Mimì Lucano in tv, lezione di umanità: “A Riace ci siamo sforzati di essere normali”

Ecco perché Salvini non lo voleva in Tv, a “Che tempo che fa”. Mimì Lucano, ex sindaco di Riace, non ha usato la televisione da politico smagato. Ha detto le cose semplici che dice sempre, quelle che lo fanno amare e apprezzare. Ha detto cose “normali”. E soprattutto: “Non parlate di modello Riace. Modello è una parola che dà un senso di regola, di ingabbiamento. Noi a Riace ci siamo sforzati di essere normali”.
Normale è il rispetto della Costituzione: “Ho giurato sulla Costituzione, e qui l’abbiano rispettata, fino in fondo. A cominciare dall’articolo 10”. L’articolo 10 è quello sul diritto di asilo, molto trascurato dal ministro Salvini, che pure ha giurato sulla stessa Costituzione ma ha lo sguardo meno limpido di Mimì, come dimostra l’affaire Diciotti.

Disegno di un bambino sulla porta del Baobab, Roma. Foto di Ella Baffoni

Normale è il tentativo di resistere allo spopolamento del paese, i giovani che se ne vanno, i vecchi che restano, i servizi che illanguidiscono. Con lo Sprar e i rifugiati sono tornate le scuole, l’ambulatorio medico, i negozi artigiani.
Normale è non utilizzare l’immigrazione per costruire consenso elettorale, dice Mimì Lucano. Ci sono città che fanno barricate per l’arrivo di 16 ragazzini, qui a Riace, paese di 1600 abitanti, si accolgono 700 rifugiati. E il paese fiorisce, senza frizioni, senza astio, senza odio.
Normale è salvare la vita a chi rischia di morire. “Nessun uomo può restare indifferente quando qualcuno chiede aiuto. I pescatori dovevano lasciare annegare i profughi senza fare nulla? – chiede Lucano – La giustizia ha un valore molto più profondo”. Sì, alle volte è Antigone ad aver ragione, non il piccolo interesse politico. Per fortuna i partigiani di Antigone, in Italia, ci sono ancora e cominciano ad essere arrabbiati, a gridare: “buonisti un cazzo”, a raccogliere fondi per impedire la discriminazione dei bambini di Lodi. Faranno, è normale, qualcosa per far ripartire Riace.
Vogliamo parlare dell’appalto per la raccolta dei rifiuti? Lui spiega, con parole semplici, che si tratta di una raccolta con gli asini, perché i mezzi meccanici, che costano molto, non passano nei vicoli del paese vecchio. E il comune risparmia, anche: è un piccolissimo appalto, non uno di quegli affidamenti appetitosi della malavita immondezzara.
E’ una persona normale, è una persona semplice: magari se ne vedessero di più in televisione e in politica. Ma vola alto Lucano quando parla dei rapporti nati attorno alla sua esperienza. Non solo per il corto di Wim Wenders, non solo per la fiction di Fiorello, non solo per la “cantata” di Giovanna Marini. “Alex Zanotelli, comboniano, mi ha detto: noi siamo le persone che incontriamo”, dice. E’ vero: l’incontro è fecondo. Un altro prete, scalabriniano, Arcangelo Maira, dice spesso: “Ho tante radici in posti diversi. Ma la mia patria è lì dove riesco a cambiare le cose”. Anche questa è una cosa normale, semplice. Mimì Lucano lo ha fatto, ha cambiato le cose. Non sarà un modello, Riace, ma è la dimostrazione che le cose possono cambiare, con intelligenza e volontà, e cuore soprattutto. Per questo quelli che il cuore non ce l’hanno lo odiano. E’ per questo che Riace non può morire. Di cuore e di cervello, in giro, ce n’è ancora un bel po’.