Mes: dietro
il rifiuto del M5S
c’è l’euroscetticismo

Sembrano un po’ pazzi, nel senso buono: dicono di no al MES e ai suoi 37 miliardi come fossero di famiglia abbiente. Come chi è ricco di famiglia e non ha bisogno di prestiti. Ma son così ricchi i Cinque Stelle? Stanno arrivando giorni grami per tutti, lavoratori e imprenditori, con la prospettiva tutt’altro che campata all’aria di una estate senza quel formidabile argent de poche che il turismo inietta – spesso esentasse – in questo vanitoso Bel Paese.

Il prestito erogato dal Fondo Salva Stati è stato svincolato dai criteri abbastanza feroci con cui si è abbattuto – è il caso di ricordarlo – sulla povera Grecia, a suo tempo nei fatti commissariata. E da Bruxelles ci tengono a ribadire che nessuna clausola capestro interferirà con la sola condizione posta perché gli Stati possano accedervi: devono essere spese sanitarie, legate alla pandemia. Se non fai pastette, va tutto bene.

Un comico fronte invalicabile

coronavirusCautela, sempre andare a vedere… come no, ma intanto ecco una somma notevole a bassissimo costo giusto per rammendare e ripensare l’intero sistema sanitario italiano, del quale il virus ha scoperto falle e porcate. Alla previsione d’uso si può legittimamente e saggiamente opporre proprio questa cautela, un atteggiamento di laica prudenza… ma non ti aspetti l’innalzamento di un fronte invalicabile, molto nominale, e insieme molto epico quando di epica qui non ce n’è nemmeno un po’ e dove si mostra fa sorridere. Ecco, il no appeso ad una vetta morale come hanno cercato di fare i Cinque Stelle proprio non si giustifica, nemmeno nelle cucine degli italiani legati, ogni sera, a quella flebo sfiancante e triste di vivi e morti che esce dalla TV. L’artificiosità di questa impennata si nota anche meglio se ripensi a ciò che quelli del M5S hanno dimostrato di saper fare senza battere ciglia in passato, quando governavano con Salvini e i suoi bravi.

Contraddicendo passo dopo passo e con enorme scioltezza l’impianto morale al quale hanno impiccato il “vaffanculo” fondativo. Sapendo che se Salvini non avesse commesso un’imprudenza degna di un giocatore da panchina stabile, l’annuncio della fine del suo governo, sarebbero ancora lì a tenergli lo strascico. Quindi? Certo, in una fase pure di governo ma con gli indici di gradimento sempre sottomultipli di quelli che li hanno spinti in Parlamento come la forza più grande e rappresentata, qualcosa ogni tanto possono pure inventare per darsi un tono, per distinguersi, per offrire una pur lontana traccia di anti-sistema da operetta all’opinione pubblica. Ma proprio qui? E ora? Con una voragine aperta sotto i piedi di tutti? Ma ecco, che mentre si riflette sul perché, si sveglia dai fasti di una avventura letteraria proprio il secondo “gemello” sfornato, con Di Maio, dalla ditta Casaleggio, e cioè Di Battista. Giusto in tempo: già i gruppi parlamentari Cinque Stelle sembravano in ebollizione e più di qualcuno, in quei banchi, lamentava l’esagerazione di questa impennata anti-MES, quando Di Battista alza la voce e intona un canto che pretende purezza e fermezza odorose di origini, contro l’invadenza, in sostanza, dell’Europa e dei suoi “doni”.

