Meglio un governo civico per arginare Salvini

Caduto il governo Conte, è finito anche il tempo dei popcorn. Mancano tre anni e mezzo alla fine naturale della Legislatura e, secondo le regole della democrazia parlamentare, se c’è una qualsiasi maggioranza in Parlamento, si insedia un Governo, altrimenti si vota. Nuove elezioni rischierebbero di segnare il completamento della scalata al potere dell’estrema destra, mentre un accordo parlamentare tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle potrebbe creare un argine sufficiente a resistere alla piena nazional-leghista. Ma la strada è piena di insidie, per il PD e per il Paese.

I segnali di apertura, anche quelli più inaspettati, non devono illudere: molti stanno giocando una partita personale, che non tiene in alcun conto gli interessi del Paese. Il PD, come ricordava giustamente Macaluso, non deve avere paura delle elezioni, ma non deve chiudere all’ipotesi di un accordo col M5S se riesce ad imporre le sue priorità.

La Direzione del 21 agosto ha elencato cinque punti non negoziabili che, se accolti, possono segnare una profonda svolta nella Legislatura e, se sviluppati, possono colpire le cause che hanno portato molti italiani a guardare al fascio-leghismo di Salvini, sgonfiandone i consensi. L’azione del possibile governo M5S-PD dovrà concentrarsi sulla lotta alle diseguaglianze, attuando sostanziali politiche redistributive, rimettendo al centro lavoro e diritti sociali e civili. Insomma, l’opposto di quanto fatto finora dall’esecutivo gialloverde, ma anche l’opposto di quanto fatto nell’ultima stagione renziana.

Ma possono gruppi dirigenti che si sono incessantemente insultati per anni, sedersi ora allo stesso tavolo di governo? E può solo una parte del PD, la maggioranza, entrare con suoi esponenti nella compagine ministeriale, mentre un’altra, la minoranza renziana (che però è maggioranza nei gruppi parlamentari), resta a guardare, in attesa del momento propizio per tirare il colpo di grazia al governo e al partito?
Il segretario del PD dovrà dunque proporre al Quirinale, e agli interlocutori del M5S, un governo costruito su una larga maggioranza politica, ma senza politici. Un Esecutivo “civico”, o “costituzionale” guidato e composto non da funzionari di partito, ma, come auspicava anche Flores D’Arcais, da donne e uomini della società civile, indipendenti d’area che possano promuovere e attuare una “politica di radicale giustizia-e-libertà” come migliore sintesi tra PD e M5S.

Le elezioni in cui confidava Salvini non sono imminenti. Ma l’unica alternativa al voto può essere un’efficace azione politica che sterilizzi piccoli interessi di bottega di politicanti senza idee. Non servono ministri e sottosegretari che si facciano logorare dal fuoco incrociato di avversari, alleati e minoranze interne. Per contrastare la deriva a destra bisogna dimostrare a tutti gli elettori di saper fare Politica, nell’interesse del Paese, anche stando fuori dalla stanza dei bottoni.