Montanelli, il club del bridge
e l’ossessione della rielezione

Dopo un po’ che è giunto al «Geniale» e sta chiuso nel suo studio, Indro Montanelli telefona con l’apparecchio interno al capo redattore e gli dice: «Voglio scrivere un articolo. Mandami la ragazza a provarmi la pressione», e la ragazza accorre: l’hanno scelta apposta perché è bravissima a schiacciare la pompetta.


La pressione arteriosa di Montanelli è di carattere prevalentemente nervoso, o meglio nevrotico, con andamento inversamente proporzionale agli umori del paziente. Se tocca i 190/200 il direttore del «Geniale» è depresso: i comunisti sono ormai vicini al potere. Se scende a 170, Montanelli ha ripreso fiducia: il «quadro politico non muterà”. Soddisfacente o normale non è mai (150) perché è permanente l’ossessione che i comunisti, prima o poi entrino addirittura nel governo: quel giorno Montanelli salirà a 420, come il franco svizzero.

Ciò che non muta, nel direttore del «Geniale» è la sua congenita incapacità di coltivare qualche principio ideale, ossia di superare il suo organico cinismo. Noi leggiamo sempre, manco a dirlo, i suoi articoli, nei quali a un certo momento giunge immancabilmente la esortazione ai deputati democristiani anticomunisti perché si facciano sentire e addirittura si ribellino alla segreteria Zaccagnini, che Montanelli giudica ognora più incline al cedimento. Ebbene, questo sempre più pressante incitamento montanelliano indica ogni volta ai presunti dissenzienti come prima, se non unica, ragione di ribellione, il timore di non essere rieletti. «Ricordatevi che non sarete rieletti»: l’interesse del Paese (che evidentemente non può che trarre vantaggio da una unione sempre più stretta e meglio operante di tutte le sue forze rappresentative), la libertà, la patria, la famiglia, e tutti gli altri argomenti che possano, in qualche modo presentare un contenuto ideale, per Montanelli non esistono più. Tale è la stima che egli porta ai suoi prediletti, che dice loro: «State attenti che non sarete più eletti». E così grande è la stima che egli porta a se stesso che, detto ciò, gli pare di avere detto tutto, o comunque l’essenziale.

Il bello è che ha ragione. Ve lo immaginate un Montelera, un De Carolis, un Mazzotta perdutamente attaccati alla libertà? E’ più facile che si attacchino al tram, quando lo prendono. E ve li immaginate che credano veramente a qualche cosa, oltre al conto in banca? Indro Montanelli lo sa. Nella sua qualità di segretario generale del partito del bridge, nessuno più di lui conosce gli ideali e le paure dei suoi iscritti. Pressione 210: tende a salire.