Landini, la Cgil e la caserma in cui si aiutano gli immigrati

C’è stata, nel discorso fatto da Maurizio Landini al Congresso Cgil di Milano, una messa a punto della sua concezione del sindacato oggi. La si può ritrovare nelle proposte  relative alla contrattazione nel mondo digitale. Con la necessità di intervenire “prima”. Cioè quando si progettano i nuovi modelli organizzativi. E la si può riconoscere in un interessante esempio concreto. Landini ha  ricordato una vicenda che ha come protagonista la Cgil di Cuneo. Quando, in un Comune affollato di immigrati addetti a lavori agricoli, il sindacato ha collaborato con la Pas (prima accoglienza stagionali) e con la Caritas per trasformare una caserma in un luogo dove ospitare questi lavoratori senza fissa dimora. Hanno scritto i dirigenti della Camera del lavoro locale: “Abbiamo deciso che era giunto il momento di trasformare la nostra indignazione in azione concreta”, senza dimenticare il nostro ruolo principale ovvero “la tutela dei diritti di questi lavoratori”.

Una vicenda interessante che il candidato alla segreteria generale della Cgil pone sotto il capitolo della cosiddetta “contrattazione inclusiva” e che a noi sembra assomigli anche a una rivisitazione di quella “coalizione sociale” che Landini aveva abbracciato tempo fa per poi abbandonarla. Con una riflessione che non si ferma qui, ma affronta il disarticolato mondo dei mille lavori, tra appalti e subappalti, tra contratti diversi all’interno di singole imprese.  L’oratore ha fatto sue le parole di una delegata del settore commercio che sentiva l’esigenza di “mescolarsi” attraverso le rappresentanze di questi diversi lavori. Con una parola “mescolarsi”, appunto,  che Landini usa poi per proporre che ogni anno si tenga un incontro dei delegati di tutti questi diversi gangli del lavoro per discutere quanto si è fatto e quanto si deve fare. Una visione del sindacato che ha bisogno di un altra parola: “collettiva” (rubata a uno slogan della Filcams, il sindacato dei lavoratori del commercio)  intesa come intelligenza collettiva, come gruppo dirigente fatto di tante e anche diverse sensibilità ed esperienze.

E’ sembrato scorgere in questi passaggi una risposta alle proposte, alle critiche di questi giorni  sul sindacato e il suo futuro.  Penso ad esempio ad un recente e interessante scritto di Gaetano Sateriale che indicava l’esigenza di una contrattazione sociale, di “ una mobilitazione e una contrattazione dal basso: territori, Comuni e Regioni”.

Una risposta, quella di Landini, accennata anche su altri temi, come quelli che riguardano la possibilità di varare una legge sulla rappresentanza. Nonché la possibilità di aprire una nuova fase nel processo unitario tra i sindacati. Anche se questa ultima istanza non è accolta con entusiasmo da Marco Bentivogli, segretario della Fim-Cisl, che ha ricordato  le passate opposizioni della Cgil al termine “sindacato unico”. Certo meglio dire unitario. Come sarebbe piaciuto, senza esitazioni,  a Pierre Carniti.

Un altro tema, infine, affrontato da Landini, è quello relativo al rapporto con l’attuale governo giallo-verde. Lui è sospettato di essere un pochino filo-governativo, per aver riconosciuto il ruolo positivo di Di Maio nella trattativa sull’Ilva.  A Milano però ha dato sul governo attuale un verdetto complessivo stroncante. Ha ricordato, infatti, che quel governo è tenuto assieme, unico caso al mondo, da un “contratto privato”. Che, come tale, non prevede alcuna interlocuzione, alcuna trattativa con i soggetti sociali. Che, dunque, cancella il sindacato. Altro che concertazione.

Non so se il discorso di Milano avrà un qualche effetto su chi ha testimoniato di preferire come futuro segretario generale Vincenzo Colla, considerato più preparato, più affidabile, più responsabile.  Davvero con una linea politico-sindacale contrapposta a quella di Landini? Sarebbe importante un confronto nel merito. Senza cadere in accuse strumentali. Come quelle che parlano di una vicinanza o meno col Pd o con formazioni di sinistra. I prossimi appuntamenti sono dati dalla nuova riunione del comitato direttivo l’undici novembre e dai congressi delle grandi categorie.

Molti sono, del resto, coloro che lanciano appelli unitari anche se dissentono dalle scelte  di Susanna Camusso. Il segretario generale dello Spi (pensionati)  Ivan Pedretti per esempio ha detto che “bisogna rispettare le opinioni diverse e smetterla di alimentare inutili contrapposizioni…Sono certo che sapremo tutti insieme trovare la strada giusta”.

Mentre il segretario della Camera del lavoro di Milano, Massimo Bonini, ha ricordato che “il nemico è fuori di noi. Non tra noi! Per quello che mi riguarda il futuro segretario generale sarà il nostro segretario generale. Non ho dubbi che lo sarà per tutti e non per una sola parte di noi”.