Perché fare l’operaio senza diritti e soldi?

Cari industriali di Cuneo, sono un giovane (non operaio) e ho letto la vostra lettera: “Cari ragazzi, fate gli operai”. Io ho sentito un brivido, certo. Perché, vedete, gli operai oggi non godono di una buona fama. Ad esempio troppo spesso li si vede morire: 1.029 nel 2017 secondo l’Inail. Spesso muoiono sul lavoro, e anche quando vanno al lavoro. Vedi la recente tragedia ferroviaria a Pioltello. Inoltre il lavoro dell’operaio è visto, in questa società, come una cosa d’altri tempi, quasi da “barboni”. Non c’è più l’orgoglio che avevano spesso i nostri padri, magari considerati, nel loro tempo, come appartenenti a un’ “aristocrazia operaia”. Questo avviene un po’ per le paghe via via deperite, un po’ perché via via è stato ridimensionato il loro ruolo nei processi produttivi, cancellando diritti, voci e “saperi”. Considerando troppo spesso, e non solo a Palazzo Chigi, il sindacato un ente inutile. Eppure proprio le caratteristiche di una moderna impresa avrebbero bisogno di una partecipazione attiva. Non aiuta poi a suscitare l’interesse giovanile per il lavoro operaio l’offerta di un lavoro detto “a tutele crescenti” quando si scopre che tali presunte tutele vengono tutte meno appena finiscono gli incentivi concessi agli imprenditori.

Sarebbe dunque necessario approfondire le ragioni di questa separazione tra la fabbrica e le nuove generazioni. L’unico vostro rimedio consisterebbe, cari industriali di Cuneo, nel far frequentare scuole che corrispondano alle “esigenze” delle imprese. Le scuole superiori, i licei e non solo gli istituti professionali dovrebbero formare, come scrivete, “operai specializzati, tecnici nei servizi alle aziende, addetti agli impianti e macchinari”. Un sistema scolastico non tanto basato su un intreccio tra scuola e lavoro, quanto trasformato in una specie di immensa officina. Più tornio e niente Leopardi, par di capire, in questa concezione.

A me sembra di poter dire però che le vostre esigenze produttive non possano essere soddisfatte nei modi che suggerite. Voi infatti non pensate a operai con tradizionali, semplici mansioni. Pensate a specializzazioni complesse, moderne, intrecciate ai bisogni di un’industria 4.0. Per queste finalità sarebbero necessari corsi di formazione adeguati, magari sovvenzionati dalle stesse imprese. Sono tematiche presenti ad esempio nel testo dell’ultimo contratto stipulato per le industrie metalmeccaniche. E allora datevi da fare, cari industriali di Cuneo, senza aspettare l’aiuto pur necessario dello Stato. Fate la vostra parte e vedrete che quei 40mila posti che offrite non andranno deserti.

Poscritto. Questa lettera è inventata. Qualche ragazzo operaio, però, potrebbe averla scritta.