Memento Palestina terra senza pace

Nel maggio 1917, con la Dichiarazione Balfour, il governo britannico vede con favore la creazione in Palestina di una “patria per il popolo ebraico”. La Gran Bretagna occupa la Palestina.

Nel 1931, gli ebrei sono 175.000 sul milione e 36.000 abitanti che conta la Palestina. Ma, in seguito alle persecuzioni hitleriane in Germania ed alle sempre più dure misure discriminatorie messe in atto dai regimi filo-fascisti dell’Europa Centrale ed Orientale, si determina la maggiore ondata immigratoria del periodo del Mandato britannico: 200.000 ebrei si trasferiscono in Palestina. Nel 1936, la tensione sale nel Paese: gli arabi si scontrano tanto con le truppe britanniche che con i sionisti, i quali si difendono dando vita all’Hagana, organizzazione che diventerà in seguito l’embrione l’esercito nazionale israeliano e, dal 1936 al 1939, parteciperà attivamente agli avvenimenti agendo a fianco della polizia britannica.

Nel 1937, la commissione Peel, nel suo rapporto, raccomanda la spartizione della Palestina in due stati, uno ebraico e l’altro arabo; ma gli ebrei, scrive Maxime Rodinson in “Israel, fait colonial”, nel numero speciale di Temps Modernes, le conflit israelo-arabe, “influenzati dalla propaganda messianica di una Palestina tutta ebraica, costringono i loro capi a respingere questo progetto”. Nel 1939, la Gran Bretagna pubblica un Libro Bianco nel quale si stabilisce che altri 75.000 immigranti ebrei possono trasferirsi in Palestina tra il 1939 ed il 1944, mentre dopo tale data (si è già deciso che la Palestina diventi indipendente nel 1949) ogni ulteriore immigrazione dovrà essere autorizzata dagli arabi.

Alla conferenza di Evian sul problema dei profughi, la maggior parte delle nazioni si dichiara molto commossa per le condizioni in cui sono costretti a vivere gli ebrei tedeschi; i delegati fanno però presente che i loro rispettivi paesi non possono più accoglierne perché la “quota”di immigrati ebrei è già stata raggiunta dappertutto. Ben presto scoppia la Seconda Guerra Mondiale. A causa del genocidio nazista, si determina una corrente immigratoria clandestina: nel periodo 1939-1948, superando terribili difficoltà, entrano in Palestina 153.000 ebrei.

A partire dal 1944, organizzazioni armate come l’Irgum, organizzazione autonoma dall’Hagana, con un programma offensivo e con obiettivi espansionistici, ed il gruppo Stern cominciano a lottare contro l’occupazione coloniale britannica allo scopo di dare vita allo Stato sionista. Nel 1947, la Gran Bretagna annuncia che si ritirerà dalla Palestina il 15 maggio 1948, lasciando alle Nazioni Unite la responsabilità di definire il futuro del territorio. Il 29 novembre, senza consultare la popolazione palestinese, l’ONU approva un progetto di spartizione della Palestina tra uno Stato arabo ed uno ebraico, stabilendo anche che a Gerusalemme sia dato uno status internazionale.

Gli arabi, che si ritengono danneggiati da questa decisione dell’ONU, che è il semplice risultato di un rapporto di forze internazionale e li priva di un territorio dove abitano da secoli, la respingono e prendono le armi. Attentati e rappresaglie si succedono. Un commando dell’irgum, in seguito deplorato e condannato, massacra, nel 1948, i 254 abitanti del villaggio di Deir Yassin allo scopo di spingere gli arabi ad abbandonare la Palestina perché il futuro Stato di Israele possa così avere unapopolazione omogenea. In seguito al panico causato dal massacro, 250 mila contadini abbandonano le loro case, insieme ai notabili ed ai capi tradizionali della comunità araba. Nei progetti dei dirigenti sionisti non rientra la realtà di uno Stato ebraico in cui vivano numerosi arabi. In effetti, scrive Michel Bar-zohar, in Ben Gourion, le prophète armé, il leader israeliano “non ha mai creduto alla possibilità di una coesistenza con gli arabi; meno ce ne saranno entro i confini del nuovo Stato e meglio è”. Il 14 maggio 1948 Ben Gurion proclama la nascita dello Stato di Israele. Il giorno dopo, gli eserciti arabi entrano in Palestina. Queste le origini del conflitto.

L’11 dicembre 1949, l’assemblea Generale dell’ONU approva la risoluzione 194 decidendo che “si deve permettere ai profughi che lo desiderano di tornare alle loro case e di vivere in pace con i propri vicini, e che si devono pagare delle somme a titolo di indennizzo per i beni di coloro che decidono di non tornare a casa”.

Le autorità israeliane non hanno mai accettato il principio del ritorno dei palestinesi.

(Gérard Chaliand, “La Resistenza Palestinese”, 1970)