Modernità d’una torre
che compie 130 anni

La Torre Eiffel compie centotrent’anni anni e in questi giorni di maggio il monumento stupisce i turisti con spettacoli di luci, concerti e visite guidate.  Gli addetti, dai tecnici agli chef, raccontano a turisti e scolaresche aneddoti della loro vita con questa controversa signora di ferro. Lo scrittore Guy de Maupassant pranzava spesso nel ristorante a 304 metri d’altezza, quasi in cima. Non perché si mangiasse bene, spiegava, ma piuttosto “perché è il solo posto di Parigi dove riesco a non vedere la torre”.  Contro le diecimila e cento tonnellate di acciaio disposto a graticcio (per non opporre resistenza al vento), scrissero un appello molti artisti, da Emile Zola ad Alexandre Dumas figlio. Gli intellettuali  bollarono la torre come “il disonore di Parigi, qualcosa che perfino la commerciale America non vorrebbe”.

Piacque, e tanto, questa gigantesca dedica ai cent’anni dalla rivoluzione francese e all’esposizione universale che si apriva allora nella capitale. La torre era il simbolo della modernità e lo svettante centrotavola alla festa dell’industrializzazione.  È stata visitata finora da trecento e dieci milioni di persone. L’inventore Thomas Edison, l’attrice Sarah Bernhardt, il cowboy Buffalo Bill e il principe di Galles si rallegrarono con l’ingegnere civile ed architetto Gustave Eiffel, che aveva già al suo attivo opere audaci. Aiutò lo scultore Auguste Bartholdi a fare la struttura e il basamento della Statua della Libertà donata agli Stati Uniti dai francesi. Eiffel firmò anche i progetti del politecnico di Zurigo e della stazione di Budapest. Assieme al visionario staff di ingegneri e architetti che idearono la torre (Stephen Sauvestre, Maurice Koechlin ed Emile Nouguier), completò la realizzazione in due anni e sette settimane. Un tecnico, sui trecento lavoratori impegnati, perse la vita durante la costruzione.

Quattro anni prima, la scuola di architettura di Chicago, capitanata da William Le Baron Jenney, aveva già composto il suo “manifesto” di ferro e vetro col grattacielo delle assicurazioni. L’arte del design, o arte applicata, giocò un ruolo importante nell’estetica dell’era industriale: gli edifici, i beni di consumo e i prodotti quotidiani richiamarono i nuovi talenti dell’arte, finanziati dalle compagnie produttrici. Con la torre Eiffel e la Statua della Libertà a New York arrivarono, nei decenni successivi, nuove opere che stabilirono legami sociali ed economici tra artisti, fruitori e idea di democrazia liberale. Sorgono il ponte di Brooklyn, la Porta verso ovest di Saint Louis, nel Missouri, il World Trade Center. Il cuore di queste opere, il loro senso, è che fare o entrare in contatto con questi oggetti non è più solo un’esperienza emotiva, psicologica, come potrebbero essere l’ammirare un quadro o l’entrare in una stanza decorata, ma un evento fisico e sociale, anche utilitario.  Il matrimonio tra tecnologia ed arte serve il nuovo ordine economico.

Oggi anche l’ambiente trae vantaggio dalla torre Eiffel, tradizionale sede di esperimenti, osservazioni e ripetitori per le telecomunicazioni. È dotata adesso di turbine eoliche, pannelli solari, illuminazione LED e, nei padiglioni, rivestimenti che riducono gli sbalzi termici.

L’anno scorso la città di Parigi, anche in vista delle Olimpiadi del 2024, ha lanciato il progetto “Gran sito della torre Eiffel” per rendere meglio organizzato e più gradevole il perimetro tra il Trocadero, la Scuola militare, il Museo Branly e il ponte Bir-Hakeim. Gli studi hanno dimostrato come l’interesse dei turisti non si limiti alla dimensione verticale della torre, ma spazi invece attorno alle maggiori attrazioni artistiche di questa zona. Ogni giorno centoventimila persone arrivano sotto la torre, ma solo venti o trentamila vi salgono.  Gli altri scattano una foto e passeggiano: la sfida è aiutarli a scoprire meglio i luoghi vicini. E, a dirla tutta, anche rendere gradevole l’attesa di salire, indirizzando le persone verso proposte interessanti. I quattro team finalisti di esperti sono composti da due studi di architettura, uno francese e uno inglese, e da due studi di progettisti del verde e degli spazi aperti, sempre uno inglese e uno francese. Tutti hanno ingaggiato importanti consulenti. Come l’italiano Carlo Ratti, torinese che insegna al MIT, ma anche il franco-coreano Sathy Tae-hoon e il giapponese Junya Ishigami, formatosi all’università delle Arti di Tokyo. Passeggiate e visite d’arte dovranno alternarsi piacevolmente, tenendo anche d’occhio i tempi di percorrenza per chi è prenotato alla torre Eiffel. Molti padiglioni degli anni Trenta dei giardini del Trocadero saranno recuperati. I pedoni dovranno godere di una grande zona chiusa al traffico in cui muoversi.

Entro il 2024, per i giochi olimpici, tutto dovrà essere pronto. Il ferro di Eiffel sarà bilanciato dal verde di giardini, boschetti di città e sentieri urbani di cui oggi abbiamo bisogno e nostalgia.