Modena city ramblers: “Più antifascismo”

I Modena City Ramblers, divenuti nei decenni un classico della popular music italiana ed europea, assieme ad altri artisti saliranno sul palco della grande manifestazione antifascista che si terrà tra poche ore a Roma. Detta così, pare nient’altro che la replica affettuosamente rituale di un annuncio senza tempo. I Modena sono sempre e da sempre sui palchi antifascisti. Allegri, positivi, vitali, ricchi di una robusta forza d’arte e politica che li ha messi a contatto con le tradizioni evitando di metterli banalmente al loro servizio. Riuscirono a trasformare “Bella ciao”, la sua atmosfera neorealista straniata, in una carica irresistibile, in un flusso di energia, posando il testo su un tappeto di battute più ravvicinate e marcate, incalzante. Sembra poco, ma quella rivisitazione consentì al brano di prendere le ali anche tra gli adolescenti, saldando più generazioni con un connettivo non malizioso. Operazione culturalmente di portata enorme perché sottrae l’antifascismo da un quadro che pretendeva di liquidare la questione storica come partita a due combattuta tra opposte fazioni. E ricolloca l’antifascismo certamente nei fondamenti della politica ma soprattutto dell’umanità, quindi in un luogo a-prescindere che mai potrà essere accusato di faziosità.

Ogni palco antifascista ha un suo contesto storico, e da anni l’ultimo pare sempre il peggiore, forse per scaramanzia. Ma si capisce poco dei tempi nuovi, quelli che hanno invocato un segno urgente e forte di resistenza al fascismo, se non si ricorda da dove veniamo, e se qualcosa avrebbe potuto avvertirci che il tempo passava e con lui anche i contesti. Ora i fascisti sparano, picchiano, intimidiscono, mentono, organizzano, pretendono visibilità, la impongono, recitano, stanno seduti sugli scranni dei nostri consigli comunali, “se ne fregano”. La neve all’improvviso? Invece, basta ricordare che c’è stato un tempo in cui l’organizzazione del Concertone del Primo Maggio sconsigliò i Modena: “non fate “Bella Ciao”, è divisiva”: non eravamo già ben di fronte al cedimento della diga che doveva tenere l’antifascismo fuori dal quadro della bega tra due rompicoglioni? Salirono sul palco, la folla degli ottocentomila urlò “Bella ciao” e i bravi Modena City Ramblers la intonarono facendo tremare la piazza e quelle allarmanti “prudenze”.

Allora, Franco – storico “fiato” dei Modena CR, parla per tutti loro, ndr – pareva di aver toccato il fondo, ricordi?

Sì, quel divieto sembrava davvero un punto di non ritorno, e invece… ecco che questo ricordo risuona come sceneggiatura di una vecchia commedia e non lo è. Del resto, questa paura del ritorno dei vecchi incubi sembra avere un andamento ciclico, dagli Settanta agli Ottanta, alla fine di Mani Pulite, a Genova 2000, proibito addormentarsi… si capisce che l’antifascismo non può che essere pratica quotidiana di vita e che va aggiornata giorno dopo giorno se non vuoi toccare il fondo…

Stai dicendo che essere antifascisti oggi non è come come essere antifascisti nel 1930?

In un certo senso, sì. E’ ovvio che ci tiene assieme l’obiettivo – la pace, l’uguaglianza, la democrazia – ma i modi di abitare l’antifascismo cambiano, evolvono. Ci stiamo allontanando dalla Seconda Guerra Mondiale; ciò che abbiamo vissuto per decenni come ideale ora va posto come nostro punto d’arrivo, dobbiamo cioè diventare antifascisti, dobbiamo costruire questo percorso, rendere concretamente morale questo ideale. E conviene che ci si dia da fare proprio mentre accade anche questo: che tu dica ad altri d’essere antifascista e che questi ti guardino come se ci fosse qualcosa di sbagliato in te. Ammetteremo che qualcosa non torna in questa micro-esperienza di vita?

Almeno, c’è la Costituzione, possiamo contare sulla Costituzione…

Certo, magari dandole più forza. Lo so, sto suggerendo di modificare la Carta… Ma se succede che la Cassazione ritenga legittimo il saluto romano in un contesto commemorativo, vuol dire che la Costituzione glielo consente. Mi piacerebbe che non consentisse, mi sentirei più protetto.

