzetta Cuccia guidato da Alberto Nagel sono lontani i tempi del cosiddetto ‘salotto buono’, che vedeva nell’azionariato la presenza di tutti i nomi migliori dell’imprenditoria storica tricolore. Oggi l’assetto di Mediobanca è quello di una public company con un azionariato costituito da investitori istituzionali per il 75% e per il 25% da investitori retail. Parte degli investitori istituzionali partecipa ad un accordo di consultazione che non prevede vincoli di blocco o di voto sulle azioni apportate. In una situazione di questo tipo è difficile immaginare uno stop da parte dell’Eurotower, anche se l’operazione conferirebbe il controllo a un imprenditore industriale con attività diversificate. Ma l’iniziativa di Delfin appare addirittura più ampia visto che Mediobanca detiene la partecipazione di maggioranza relativa (il 13%) in Assicurazioni Generali di cui Del Vecchio è già importante azionista, con il 5%. Questi incroci azionari suggeriscono, insomma, che il disegno del fondatore di Luxottica sia ben più ambizioso: costruire un grande polo finanziario che sfrutterebbe sinergie nella gestione della ricchezza privata e che avrebbe posizioni di tutto rilievo in Italia sia nei servizi assicurativi che in quelli d’investimento.

Prospettiva positiva

A ben guardare quest’ultimo obiettivo – e veniamo al secondo ordine di incognite da vagliare – non è diverso da quello che nel 2017 Intesa SanPaolo e il suo consigliere delegato Carlo Messina seguirono nel tentativo, poi fallito, di combinare le proprie attività proprio con quelle di Generali. Tentativo che avrebbe portato alla creazione di un colosso finanziario di assoluta preminenza sul mercato italiano. Le cose poi sono andate in un altro modo e Intesa, dopo aver rilevato le attività in bonis delle banche venete ha cambiato il suo obiettivo. E mira a rafforzarsi sul mercato del credito e della gestione del risparmio con l’acquisizione di Ubi, quarto gruppo italiano per numero di sportelli. Un’acquisizione che avrebbe l’effetto di rafforzare questa volta UnipolSai, principale concorrente di Generali sul mercato assicurativo italiano, visto che l’operazione di Intesa prevede, la cessione di circa 500 sportelli al gruppo bancario Bper del quale UnipolSai è il primo azionista con il 19,73%. In questo caso l’incognita riguarda la rivalità tra Intesa e il “terzo incomodo” Unicredit, con quest’ultimo istituto che ha chiesto di intervenire come parte potenzialmente danneggiata nel procedimento aperto lo scorso 11 maggio dall’Antitrust, nel tentativo nemmeno troppo nascosto di ostacolare l’aggregazione tra Intesa e Ubi.

Insomma, in caso di successo, l’effetto combinato delle due operazioni su Mediobanca e su Ubi porterebbe un risultato sicuramente positivo: non vi sarebbe un unico intermediario in posizione dominante sui mercati finanziari italiani, con due gruppi leader, oltretutto, sotto il controllo di investitori nazionali.