Migranti, Europa
a quattro velocità

Zuzu ha cinque anni, è nato in Siria ed è di nazionalità irachena. Ha la sindrome di Down, è stato accolto in Olanda. Ora potrebbe dover tornare con la madre e il fratello in Iraq, in un campo per rifugiati, perché non ha avuto il permesso di residenza. “Non possiamo diventare l’ospedale del mondo”, ha detto un portavoce del dipartimento competente. Il sindaco di Amersfoort, dove Zuzu vive, si è detto deluso. Sperava in un’eccezione. L’Europa è interpellata da milioni di eccezioni, una fuga inarrestabile. Il 70% dei migranti arriva da Siria, Iraq e Afghanistan. Lo scorso fine settimana il summit europeo sull’immigrazione ha sancito la divisione tra Nord e Sud, Est e Ovest dell’Europa.

Quadranti totalmente diversi. Il Nord è per l’accoglienza responsabile. La Germania, come la Svezia, l’Olanda, la Danimarca e la Norvegia, si impegnano al massimo per i rifugiati e i migranti che accettano di integrare. La Germania, dopo aver accolto circa un milione di migranti nel 2015, la cifra più alta d’Europa, continua a tenere la porta aperta. Ora la cifra non sarà inferiore a 200.000 ingressi all’anno per motivi umanitari.

Il Sud, dalla Spagna alla Grecia all’Italia, è l’infernale anticamera del sogno di porsi in salvo e di poter vivere. Saltati gli accordi di Dublino e il sistema delle quote, l’Europa continua a non avere una politica comune. Per esempio, nonostante le denunce e i richiami, in Grecia le condizioni nei campi restano tremende. Soprattutto per i bambini non accompagnati. A Londra il quartiere di Hammersmith and Fulham ne ha accolto uno, dichiarato soggetto vulnerabile. Dopo 16 mesi di attesa dalla domanda ufficiale. “Ha trascorso in Grecia – spiega l’avvocato Antonia Moustaka, dell’agenzia Praksis – 380 giorni in ospedale psichiatrico, 124 giorni in rifugi per minori non accompagnati e sei settimane in una stazione di polizia”.

Infine, quanto a divisioni europee, c’è il quadrante est, composto da Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia. Rifiutano del tutto le quote che dovrebbero assegnare un numero stabilito di immigrati a ciascuno Stato dell’Unione. A giugno vi sarà un voto vincolante, perché così non si può andare avanti. Lo ha annunciato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker “Non sono un appassionato delle decisioni a maggioranza qualificata – ha detto – ma la procedura è prevista dal trattato”.

Visioni totalmente diverse anche sui respingimenti. In Germania, Svezia e Norvegia chi non si qualifica per l’accoglienza viene incoraggiato a tornare al paese di provenienza con un finanziamento, da 1000 a 3000 euro. “Una soluzione umana per chi non aveva i requisiti “- sottolinea Sabine Lehmann dello IOM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. I migranti dalla Siria, dallo Yemen e dalla Libia non possono essere finanziati, perché non si può garantire il loro rientro sicuro. Così come non godono di questi incentivi coloro che sono detenuti. Chi accetta riceve consulenza psicologica e rientra da persona libera a bordo di un volo di linea. Su questi “respingimenti gentili” molte associazioni hanno dei dubbi. Per esempio l’incentivo economico a tornare vale per gli afghani, che pure rientrano in un Paese ad altissimo rischio, tanto più per chi è fuggito. Il 5 dicembre scorso i piloti della Lufthansa si sono rifiutati di decollare con 222 richiedenti asilo afghani respinti. La motivazione ufficiale è stata ricondotta alla sicurezza del volo. C’è chi dice no.