Violenza, a Montecitorio
le”sopravvissute”

 Una giornata particolare. Una giornata importante e non solo simbolica. E’ quella che si è vissuta sabato 25 novembre, nell’Aula di Montecitorio vivacemente occupata dalle donne, ben 1400 invitate dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza di genere. Un effetto strano e liberatorio, vedere tante donne, giovani o meno, con sciarpe rosse o no, impegnate in vario modo nella lotta contro la violenza e per i diritti, sedute sui banchi dei deputati, spesso stanchi e annoiati, o fra gli scranni del governo.
Una bella illusione ottica. E, dopo l’introduzione della presidente che in questi giorni ha dedicato al tema tante iniziative, le testimonianze delle vittime, o “sopravvissute”, come sarebbe più corretto dire, hanno colpito al cuore e alla mente di chi ascoltava, che non poteva fare a meno di commuoversi e di arrabbiarsi per il dolore e le ingiustizie.
Nel racconto di Serafina Strano, dottoressa che è stata violentata e picchiata da un paziente nell’ambulatorio dove faceva il turno di notte in un paesino siciliano, senza alcun allarme o contatto con l’esterno. E’ salva perché è fuggita fuori e ha urlato, ora chiede al governo un impegno perché ci sia tutela per chi lavora. O nel respiro ancora corto di Emanuela De Vito, viva per miracolo dopo le coltellate alla schiena ricevute dal compagno che, ora, è di nuovo in libertà e con lui è tornata la paura. O nelle parole di Touria Tchiche, vittima di violenza domestica o della nigeriana Blessing Okoedion che è fuggita dalla tratta con la denuncia, una vera combattente in rosso, che ha puntato il dito anche sugli italiani “perché se non ci fossero questi uomini che vanno con le prostitute giovanissime non ci sarebbero mai più schiave”. Donne che “si sono liberate da sole, invece che aspettare che un principe ti venga a salvare”.
 
E ancora le parole delle mamme, di Concetta Raccuia madre di Sara Di Pietrantonio, la ragazza romana uccisa e data alle fiamme dall’ex ragazzo, sulla quale è stato presentato a Montecitorio il docufilm “Sara”. Maria Teresa Giglio, mamma di Tiziana Cantone, ragazza suicida per la persecuzione sul web, che chiede l’introduzione del nuovo reato di “prostituzione non consensuale” e di condanna dei colossi del web. Sui banchi del governo Maria Elena Boschi prende appunti. Spiega gli impegni presi finora, rassicura i centri antiviolenza che sono stati stanziati 33 milioni per il piano antiviolenza da spendere tutti con documentazione on line. E a conclusione di questa straordinaria assemblea una delegazione  è ricevuta dal presidente della Repubblica Mattarella
Dalle vittime e dalle esperte, quello che viene fuori è che, se anche le donne superano la paura o il pudore e denunciano i loro aguzzini, si trovano poi un altro muro di violenze, quelle degli interrogatori o di alcuni magistrati ottusi, delle burocrazie o di chi non crede loro, minimizzando con un “sei esagerata”. Come dicevano ad Antonella Penati, vittima di figlicidio, il bambino ucciso nell’ambiente “protetto” della Asl, ma che ora è ricorsa alla Corte Europea di Strasburgo per avere giustizia dopo l’assoluzione degli operatori. Così come il giornalismo deve cambiare linguaggio, suggerito dall’associazione Giulia in un manuale e nel Manifesto di Venezia.
Ma a cambiare “devono essere anche gli uomini”, come ha detto Boldrini ripetendo a gran voce che “uccidere per troppo amore è una menzogna” . Una rivoluzione culturale lenta, che deve cominciare dalla scuola e dalla testa di donne e uomini.