Ministro Salvini siamo uomini o caporali?

Ma bravo Matteo Salvini che vuole stare “controcorrente”. E così cancella con un colpo di spugna le immagini delle baracche del sud. Quelle dove hanno assassinato Sacko Soumaila, il 3 giugno. Quelle baracche dove i cosiddetti “caporali”, malgrado la legge in vigore, riescono a pagare l’esercito dei fratelli di Sacko 1 o 2 euro all’ora. Tale legge, infatti, stenta ad applicarsi. Sarebbe necessario un impegno solenne delle autorità. Ma le autorità in questo caso si chiamano Matteo Salvini e lui ora ci annuncia che quel provvedimento “invece di semplificare complica”. Via libera ai caporali, dunque. La strage continui, lo schiavismo d’altri tempi si allarghi. Tutto così diventa meno complicato. Anche se, come ha commentato perfidamente l’ex ministro alla giustizia Andrea Orlando “la legge sul caporalato, voluta dagli imprenditori agricoli perbene, complica la vita ai caporali e alla criminalità organizzata che sfrutta i lavoratori”. 

Forse è solo l’inizio. Che cosa aspetta Matteo Salvini a intervenire per smantellare le poche misure di sicurezza che tentano di proteggere le vite degli operai? Quelle misure che non hanno salvato oltre 150 persone, donne e uomini operai, solo in questi primi mesi del 2018? Via gli ispettori, via le norme che complicano l’esistenza di imprenditori miopi. Basta piagnistei. Liberalizziamo.

C’è un altro campo sul quale il nostro caro Vicepresidente del Consiglio vorrebbe procedere. E’ quello del rapporto tra politica e affari. E’ infatti intervenuto nella vicenda che ha visto l’arresto, per un caso di corruzione nella costruzione dello stadio della Roma, dell’imprenditore Luca Parnasi. Salvini lo considera, infatti, “una persona perbene”. Anche se ammette che “non si conosce mai una persona fino in fondo”. Certo, aggiunge “le colpe personali vanno punite fino in fondo”. Però, anche qui c’è qualcosa che non va, secondo il pensiero salviniano. E’ il “il Codice sugli appalti” che “invece di semplificare complica”. Come quella legge sul caporalato.

Poi leggendo i giornali si scopre un piccolo particolare. Quel Luca Parnasi “persona perbene” sarebbe stato un finanziatore della Lega. Avrebbe versato tra il 2015 e il 2016 attraverso una sua società (Pentapigna srl) 250 mila euro come contributo volontario all’Associazione “Più Voci” . Una onlus, questa, creata per ricevere i contributi delle aziende. Certo, un passaggio un po’ complicato, come per i caporali del Sud. Semplificare, semplificare.

C’è da riflettere e c’è da opporsi. Queste intenzioni non possono tradursi in fatti. C’è da pensare a quei tanti compagni, certo anche operai che specie al Nord hanno votato Lega, convinti che lì si nascondessero le ragioni di una innovativa sinistra sociale. Ora Salvini si toglie la maschera. E sotto c’è un altro viso. Nel nome di Sacko, fermiamolo.