Mes: riecco il M5S
sovranista, ma Conte
ora sceglie la ritirata

Cosa accade se le pulsioni populiste (e sovraniste) dei 5 Stelle, tenute a bada dalla tragedia dell’epidemia, riprendono improvvisamente vigore? Questione non peregrina, vista l’offensiva scatenata nelle ultime ore, dai vari Crimi, Di Maio e Buffagni, e con espressioni parecchio forti (“un cappio al collo”) a proposito della trattativa sul Mes. Lasciamo sullo sfondo qui il merito della discussione, sulla quale su Strisciarossa hanno ben argomentato di recente Paolo Soldini e Pier Virgilio Dastoli. In estrema sintesi: attraverso il Mes i vari governi europei potranno accedere a cospicui prestiti (per l’Italia sono previsti 36 miliardi) per gli interventi – diretti e indiretti – a sostegno della sanità. Nulla a che vedere con l’impostazione originaria del Fondo salva stati: la trattativa in sede europea ha liberato lo strumento dalle cosidette “condizionalità” che avevano caratterizzato (negativamente) la sua istituzione. Tutto ciò grazie anche al ruolo svolto dal governo italiano nella trattativa che dovrebbe concludersi il prossimo 23 aprile nel Consiglio europeo.

Fino a ieri il nostro governo, in verità, ha tenuto la questione in secondo piano, dando giustamente la priorità alla battaglia per i cosidetti Coronabond, e ha ribadito di non volersi comunque avvalere dei fondi Mes. Ma ha un senso? L’obiezione nei giorni scorsi ha preso corpo nel Pd, dal segretario Zingaretti ai capigruppo Delrio e Marcucci, è stata rilanciata da Prodi e Bersani, mentre Renzi ne ha fatto un vero cavallo di battaglia. Ergo: tutto il centrosinistra si schiera a favore del Mes ultima versione e invita il governo a non rinunciare a quel sostegno che andrà pure ad aumentare il debito pubblico (come peraltro tutti gli interventi, dai 600-800 euro per gli autonomi ai finanziamenti per la cassa integrazione, dalle misure per la povertà ai prestiti alle imprese) ma consentirà almeno alla nostra sanità pubblica di rifiatare dopo anni e anni di tagli e sacrifici.

salvini e Di Maio Dall’altra parte, i 5 Stelle si trovano a braccetto del vecchio alleato Matteo Salvini, nonostante le polemiche sul j’accuse di Conte nella famosa conferenza stampa della vigilia di Pasqua. E di Giorgia Meloni. Ergo: il fronte populista-sovranista. Persino Berlusconi ha dovuto prendere le distanze da una posizione che – alla faccia del sovranismo – non potrebbe essere più anti-italiana.

Torniamo ora alla domanda di partenza: cosa succede se i 5 Stelle spingono fino in fondo le loro posizioni? Risposta: non ne avranno il coraggio. Tanto più dopo la presa di posizione del premier Conte che invita la sua maggioranza a “non logorarsi in un dibattito astratto” e a “giudicare il pacchetto di interventi europei alla fine”. Il pericolo, insomma, sembra scampato. Un po’ alla vecchia maniera, con una marcia indietro travestita da mediazione. La vecchia politica democristiana almeno ci metteva più eleganza.