L’invenzione dei mini-Bot
e la scomparsa
della politica industriale

Siamo tornati indietro di un anno, quando il nuovo governo del “cambiamento” impostava la prima legge di Bilancio promettendo interventi sulle pensioni, il fisco e il reddito di cittadinanza, tutti provvedimenti dall’impegno finanziario assai rilevante. Dodici mesi fa di fronte alle resistenze del ministro dell’Economia Giovanni Tria, preoccupato per la tenuta dei conti pubblici, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio risposero che “Tria deve trovare i soldi”.

Lo stesso copione si è ripetuto in questi giorni con la proposta leghista dei mini-Bot che dovrebbero essere lo strumento di pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Il ministro dell’Economia ha fatto sapere di non essere d’accordo, di non poter accettare una proposta di questo tipo e i due azionisti di maggioranza, con una sintonia ritrovata almeno in apparenza, hanno detto che una soluzione va trovata e dunque “ci pensi Tria”.

Propaganda e provocazioni

La proposta dei mini-Bot ha una valenza eversiva rispetto ai patti comunitari e alle condizioni della nostra finanza pubblica. Il presidente della Bce Mario Draghi ha giudicato duramente questa sciagurata iniziativa: “I mini-Bot o sono moneta e quindi illegali, oppure sono nuovo debito”.  In un altro Paese, forse anche da noi in un’altra congiuntura politica, una sentenza simile avrebbe azzerato qualsiasi discussione, invece la Lega, con il suo economista Borghi promotore di un piano di uscita dall’euro, ha continuato a battere la grancassa della propaganda. Così, in questa campagna elettorale senza fine, Salvini ha lanciato un’altra provocazione, la tassa sulle cassette di sicurezza che serve per un paio di giorni a catalizzare l’attenzione e poi s’inventerà qualche altra cosa per incantare gli spettatori come al circo.

Nessun peso in Europa

L’aspetto politicamente più rilevante (sotto il profilo dei conti pubblici nessuno può prendere seriamente in considerazione questa proposta) è che il governo sovranista è attivissimo nelle politiche interne, ma conta pochissimo in Europa, non comprende l’importanza di certe partite economiche e industriali che si giocano nel mondo e coinvolgono imprese italiane. Il caso della proposta FCA per una fusione con la francese Renault non è stato nemmeno commentato dal nostro governo, mentre Parigi è intervenuta mettendo i piedi nel piatto, facendo saltare l’operazione e mostrando uno statalismo e un interventismo politico, così come aveva già fatto con il caso Fincantieri, che fa impallidire la stagione italiana delle partecipazioni statali.

Mentre Macron decide se la prima casa automobilistica francese possa allearsi con FCA, il governo Conte non riesce a risolvere la crisi di Mercatone Uno, non fa rispettare i patti alla multinazionale Whirlpool che vuole cedere la fabbrica di Napoli e si sorprende per la crisi dell’acciaio (fenomeno indotto anche dai dazi di Trump) che porta nuova cassa integrazione all’ex Ilva di Taranto.  Nel Paese ci sono segnali di nuove difficoltà nell’industria, la produzione cede (crolla -17% quella dell’auto), le imprese alzano la voce (anche il presidente della Confindustria Boccia si è lamentato pubblicamene, l’anno scorso dichiarò di fidarsi della Lega) e i sindacati preparano lo sciopero generale per l’autunno.

Caduta di credibilità

Questa carenza di una politica costruttiva, questa mancanza di conoscenza e di autorevolezza forse spiegano la caduta della credibilità del governo che (sondaggio Pagnoncelli) avrebbe perso 6 punti di consenso tra gli elettori. Adesso per la maggioranza arrivano altre prove. Il vertice tra Conte, Salvini e Di Maio per risolvere i contrasti sulla flat tax, l’aumento automatico dell’Iva e il contrasto al debito pubblico è stato interlocutorio. Il ministro Tria dovrà fare i salti mortali per presentarsi a Bruxelles con un piano credibile. Abbiamo violato le regole e i patti sottoscritti, più volte. Siamo ben fuori dagli obiettivi di contenimento del deficit e del debito.

Appare dunque comprensibile come l’Unione Europea sia poco disposta a concederci altre deroghe, ma possiamo sempre sperare nella nuova Commissione, guadagnare un po’ di tempo. L’Italia avrebbe bisogno già oggi di una manovra correttiva sulla base della differenza tra gli obiettivi di crescita e di finanza pubblica contenuti nella legge di Bilancio e la realtà odierna assai diversa.

Carenza di leader morali

Le difficoltà del Paese in questo momento, la carenza di leader morali che possano compensare le debolezze della classe politica, sono enfatizzate anche dalla crisi della magistratura con l’inchiesta per le pressioni, i ricatti e le indebite manovre finalizzate a promozioni presso la procura di Roma e altrove. Uno spettacolo indecente in cui compaiono anche alcuni esponenti del Pd (perché il segretario Zingaretti non chiede un passo indietro, perché non sospende questi signori? Almeno questo…) che destabilizza non solo l’Associazione Nazionale Magistrati ma anche il Consiglio Superiore della Magistratura.