Migranti: serve una campagna
di controinformazione

Fra i lavori incompiuti della scorsa legislatura, tre riguardano il tema delle politiche migratorie e di inclusione.

Il primo è legato alla cosiddetta legge sullo ius soli progressivamente svuotata dal suo significato iniziale – che prevedeva la concessione della cittadinanza a chi nasce sul territorio italiano con alcune condizioni come avviene in molti paesi europei al contrario degli Stati Uniti e dell’America Latina dove la cittadinanza viene concessa con la sola condizione della nascita sul territorio americano – e infine limitata al ius culturae e cioè alla concessione del diritto di cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori stranieri e che ha effettuato un preciso percorso scolastico.

Come sappiamo, la Camera aveva approvato un testo di legge nel 2015 con il voto favorevole del centro-sinistra e l’astensione del Movimento 5 Stelle. Giunto al Senato, il centro-destra (Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia) ha condotto una feroce campagna di disinformazione cui ha contribuito anche una parte della stampa e dei media creando divisioni fra i senatori del centrosinistra con la conseguenza della ben poco dignitosa ritirata dello stesso centrosinistra, che ha così tradito nello stesso tempo i suoi valori e il diritto di qualche centinaia di migliaia di giovani che vivono, sognano, amano, lavorano e giocano da italiani.

Il secondo è legato al diritto di asilo che vede l’Italia inadempiente dal 1954 e cioè dall’anno in cui il nostro paese ha ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 ma ancor di più rispetto all’art. 10 della nostra costituzione sapendo che esiste una differenza sostanziale fra lo status di rifugiato (regolato dalla cosiddetta Legge Martell) e il diritto di asilo che in Italia è stato più volte riconosciuto solo a livello giurisprudenziale ma non a livello legislativo.

Il terzo è legato alle politiche di accoglienza e più in generale all’influenza degli immigrati (rifugiati, richiedenti asilo, immigrati regolari, irregolari e illegali) nel nostro paese. Le campagne di disinformazione condotte in questi anni in particolare dalla Lega ma rilanciate da molti organi di informazione hanno messo in luce l’esistenza di una influenza percepita (“siamo invasi da extra- comunitari”, “i rifugiati rubano il lavoro ai nostri giovani”, “extra-comunitari uguale criminale”) e di un’influenza reale sull’economia e sulla cultura del nostro paese.

Il rapporto fra influenza percepita e influenza reale non riguarda solo l’Italia perché le campagne di disinformazione hanno invaso molti paesi europei contribuendo alla crescita di fenomeni di populismo e sovranismo che hanno ormai assunto caratteri xenofobi e hanno inquinato le radici democratiche in un numero crescente di paesi europei.

Sulle politiche di accoglienza la XVII legislatura ha creato una commissione di inchiesta con molte audizioni e varie relazioni tematiche (sugli hotspot e la prima accoglienza, sui minori non accompagnati, sulla salute degli immigrati, sui sistemi di protezione, sulla gestione dei dati…) votate in alcuni casi anche dal centro-destra e più in generali dai parlamentari pentastellati. La Commissione di inchiesta non ha pubblicato una relazione finale privando il Parlamento e più in generale l’opinione pubblica di uno strumento di analisi e di informazione che sarebbe stato molto utile durante la campagna elettorale del 4 marzo ma ancor di più oggi per combattere l’ avvelenamento dei pozzi” su cui si sta esercitando il ministro degli interni Salvini.

È possibile e necessario pensare ad azioni di disobbedienza civile o giudiziarie: la sentenza del Consiglio costituzionale francese che condanna il “delitto di solidarietà” per violazione del valore rivoluzionario della fraternità è un ottimo esempio su cui magistrati, avvocati e organizzazioni umanitarie possono e debbono riflettere in Italia.

È possibile, urgente e necessario lanciare una campagna europea per la difesa dello “stato di diritto” sia come iniziativa di cittadini europei rivolta alla Commissione europea che come petizione al Parlamento europeo.

È possibile infine e necessario lanciare una campagna di contro-informazione: organizziamo dei consigli comunali aperti sollecitando i sindaci delle reti “Italia in Comune” e dei Comuni Solidali insieme con il Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani a promuovere degli incontri con la cittadinanza invitando i responsabili degli SPRAR e dei comparti socio-produttivi che conoscono il valore aggiunto dell’immigrazione da paesi terzi.

La campagna di contro-informazione potrebbe partire dal resoconto integrale dell’audizione del Presidente dell’Inps, Tito Boeri, davanti alla Commissione di inchiesta sulle politiche di accoglienza il 20 luglio 2017. Oggi Tito Boeri è diventato uno degli obiettivi delle aggressioni (per ora solo verbali) di Matteo Salvini in vista del rinnovo della presidenza dell’Inps. La parola d’ordine ora dovrebbe essere: “Salvate il soldato Boeri”.