Mafia, le mani sull’economia
nel silenzio della politica

Uno dei temi centrali di questa campagna elettorale è quello della sicurezza-insicurezza che secondo alcuni è il frutto avvelenato della presenza degli stranieri che avrebbero invaso l’Italia. Gli imprenditori della paura sono stati molto attivi ed abili, ed hanno imposto il tema nonostante la visibile riduzione delle persone arrivate dall’estero in Italia negli ultimi mesi. La paura è un fatto reale, percepito da una moltitudine di persone. Chi solleva questo tema lo declina in termini securitari e di militarizzazione di fatto della società.

Ma in questa campagna elettorale ci sono altri fatti che avrebbero meritato ben altra attenzione da parte dei media, dei candidati e dei partiti. Uno di questi si riferisce alla sicurezza-insicurezza della nostra economia che è sotto attacco da soggetti molto pericolosi. Le ultime avvisaglie si sono viste appena qualche giorno fa in Toscana dove sono finite in carcere una ventina di persone di origine calabrese e toscana accusate dalla procure della Repubblica e dal GIP di Firenze di una serie di condotte criminali.

I primi sarebbero legati alla ‘ndrangheta, i secondi sono imprenditori toscani espressione del settore conciario che in quella realtà ha una storia e una tradizione antica. Leggendo le carte si scopre un vasto giro di prestiti ad usura, di minacce ed intimidazioni, e persino di sequestri di persona nei confronti di chi non rispettava i tempi della restituzione del denaro prestato ad usura, di fatture false e di frequenti cartolarizzazioni. Insomma, un’alterazione grave dell’economia e del mercato.

Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che siamo di fronte ad un isolato fatto di ordinaria criminalità; in realtà non è così, perché l’episodio si iscrive in inquietanti fatti che oramai da tempo stanno coinvolgendo imprenditori di varie regioni d’Italia. Pochi giorni prima di Firenze è stata la Procura della Repubblica di Messina a portare alla luce un fatto davvero sconvolgente perché in quella realtà erano all’opera “soggetti portatori di specifici interessi economici ed imprenditoriali che dimostrano una preoccupante attitudine ad orientare a proprio favore l’azione della Procura, rendendo fondato il timore che parte dell’ambiente giudiziario non sia immune a tale forma di infiltrazione”. Nella vicenda sono rimasti coinvolti avvocati, magistrati, imprenditori.

In Lombardia l’operazione Insubria di un anno fa ha mostrato come vari imprenditori erano soliti rivolgersi ad uomini della ‘ndrangheta per recuperare crediti vantati nei confronti di altre persone o imprese. Sud, Centro, Nord: dappertutto ci sono imprenditori che risultano essere soggetti attivi di condotte perlomeno discutibili, al di là della rilevanza penale che è compito dei processi accertare e sanzionare.

Cosa sta succedendo? I fatti rivelano una serie di criticità in campo economico, una difficoltà degli imprenditori a riscuotere in tempi accettabili i propri crediti o ad accedere al credito, e delle banche ad andare in soccorso di questi imprenditori; la risposta a queste criticità è una rilevante propensione a seguire la falsariga di un noto imprenditore che ha usato metodi più che discutibili e rapporti disinvolti con criminali per poi darsi alla politica: Silvio Berlusconi.

Sta accadendo che, in modo frequente, molti imprenditori si rivolgono ad associazioni mafiose per risolvere i propri problemi e per fare affari in modo illegale, e ciò in barba ai tanti sermoni sull’etica del capitalismo, sulla concorrenza, sulla bontà del mercato capace di regolare i conflitti e di assicurare a tutti più opportunità per arricchirsi.
Il comportamento di questi imprenditori confligge con la correttezza di molti altri che agiscono rispettando le leggi e le norme; ed è un potente attentato alla sicurezza dell’economia e dell’impresa sana. Ma perché fatti del genere che sono gravi, inquietanti, che arrecano danni enormi all’economia e ai cittadini e che favoriscono le mafie, non si affermano tra le priorità della campagna elettorale? E perché tali comportamenti non generano insicurezza tra i cittadini e nei mercati?