Morire a 17 anni
in una città
che senti nemica

La scorsa notte, a Napoli, è morto un ragazzo di soli 17 anni, ucciso dalla polizia durante un tentativo di rapina. Una morte, su cui è stata aperta un’inchiesta, che si aggiunge a tante altre, dovute alla criminalità, alla violenza: fenomeni ancora forti in tante realtà.

Sempre più spesso a essere coinvolti e colpiti sono i più giovani, molti non hanno nemmeno raggiunto la maggiore età. E’ ancora vivido il ricordo di quanto accaduto a marzo scorso, quando, sempre a Napoli, un quindicenne è stato ucciso in piena notte mentre impugnava una pistola, forse giocattolo, per compiere una rapina. Queste vicende sono lo specchio di una società sempre più povera, senza cultura. Di una società che vive nel disagio e si sente abbandonata dalle istituzioni.

Il murales dedicato a Pasolini, a Scampia.

Se il reato è visto come un lavoro

In molte città del nostro Paese, soprattutto al Sud, la criminalità organizzata è vista purtroppo come un’alternativa allo Stato. Come una possibilità concreta di riuscire ad emanciparsi dalla propria famiglia, o semplicemente di comprarsi quello che si vuole e non si può. Il reato è visto quasi come un lavoro.
Tutto ciò è inaccettabile. Se è vero che la violenza non può mai essere giustificata, è anche vero però che vi sono soggetti più deboli che, a causa della famiglia e del luogo dove vivono, non sono in grado di liberarsi da questi tentacoli e di immaginarsi un futuro diverso.

Molti pensano che serva solo una dura repressione, perché vivere nella criminalità è una scelta sbagliata che deve essere giustamente punita. Insomma, una decisione esclusivamente personale della quale essere responsabili. Tante persone, si dice, crescono in condizioni di disagio e tuttavia decidono di vivere nella legalità.

Un punto di vista comprensibile. Ma basta reprimere per risolvere questo dramma? Pensare che solo con la repressione si possa affrontare il fenomeno della criminalità giovanile dimostra l’incapacità di provare a cambiare la propria prospettiva: immedesimarsi nell’altro è fondamentale per capire, come sosteneva Pier Paolo Pasolini.

È normale che, recandoci al Rione Traiano, possiamo vedere ragazzi di 15 anni che fanno gli spacciatori? È normale che, alla Sanità, ragazzi di 19 anni siano dei veri e propri boss ed ostentino il proprio potere con le loro cruente intimidazioni?
Non lo è, ma compito delle istituzioni è intervenire e trovare soluzioni. Bisogna essere capaci di offrire nuove opportunità ai giovani della nostra terra, soprattutto a coloro che vivono in situazioni di degrado.

Immaginiamo di vivere in quel degrado

Immaginiamo per un attimo di essere uno o una di questi ragazzi, di vivere in un rione o in una strada dove i palazzi sono tutti uguali, edifici enormi e anonimi, malandati e privi di colore. In una zona senza alcun luogo di aggregazione, priva di panchine, con poca illuminazione. Dove se c’è un parco, questo è chiuso perché l’amministrazione non è in grado di prendersene cura. Nessun posto per praticare sport, nessun teatro o cinema. Un luogo della città, ma isolato dalla stessa, perché le linee di trasporto pubbliche sono poche e quasi sempre fuori uso.

Immaginiamo di vivere lì con la nostra famiglia, di assistere all’incuria del nostro quartiere e alla inefficacia di ogni denuncia o richiesta di intervento. Forse in un simile contesto chiunque di noi rischierebbe di essere moralmente corrotto dalla voglia di riscatto a tutti i costi, in modo facile e veloce, anche ricorrendo alla prepotenza e alla violenza.
L’incapacità di riuscire a far sognare qualcosa di diverso è una sconfitta dello Stato. E’ anche e soprattutto una sconfitta della politica.

In una società dove il precariato è la normalità, dove le retribuzioni sono sempre più basse e non permettono una vita dignitosa, dove le tutele dei lavoratori sono quasi inesistenti, l’unica vera differenza tra chi decide di sacrificarsi ogni giorno e chi sceglie la strada più breve è il grado di cultura, di partecipazione, di coinvolgimento. E’ la forza dei legami sociali solidi. E’ sentirsi pienamente, fino in fondo, un cittadino.

Napoli – ma allo stesso modo altre città, soprattutto al sud – ha bisogno di una nuova visione, nella quale temi come urbanistica, mobilità, cultura, legalità siano declinati in una composita e armonica proposta politica che sia credibile e che riesca a mobilitare le coscienze. Napoli, come tante altre realtà, ha bisogno del supporto del governo regionale e nazionale affinché vi siano sufficienti fondi per far crescere questa nuova visione. Per dare una possibilità in più a chi rischia di morire ammazzato all’angolo della strada con una pistola giocattolo in mano.