Mafie, l’elefante nella stanza

Dici: “Certo che per voi del nord Europa le nostre mafie – ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra – sono un formidabile fattore di inquinamento della vostra economia” e, oplà. Entra l’elefante nella stanza, cala sulla cena, ovunque a settentrione si stia in santa pace mangiando, un silenzio educato ma tanto denso, fidatevi.

Mi chiedo ogni volta come questo momento di sospensione vada interpretato. Sconforto assoluto per la nostra nazione che è riuscita a convogliare la holding delle attività criminali in un’economia europea legale? Rassegnazione verso un’Italia così disperante ma anche così bella da perdonarle tutto?

All’inizio qui i giornali ci definivano la seconda Francia. Tante belle seconde case acquistate da professionisti e imprenditori del Nord Europa. Poi, dati immobiliari alla mano, si scopre che l’Italia è la prima destinazione assoluta per chi vuole acquistare un buon ritiro. In Olanda, nei Paesi Scandinavi e ovviamente in Germania, è esplosa la corsa al posto (costoso) al sole, rustici senza pretese o signore case tra il verde della Toscana, che guida la classifica, o i riverberi rosa delle Dolomiti. In mezzo, posti come le Marche, l’Abruzzo e sì, proprio il Sud, che ingombra il dibattito ma scalda il cuore, Sicilia e Puglia in testa.

Ciao, Sud della Francia, qui chi ci capisce prende casa in Italia e, per un paio di mesi all’anno, parla anche Italiano. Solo in Olanda sono attivi più di 800 corsi di lingua italiana e nelle università scandinave gli italianisti hanno buon gioco nei dipartimenti di European Studies.

La parola mafia risuona ancora nella stanza e stride con le lodi sperticate del bel paese, una bellezza sfigurata dalla criminalità. L’elefante è ancora lì, nella stanza, e nessuno si volta a guardarlo in un primo momento. Poi riflettiamo su quanta forza si possa trarre dalla fraternità europea per arginare la cultura criminale e gli immensi asset economico-finanziari di ‘ndrangheta (la più penetrante), mafia e camorra. Che poi, dice Roolf, più che ragionare basta fare due conti: la sola ‘ndrangheta fattura (sì, fattura perché le contabilità sono sempre ineccepibili, danaro intriso di sangue che più bianco non si può dopo un bel giro di banca o di compartecipazione societaria) 88 miliardi l’anno in termini di capitali riconducibili, ma solo in parte irrisoria tracciati.

Anche per questo è sorto da poco in Olanda un dipartimento dedicato a investigare le nostre mafie. “Con l’estensione globale delle loro operazioni criminali sono tra le più pericolose d’Europa”: il rapporto Europol (sede centrale all’Aia, fra l’altro) descrive e quantifica gli immensi interessi che infiltrano l’economia legale: mercato della droga, contraffazione e traffico di esseri umani valgono il 2% del prodotto interno lordo dell’Unione Europa.

Attenzione, però: questa disgustosa focaccia illegale lievita se infornata nei posti giusti, istituti di credito e investimenti in infrastrutture, e arriva lentamente ad avvinghiare, soffocandolo, il libero mercato. L’elefante è sempre lì, con noi nella stanza, ma lo guardiamo e ne parliamo.