Maglietta rossa? Travaglio preferisce la felpa di Salvini

In un chilometrico articolo sul Fatto Marco Travaglio ci spiega quanto l’iniziativa delle magliette rosse sia stata una colossale manifestazione di ingenuità perché protestava contro “le politiche del governo italiano” in materia di soccorsi in mare invece di prendersela con i veri responsabili, che sono i trafficanti di esseri umani, “quelli che prelevano i disperati nei villaggi dell’Africa nera, spesso convincendoli a partire con false promesse” e “gli scafisti che rilevano le carovane il Libia per organizzare le traversate del Mediterraneo verso l’Italia”. Insomma, voi che pensate che tanti disperati si mettano in viaggio verso l’Europa non perché sono, appunto, disperati e vogliono semplicemente vivere o far vivere i propri figli, avete sbagliato tutto. Se partono è perché, essendo un po’ fessacchiotti, si fanno convincere dalle “false promesse”. E quando arrivano in Libia, se ci arrivano vivi, si fanno convincere ancora una volta e sfidano la morte in mare invece di sistemarsi nei campi che ci sono laggiù, e nei quali, deve pensare Travaglio, potrebbero restarsene tranquilli e beati.

A Travaglio sfugge un dettaglio. Se ci sono i trafficanti è perché c’è un traffico. Non sono i trafficanti a creare il bisogno di partire: essi rispondono a una domanda che esiste a prescindere da loro. Lo fanno in modo ignobile e vanno combattuti e repressi in ogni modo, ma l’unico sistema per farlo seriamente è soddisfare in altro modo la domanda. Sul piano generale, offrendo ai paesi dai quali i disperati fuggono qualche speranza, e cioè restituendo all’Africa (all’Asia meridionale, al Medio Oriente) un minimo di quello che noi occidentali abbiamo preso loro nel corso dei secoli e fino ad oggi. Sul piano più immediato e concreto organizzando le migrazioni nelle vie della legalità e della sostenibilità, con le quote, con i corridoi umanitari, con la cooperazione, il governo internazionale dei flussi e l’integrazione quando arrivano.

Invece, guarda un po’, proprio contro “le politiche del governo italiano” ce l’avevano le magliette rosse. Ce l’avevano cioè, con quello che succede “dopo”, quando i trafficanti hanno già fatto il loro sporco lavoro e migliaia di poveri cristi si trovano in mare e rischiano di morirci. Oppure, se si salvano dal naufragio, di essere ricondotti con la forza in Libia. In quelli che – ammette con riluttanza Travaglio – sono “campi profughi spesso ridotti a lager”. È esattamente ciò che sta succedendo adesso, da quando l’intera responsabilità sulle rotte dei migranti è stata delegata alla Libia. Con la chiusura dei porti prima alle ONG, poi alle navi straniere, poi anche alle navi militari delle operazioni Sophia e Themis, e infine, parrebbe, addirittura anche a quelle della Guardia Costiera italiana. Perfino Travaglio deve trovare questa linea di condotta un po’ troppo forte, tant’è che l’attribuisce alle “sparate di Salvini sempre più spesso zittito (?) dai suoi colleghi Moavero, Toninelli e Trenta”, i quali garantirebbero invece il fermo mantenimento del principio “che tutte le navi (ONG incluse) che trovano profughi sui barconi li possono e anzi li devono salvare e tutte le navi militari (in missione per l’Ue e per l’Italia) che contrastano i trafficanti salvano pure i migranti nelle acque di rispettiva competenza (dunque non in quelle libiche)”.

Qui la prosa di Travaglio si è fatta un po’ confusa, ma proviamo a tradurre: ignorando quello che dice Salvini, gli altri ministri (non leghisti) del governo italiano sarebbero concordi nel riconoscere che il governo italiano deve obbedire alle leggi e alle convenzioni internazionali e guardarsi bene dal proibire e boicottare il salvataggio in mare di naufraghi che rischiano la morte.

Peccato che ci sia capitato di leggere l’articolo che contiene questa frase proprio mentre la chiusura dei porti italiani a tutte le navi che abbiano a bordo profughi raccolti nel Mediterraneo veniva ribadita con feroce determinazione e con l’avallo pieno del ministro Toninelli, pronto a fare eccezione solo per il mezzo della Guarda Costiera che ha imbarcato i migranti prelevati dalla Vos Thalassa. In modo – dice lui – da poter individuare e punire i “facinorosi” protagonisti dell’”ammutinamento” a bordo dell’”incrociatore”.  Con un colpo solo l’esponente dei 5Stelle ha dimostrato così di confondere un rimorchiatore con un incrociatore e di non avere una minima idea di che cosa sia un ammutinamento. Bella prova per un ministro dei Trasporti, sia pure alle prime armi.

Il ragionamento di Travaglio si basa sul presupposto, esplicitato con contorno di ipocriti distinguo, che in fondo quello che sta succedendo sia tutta colpa delle ONG. Scrive il nostro: “Il legame fra alcune ONG e gli scafisti, ormai acclarato e addirittura rivendicato dalle interessate, non è di tipo economico (bontà sua) ma fattuale: le ONG agiscono, anche con le migliori intenzioni, come “pull factor” che rende i viaggi meno costosi e rischiosi, dunque più appetibili e redditizi”. Chi abbia “acclarato” e chi abbia “rivendicato” Salvini non ce lo spiega, ma comunque niente di nuovo sotto il cielo. È da molto tempo, almeno da quando l’allora enfant prodige pentastellato Di Maio ricorse all’arguta metafora dei “taxi del mare”, che tutta la destra si esercita nel tiro a bersaglio contro i volontari che pensano sia giusto salvare gli esseri umani in mare. In fondo è la stessa distorsione della logica, e dei fatti, che si diceva prima. Come chi si mette in viaggio dall’Africa profonda lo fa non perché non ne può più ma perché ci sono i trafficanti con le loro lusinghe, così quelli che si mettono in mare su imbarcazioni sempre più precarie non lo fanno perché comunque quel mare lo debbono attraversare, ma perché ci sono i taxi del mare che li aspettano.

Padrone di pensarla come vuole, anche nel modo più primitivo. Però Travaglio ci dovrebbe spiegare donde trae le sue certezze. Lui stesso ammette che dopo due anni di indagine il procuratore di Catania Zuccaro non ha cavato un ragno dal buco, “come se non fosse stato lui a segnalare al Parlamento il meccanismo infernale che impedisce ai giudici di colpire i trafficanti di esseri umani”. Spiegazione davvero geniale: come se il PM durante un processo dicesse alla Corte: “L’imputato è colpevole, ma io ve lo avevo detto che sarebbe stato difficile provarlo”. Evviva Zuccaro. Invece le archiviazioni delle accuse contro le ONG al tribunale di Palermo e il dissequestro della nave sotto inchiesta a Ragusa Travaglio, così attento lettore delle carte giudiziarie, non le cita nemmeno di sfuggita. Si era distratto.