Cemento armato, non critica, non obiezioni. Come a dire: se Di Maio traballa perché invischiato nella materia del governo, io sono l’angelo vendicatore, quello che vi porta nel Walhalla di Casaleggio… Solo che questo cemento armato è un capestro per il governo, così sembra. In un frangente delicatissimo, nel pieno della gestione di una crisi immane, umana, sociale, finanziaria, produttiva che ha tuttavia convinto molti italiani della positività proprio di questo governo e della sua capacità di condurre la grande macchina dello Stato senza troppi errori, senza tradire il principio di umanità al quale gli italiani per ora tengono molto. E infatti lo “squalo” Salvini perde colpi, annaspa, e per questo, con sciocca reattività combatte l’attuale maggioranza invece di solidarizzare, dati i tempi. Tanto che non tutta la destra lo sostiene e, per esempio, proprio sul MES adesso Berlusconi lo saluta da lontano. Ma ecco che, a dispetto di questo intervento durissimo anti-europeo, in Parlamento in queste ore vengono pronunciate scomuniche nei confronti dello strumento tanto odiato che non escludono prospettive di tolleranza e di accettazione: gli ultimi interventi non sono più delle dichiarazioni di insofferenza fondamentale, irrecuperabili, ma circostanziano: se il MES non dovesse essere una ghigliottina… perché il no non va applicato ad un nome, ma alla ghigliottina…è un bel passo avanti.

La Cina, la Russia e Trump

Così il governo riprende fiato ma non si cancella la frattura interna dei Cinque stelle più minacciosa, per partito e governo, della faglia californiana. E si torna alla domanda iniziale: perché, tutto questo fervore così limpidamente legato alla volontà di Casaleggio e alle sue teorie? Illumina, in questa nebbia, l’affermazione tutt’altro che richiesta o provocata da Floris l’altra sera a “Di Martedì”, del leader PD, Zingaretti, che ha ricordato in un passaggio per certi versi sorprendente la priorità per l’Italia del rapporto atlantico, con gli Usa. A chi rispondeva? Ma con ogni probabilità ai giochi fin qui poco chiari che dall’opposizione di destra sono stati armati contro l’unità europea, in sospettissima coincidenza di interessi con la Russia di Putin, di sicuro, oltre che con la Cina a caccia di raggi di influenza in territorio europeo. Non è con uomini di Putin che uomini di Salvini stavano approntando un pasticcio di molti milioni di euro? Ma non parlava solo a Salvini e Meloni, il messaggio era verosimilmente diretto anche agli attuali alleati Cinque stelle che pure dell’euroscetticismo hanno sempre fatto bandiera, fino al muro sul MES. Pare quindi di capire che esista un quadro di riferimento strategico alle spalle di quello strano “no” al prestito europeo per le spese sanitarie.

pd zingarettiIn realtà, non è un mistero neppure l’interesse di Trump per un’Europa disunita, incapace, così, di esprimere autorevolezza non richiesta nella mediazione del dialogo a distanza tra Washington, Mosca e Pechino. Tuttavia, Trump non piace per nulla proprio a moltissimi americani che minacciano seriamente di impedire una sua rielezione, eventualità che vedrebbero peggio del consolidamento stanziale di un virus letale. E con questa prospettiva si sposa la proiezione che deve aver convinto Zingaretti a ribadire che il nostro alleato resta Washington, e non c’è spazio per diversioni nella politica strategica. Ma non tutti, nei Cinque Stelle, sono disposti a sottoscrivere questa deriva, e solo il fatto che quella posizione sul MES, così drammaticamente riluttante, sia stata impostata dall’alto spiega la sua fantastica artificiosità, l’innaturalezza con cui è venuta allo scoperto. Approfittando della caduta della fiducia degli italiani nei confronti dell’Europa e dei suoi strumenti fin qui più propensi e trasmettere freddezza e diffidenza piuttosto che solidarietà e affettività. Predicare l’inaffidabilità del MES, il suo rifiuto non fa altro che dare fiato a questo stato di smarrimento, di senso di isolamento sofferto da grande parte dell’opinione pubblica italiana. Ciò significa che i Cinque stelle stanno affrontando una fase decisiva della loro crisi esistenziale.

Zingaretti li ha posti di fronte ad uno spartiacque. Si spaccheranno? Per ora sembra difficile: sono al governo, ma non solo… Non hanno alle spalle una cultura politica in cui pescare sostanza utile alla formazione delle decisioni. Navigano a vista. Quindi, per ora la cosa più importante è restare a galla, a bordo. Ma scommettere sulla loro tenuta sarebbe un azzardo. Tutto si muove. E il presidente del Consiglio, Conte, lo sa, per questo pare che a tratti cincischi.