Merkel: l’Europa vive
solo se agisce
come comunità solidale

“Siamo di fronte a una sfida di dimensioni incalcolabili e ora è inevitabile che la Germania non pensi solo a se stessa ma sia pronta a uno straordinario atto di solidarietà”. Così parlò Angela Merkel presentando giudizi, previsioni e programmi in un’intervista concessa a sei grandi giornali europei a cinque giorni dall’inizio del semestre di presidenza del Consiglio europeo che tocca, da mercoledì prossimo, alla Germania.

Checché se ne pensi di Berlino e delle sue politiche, la presidenza tedesca è un punto fermo nelle grandi incertezze di queste settimane. Le quali non riguardano solo l’eventuale, e temutissima, ripresa dell’offensiva del virus, e neppure solo i disastri sociali cui si dovrà far fronte in autunno quando arriveranno fallimenti e licenziamenti a valanga. Ci sono le incognite della terza globalizzazione, le tensioni sui mercati e i mille segnali di una nuova guerra fredda, e intanto la guerra calda dei dazi e le pericolose sfide sugli approvvigionamenti energetici (proprio in queste ore si parla di dure risposte europee alle ritorsioni dell’amministrazione Usa sul Nordstream). E quello che succederà in America: se Trump sarà rieletto o no.

È un fatto di per sé positivo che in questa calda estate di tutte le incertezze sia un grande paese ad assumere il ruolo di guida dell’organismo che raggruppa i governi dell’Unione. E che, per di più sia il paese che insieme con la Francia ha dettato la svolta che ha portato poi al grande programma finanziario per la ripresa del continente fissato poi dalla Commissione di Bruxelles nel suo New Generation EU. Non è certo la garanzia che tutto sarà fatto bene e nell’interesse di tutti, ma ha un pregio che dovrebbe essere in ogni caso evidente: chi comanda a Berlino ha tutto l’interesse che la macchina messa in moto funzioni come si deve. Per Angela Merkel quell’interesse è evidentissimo: i prossimi sei mesi saranno per lei il passaporto per la storia. Ha detto, e ribadisce ogni volta che glielo chiedono, che non si candiderà di nuovo alla guida del governo ed è umano che voglia uscire di scena alla grande. Helmut Kohl, che fu prima il suo mentore e poi il suo più accanito nemico, viene ricordato da tutti come il cancelliere che ha fatto l’unità tedesca: lei vuole lasciare il segno come la cancelliera che ha risollevato l’Europa dal disastro economico.

Nell’intervista, Frau Merkel fissa innanzitutto un principio: è necessario che l’Europa mantenga la forza del suo mercato interno e che agisca nel mondo come una sola entità. “Io credo – dice – che in una situazione così fuori dall’ordinario gli stati membri abbiano più che mai l’interesse a stare insieme”. Nei giorni in cui si mette a punto il più grande intervento finanziario europeo di tutti i tempi, insieme con una nuova dimensione del bilancio comunitario, ci si aspettano dure contrapposizioni tra gli stati membri per la distribuzione delle risorse. Il governo tedesco, dice Merkel, dovrà moderare questa discussione e portarla a una soluzione.

Pericoli per la democrazia

La pandemia è per l’Europa una prova senza precedenti e perciò il fondo per la ripresa, il Recovery Fund, costituisce “la risposta speciale a una situazione speciale”. Perché, spiega la cancelliera, “l’Europa può continuare ad esistere solo se la sua economia resta in piedi” ed è con questa consapevolezza che va considerata la questione dei debiti: anche su questo piano va considerato che è necessario fare qualcosa che in condizioni normali non accetteremmo di fare. Anzi, proprio la Germania che ha un livello di indebitamento relativamente basso deve agire per consentire indebitamenti più alti, cosicché il mercato interno mantenga la sua solidità.

Il compito di questo fortissimo impegno finanziario è, inoltre, quello di impedire terremoti sociali che potrebbero mettere in pericolo la democrazia: “Il fondo per la ricostruzione non può risolvere tutti i problemi dell’Europa. Ma non averlo renderebbe più gravi tutti i problemi. Un livello troppo alto di disoccupazione in un paese può diventare materiale esplosivo per la politica. E allora i pericoli per la democrazia diventerebbero più grossi”.

La cancelliera ha una parola anche per i critici critici del piano della Commissione, i cosiddetti paesi “frugali” che preferirebbero che ai paesi più indebitati venissero accordati prestiti più che sovvenzioni a fondo perduto. Io – dice Frau Merkel – lavorerò per convincere a cambiare idea tutti quelli che finora si sono detti pronti ad accettare la concessione di prestiti ma non di sovvenzioni. Anche se – aggiunge – non mi faccio alcuna illusione: le trattative su questo punto non saranno per niente facili.

Pensiero economico “sociale”

Insomma, illustrando ai lettori europei la sua linea di guida del semestre, la cancelliera ha rafforzato tutte le aperture che la Germania ha mostrato da quando gli effetti devastanti della pandemia sono apparsi chiari. Quella che un tempo (certe volte anche a torto) veniva considerata la campionessa dell’austerity e della più irragionevole disciplina di bilancio sembra essere diventata la capofila del nuovo modo “sociale” di pensare l’economia che pare farsi strada a Bruxelles e in molte cancellerie europee (non in tutte). Bisognerà vedere quanto è profonda e davvero radicale questa svolta. Che atteggiamento avrà il governo di Berlino, quello attuale ma soprattutto il prossimo, una volta che la crisi sarà alle spalle. Ammesso che un giorno sarà davvero alle spalle.

La sensazione è che su alcuni punti sarà impossibile tornare indietro. Due, soprattutto: l’affermazione della condivisibilità del debito realizzata con l’emissione di bond europei per finanziare il fondo e l’aumento del ricorso alle risorse proprie per fare del bilancio comunitario un bilancio vero, ovverosia lo strumento per finanziare davvero, in modo collegiale, lo sviluppo dell’Europa.

Forse il nuovo corso della politica tedesca sarebbe reso un po’ più credibile se venisse accompagnato da qualche modifica delle scelte economiche interne. Ad esempio un riequilibrio del rapporto tra mercato interno ed esportazioni. In qualche modo, nella drammatica contingenza che stiamo vivendo, la Germania, anche insieme con la Francia in una riedizione positiva del famoso (e da noi in Italia spesso a torto esecrato) asse renano, ha ripreso la sua funzione di locomotiva dell’Europa. Vedremo che succederà nel dopovirus.