Ministra Grillo, i virus
non si fermano
ai confini tra le regioni

Molti la ricordano, l’epidemia di morbillo che colpì la California più di tre anni fa, all’inizio del 2015. Molti si ammalarono, per il combinato disposto di due fattori. Una scarsa copertura vaccinale e l’arrivo a Disneyland di persone contagiate dal virus provenienti da ogni parte d’America e del mondo. Già, perché i virus non riconoscono i confini nazionali (figurarsi quelli regionali) e quelli patogeni colpiscono non appena trovano un punto debole.

È, quello della California, un esempio – uno dei tanti che gli epidemiologi possono raccontare – che ci dice dove si annida il rischio morbillo e come si può estendere.

Forse non c’è un singolo caso che abbia fatto breccia nell’immaginario dei media come quello di Disneyland. Ma il rischio morbillo in Europa non è banale. L’ECDC, l’European Centre for Disease Prevention and Control, tiene la contabilità: nell’Unione nei 12 mesi compresi tra il mese di giugno 2107 e quello di maggio 2018 sono stati registrati 12.921 casi di morbillo, con 17 morti. Il paese dove la malattia è risultata più presente e dove ha mietuto più vittime è l’Italia: 3.697 ammalati, 6 morti. Seguita dalla Grecia (3029 malati, 4 morti) e dalla Francia (2.585 malati, 3 morti).

Dunque, un rischio morbillo esiste. E il motivo è il medesimo che a Disneyland nel 2015: il combinato disposto di una scarsa vaccinazione e di un grande movimento di uomini (e virus).

Il morbillo non è che una delle 12 malattie infettive che Beatrice Lorenzin, Ministro del passato governo Gentiloni, ha cercato di contrastare decretando l’obbligatorietà delle vaccinazioni per alcune fasce della popolazione (segnatamente quella giovanile che frequenta le scuole), nel tentativo di mettere al sicuro la popolazione dalla possibilità di un’epidemia: raggiungere la cosiddetta “copertura di gregge” indicata dall’Organizzazione Mondiale di Sanità, il 95% di vaccinati.

La decisione avrebbe potuto essere diversa. Per raggiungere la “copertura di gregge” si sarebbe potuto puntare sulla convinzione, invece che sull’obbligo. E, indubbiamente, questa è la strada migliore. Tuttavia i numeri dell’ECDC, per il morbillo e altre malattie infettive, indicano che siamo in fase di emergenza. E la strada migliore è anche la più lunga e tortuosa. Per percorrerla occorre più tempo e per raggiungere il traguardo occorre un’azione di sana e dialettica comunicazione in grado, appunto, di convincere il 95% delle famiglie.

Questa condizione non è cambiata negli ultimi mesi. Ecco perché molti medici/scienziati – per esempio Silvio Garattini e Giuseppe Remuzzi, che lo ha appena sostituito alla guida scientifica dell’Istituto Mario Negri di Milano – continuano a dire che, in questo momento, alla scorciatoia antipatica dell’obbligatorietà non c’è alternativa.

Perché continuano a dirlo? Beh, il motivo è semplice. Sia il nuovo Ministro della Salute, Giulia Grillo, sia il nuovo presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, entrambi del Movimento 5 Stelle, hanno avanzato un’ipotesi: approvare una nuova legge (non basta una circolare ministeriale) che renda l’obbligatorietà flessibile. Cessa di essere operativa nelle regioni dove la “copertura di gregge” viene raggiunta, mentre resta attiva nelle regioni dove il 95% di copertura vaccinale non viene raggiunto.

La proposta sembra di buon senso. Ma la scienza non è sempre applicazione del senso comune. Lo ha dimostrato Disneyland due anni e mezzo fa, lo dimostra tutta l’Europa (specie quella meridionali): i virus non conoscono i confini nazionali. Figurarsi quelli regionali. Lo dimostra la storia d’Italia degli ultimi anni, l’adesione per convinzione non basta: in un regime di libera scelta, una quota minoritaria, ma cospicua, non si vaccina. Mettendo a rischio la propria e l’altrui salute.