Hai parlato di paura, è una cosa seria la paura…

Confermo: guardati attorno, c’è un piccolo Pinochet in ogni stato e qui in Italia i piccoli Pinochet sparano e si arrendono con la fronte alta dopo aver seminato, da ignobili razzisti, dolore contro dei poveri diavoli, in stragrande maggioranza brava gente…. Sì, ho abbastanza paura… Mi piacerebbe lasciare un’Italia meno fascista alle giovani generazioni, e dico questo mentre intuisco invece che molti giovani sono adesso più sensibili che in passato al richiamo del nuovo fascismo.

Anche perché il nuovo fascismo sa come presentarsi. Anche lui ha preso delle misure su questa società, si sta rifacendo il guardaroba…

Sicuro. Spesso non indossano neppure più il nero. Guanti bianchi e manipolazione delle coscienze con tecniche psicologiche in perenne perfezionamento. Ai tempi di Mussolini il paese era molto meno smaliziato e acculturato. Forse bastava una recita grossolana per farne quel che il fascismo voleva. Magari ora è più difficile, oppure no, irreggimentare le coscienze… fin qui hanno parlato alla pancia dell’umanità, penso che se riuscissero a parlare anche alla testa sarebbe terribile. Ascolto Salvini e capisco che abbiamo un problema immenso da risolvere. Per combattere il fascismo dobbiamo saperlo riconoscere…. Si sono fatti molto più furbi e attenti, tendono tranelli e noi ci caschiamo… come con quel leader di Forza Nuova che fa sporcare le mani ad altri manovrando la sua violenza…

Guarda per un istante dall’altra parte, dove dovrebbero essere gli antifascisti. Ti fidi di loro?

Non di quelli che promettono e basta. Basta, di promesse siamo davvero stanchi. Parole al vento troppo spesso. Da una parte i fascisti sono in guerra contro immigrati e poveri e dall’altra molti politici affossano le istituzioni promettendo a vuoto, fregandosene di mantenere quelle promesse e intanto pensano che in questo modo ci stanno rassicurando… non va così…

Non ti senti protetto dal Parlamento?

Ho molti amici in Parlamento. Tutte persone si cui metterei la mano sul fuoco. Ma non contano, sono tenuti fuori dai meccanismi decisionali. Mai “sparato” sui politici in generale, so bene che non sono tutti uguali e che molte sono bravissime persone. Ma temo che il “sistema” non consenta attraversamenti di strada rispetto ai suoi bisogni. Confido nella scuola, nei giovani che hanno voglia di cambiare le cose…

A proposito di scuola, c’è Trump che propone di armare i docenti per fermare l’ondata di violenza…

Tutti lo prendono per il culo, ma intanto Trump fa quello che vuole dell’America e lo fa un modo che a me pare fascista…. Quindi, sto aspettando che qualcuno in Italia faccia sua questa proposta imbecille…

Continua a guardarti attorno: c’è qualcosa che vorresti rimproverare ai due più grandi partiti del Paese, il Pd e i Cinque Stelle?

Il Pd è, sì, una forza antifascista. Dovrebbe esserlo, ogni iscritto sostiene di essere sinceramente antifascista. Poi, che questa identità si traduca sempre in fatti conseguenti almeno ai piani alti non posso confermarlo. C’è troppa attenzione a non turbare la pancia della gente, serpeggia a volte la voglia di fare scelte “opportune” per non perdere una parte dell’elettorato. Ma sulla base del Pd non ho alcun dubbio. Anche per quanto riguarda il M5s devo operare una distinzione tra base e quadro di comando. Tenendo conto di un dato importante: oggi fa “figo” dichiararsi Cinque Stelle, è facile, comodo e socialmente gratificante aderire al marchio. Conosco tantissimi ragazzi e anche parlamentari dei Cinque Stelle che si dichiarano antifascisti…

Come no: peccato siano nelle mani di un imprenditore che sogna incubi e di un comico che sogna una dittatura morbida…

Infatti, non mi sembra sia possibile contare il M5S, come struttura, tra le forze politiche antifasciste. Ma molti dei suoi sostenitori lo sono, o almeno assicurano di esserlo. Comunque non mi rivedo in un partito che ha quelle logiche interne. Benché abbia condiviso molte loro iniziative sociali. Ma se vuoi cambiare le cose non devi dire: se vinciamo, chiudiamo l’inceneritore, come a Parma, e poi non solo non spegni ma lo accendi. Nota bene: Pizzarotti ha capito la lezione prima degli altri, che le trombe sono una cosa e il governo un’altra. Per questo lo hanno buttato fuori, perché aveva capito la natura delle trombe e che per cambiare serve tempo.