Montanelli
e la brillante indagine
della procura

Con una brillante operazione giudiziaria la Procura di Milano ha individuato uno degli autori dell’imbrattamento della statua di Indro Montanelli ai Giardini di Porta Venezia avvenuto lo scorso giugno. È un giovane studente universitario, attivo al centro sociale Lume. Gli inquirenti, dopo mesi di lavoro e impiegando sofisticate tecniche d’indagine, sono risaliti al presunto responsabile scoprendo che aveva comprato le bombolette spray al Brico del centro commerciale Bonola pagando con la carta di credito.

spray
Foto di Hannah Edgman da Pixabay

Con formidabile intuito la Procura ha confrontato le impronte digitali sulla carta di pagamento e quelle sulle bombolette arrivando a una conclusione clamorosa: sono della stessa persona! Se il giovane avesse pagato in contanti forse gli investigatori di Palazzo di Giustizia brancolerebbero ancora nel buio. La Procura non ha svelato di quale tipo fosse la carta di credito, magari era una ricaricabile, di quelle che i genitori lasciano ai figli per le piccole spese.

La pista del Brico

La pista, per ora, non ha prodotto altri indagati, ma è noto a tutta la città, e dovrebbero saperlo anche i giudici, che il “gesto vandalico” è stato compiuto da più persone e la contestazione pubblica (ce n’erano già state altre, sempre con uso di vernice) del monumento al famoso giornalista è stata condivisa da varie organizzazioni (Non una di meno, centri sociali, Rete Studenti), discussa da ambienti politici certo non estremisti.

E’ stata anche l’occasione per un confronto pubblico, sui mezzi d’informazione, sul passato di Montanelli – per molti “un maestro di giornalismo”, per altri un “colonialista, violentatore”, insomma un personaggio almeno “controversiale” direbbe un famoso storico televisivo – e sul monumento ai Giardini pubblici voluto dall’ex sindaco Gabriele Albertini che probabilmente non sarebbe paciuto nemmeno allo stesso Montanelli.

Quanto è costata l’indagine della Digos?

L’inchiesta è in mano al capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili e al pm Leonardo Nesti. Nobili, che conoscevamo per la serietà delle sue indagini e l’impegno per garantire dignità e prestigio alla magistratura, ha dichiarato (prendo le parole dal Corriere della Sera) che l’operazione “ha una valenza di politica giudiziaria” perché dimostra che gli uomini della Digos “non hanno mai abbandonato le indagini finalizzate alla identificazione dei responsabili di un fatto apparentemente lieve ma di assoluta gravità, anche a livello internazionale, attesa la notorietà del giornalista”. Nobili precisa che gli investigatori hanno condotto (cito sempre dal Corriere) “indagini telematiche, analisi del traffico di celle, esami genetici, accertamenti su impronte digitali e monitoraggio costante dei luoghi interessati”.

MontanelliA questo punto sorgono spontanee alcune domande. La Digos non ha niente di meglio da fare? Quanto è costata questa indagine alla collettività? Che segnale vuole inviare Nobili quando sostiene che l’imbrattamento del monumento di Montanelli va perseguito in quanto è famoso nel mondo? Se fosse uno sfigato, allora il trattamento sarebbe diverso?

Solidarietà al ragazzo

Comunque questa inchiesta può essere una formidabile occasione per scatenare una battaglia di idee e di parole, un confronto aperto che i giovani contestatori, abbassate per un momento le bombolette spray, possono portare in città, nell’aula di Tribunale se si arriverà al processo. Se poi ci fosse qualche intellettuale o qualche giornalista ancora capaci di sentire cosa si muove a Milano, quali idee crescono tra chi non si allinea e, giusto o sbagliato che sia, contesta, litiga, provoca, propone, allora sarebbe un successone.

Per ora bisogna dare una mano all’indagato. E’ partita una raccolta fondi per l’assistenza legale attraverso la piattaforma crowfunding “Produzioni dal Basso” per il progetto “Statua Montanelli, una vergogna per la città: sostieni le spese legali”.