Meglio saltare
la scuola
che far saltare la Terra

Sono in piazza per l’ambiente gli studenti in Belgio, Germania, Svezia, Francia, Svizzera e Paesi Bassi. Trecentocinquanta scienziati olandesi hanno firmato un documento di sostegno alle manifestazioni. Chiedono leggi e comportamenti individuali che abbassino di almeno 1,5 (l’obiettivo della Conferenza di Parigi del 2015), o meglio ancora 2 gradi, la temperatura della Terra dovuta a emissioni inquinanti. Un obiettivo da cui ci stiamo in fretta allontanando. Il 15 marzo gli studenti di questi Paesi, cui si è aggiunto ora anche il Regno Unito, manifesteranno in contemporanea, sperando di essere imitati da giovani di altre nazioni in Europa e nel mondo.

In Belgio 3400 esperti di ambiente, e di questi 350 docenti universitari, hanno sottoscritto a loro volta il sostegno ai giovani. Che siano i ragazzi e le ragazze del Paesi del Nord, tradizionalmente più attenti all’ambiente, ad andare in massa in piazza non sorprende. Per formazione e informazione ricevuta sono coloro che avvertono come un pericolo vero per la propria incolumità personale l’avanzare del disastro. 

L’esito dell’ultimo summit sul clima di Katowice era stato definito con chiarezza, davanti ai delegati riuniti in Polonia, da Greta Thunberg, 15 anni, svedese, la solitaria (ora non più) manifestante del venerdì sotto il Parlamento a Stoccolma. Di fronte all’ incapacità dei partecipanti alla conferenza mondiale di accordarsi su come limitare il riscaldamento, Greta aveva detto: “La nostra civiltà viene sacrificata da un piccolo numero di persone che hanno lo scopo di fare una grande quantità di soldi. Il punto – aveva concluso – è che non siete abbastanza maturi da metterla in questi termini. Lascerete questo fardello ai vostri figli”.

Ritenendo che, come dice un cartello dei tanti cortei, “è meglio saltare scuola che saltare l’accordo sul clima”, non meno di 300.000 studenti hanno finora manifestato nelle città del Nord Europa. In alcuni casi, come quello dei Paesi Bassi, hanno l’appoggio del governo. Il primo ministro Mark Rutte ha definito “fantastiche” le dimostrazioni, anche se ha aggiunto che l’esecutivo sta facendo già molto. Non abbastanza a parere di GroenLinks, i Verdi di sinistra, e non abbastanza secondo l’agenzia di valutazione ambientale PBL, che pure è consulente del governo olandese. L’obiettivo di ridurre del 49 per cento le emissioni di anidride carbonica entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) è fuori portata se si va avanti così, osserva l’istituto per lo sviluppo sostenibile.

Altri governi invece, come quello della Regione federale della Fiandre (che fa parte del Belgio assieme a Bruxelles capitale e alla Vallonia) non condividono le protesta. Al punto che la ministra per l’ambiente Joke Schauvliege si è dimessa dopo aver accusato il movimento studentesco di condurre una campagna orchestrata da altre, non meglio precisate, forze esterne, informazione che le sarebbe stata data dai servizi di sicurezza interni. L’agenzia belga per la sicurezza ha negato ufficialmente di aver mai dato “informazioni di questo tipo al ministro, né per iscritto, né verbalmente”. Da qui le dimissioni di Joke Schauvliege. 

Il 15 marzo si terrà dunque la manifestazione europea “School Strikes 4 Climate”, uno sciopero per l’ambiente che coinvolgerà tanti Paesi e che quasi sempre viene discusso e preparato sotto la guida degli insegnanti. Se un argomento appassiona i ragazzi è un’ottima occasione per studiarlo seriamente considerando i diversi punti di vista, basati su fonti quanto più possibile diverse e affidabili, raccomandano le associazioni dei docenti in Svezia. Nel Regno Unito il sindacato dei dirigenti scolastici ha scritto che “quando si riesce ad ottenere dagli studenti più grandi una decisione informata, questo merita un plauso”. Negli altri Paesi non solo i più grandi hanno preso parte alle manifestazioni, ma anche i ragazzi e le ragazze delle scuole medie. In Belgio parteciperanno alle manifestazioni anche i docenti che aderiscono a Teachers for Climate. Nei Paesi Bassi Kim van Sparrentak, 29 anni, dei Verdi di Sinistra, ha detto ed Euronews che “questa è la generazione dell’ambiente. Se manifestano non è per saltare scuola, ma perché, proprio a scuola, sono stati attenti alle lezioni”.

Gli scienziati indicano nei loro appelli, una volta di più, alcune misure concrete: una tassazione maggiore alle industrie, commisurata all’impatto ambientale che generano; più investimenti in tecnologie che limitino il riscaldamento, che secondo gli esperti di questo passo sarà superiore al 3 per cento alla fine del secolo; cambiamenti nei comportamenti individuali, dalla dieta ai trasporti. A Delft, nei Paesi Bassi, il Consiglio per il controllo delle acque, un organismo provinciale che esiste in ogni centro, ha lanciato la campagna “calzini bagnati”. Ignorando con olimpica calma le battute di spirito iniziali, i guardiani dell’acqua hanno steso per le strade fili con enormi calze inzuppate d’acqua. Perché i cittadini si ricordino dei drammi e dei disagi delle alluvioni, ormai evitate nel Paese, ma tragicamente ricorrenti nelle nazioni più povere, e perché tutti usino in modo responsabile la risorsa idrica.

Studi, iniziative e proteste che trascendono gli orientamenti politici, perché se in gioco c’è il pianeta tutti rischiano di perdere, e ben più di un giorno di scuola.