Macaronì nelle miniere del Belgio
quando i migranti eravamo noi

Lo chiamarono «manifesto rosa» ma non aveva nulla a che fare con le donne e il femminismo. Piuttosto sembrava una chiamata alle armi, anzi alle miniere. Fu affisso in molte parti d’Italia dalla Federazione Carbonifera Belga e invitava gli italiani ad andare a lavorare lassù. «Condizioni particolarmente vantaggiose vi sono offerte per il lavoro sotterraneo nelle Miniere Belghe», recitava rivolgendosi agli Operai Italiani. Seguivano in ordinata impaginazione tabelle con i salari giornalieri, assegni familiari, perfino i premi di natalità; e particolari sugli alloggi, le istruzioni per le rimesse di denaro in Italia, nonché dettagli sul viaggio in treno (biglietti gratuiti) che durava «solo 18 ore»! (in realtà ci volevano anche tre giorni). E chiudeva, ottimisticamente, con la seguente frase: «Compiute le semplici formalità d’uso, la vostra famiglia potrà raggiungervi in Belgio». Ma non andò proprio così.

I manifesti e la vera e propria campagna di reclutamento furono l’esito immediato del protocollo firmato il 20 giugno del 1946 tra Italia (allora era Primo Ministro Alcide De Gasperi) e Belgio (Primo Ministro Achille Van Acker) che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone. Ne arrivarono oltre 63.000, circa 2.000 a settimana (tutti i particolari dell’accordo li trovate su Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_italo-belga). Il protocollo funzionò, almeno fino al disastro di Marcinelle, quando la mattina dell’8 agosto 1956, un incendio nella miniera di carbone Bois du Cazier provocò la morte di 262 persone delle quali 136 erano italiani. Non era il primo incidente ma fu certamente il più grave e, da allora, molto cambiò.

Anche Ottavio, il nonno di Roméo – sono i nomi dei protagonisti del graphic novel Macaroni! di Thomas Campi e Vincent Zabus, edito da Coconino Press-Fandango – è un italiano emigrato in Belgio: lui che sognava di fare il ferroviere e che è finito in fondo alla miniera a scavare carbone. Per fortuna non è morto a Marcinelle ma si porta sempre dietro la bombola d’ossigeno perché la silicosi (la terribile malattia dei minatori) non lo lascia respirare. Ai danni fisici si aggiungono le oppressioni della memoria, assediato com’è dai ricordi del passato: della moglie Giulia che lo ha spinto ad emigrare in Belgio nella speranza di una vita migliore; di quando, a soli 18 anni, è stato mandato in guerra (la Seconda Guerra Mondiale) dalle scelte scellerate di Mussolini; e poi, dopo l’8 settembre del 1943, quando fu fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Germania; e poi, ancora, il ritorno in Italia, senza lavoro e il successivo «arruolamento» tra i minatori emigrati. Ricordi tutti dolorosi e che lo perseguitano sotto forma di fantasmatiche apparizioni nere come la polvere del carbone.

Ottavio è un «vecchio rompiscatole» che inveisce contro tutto e tutti e che l’undicenne Roméo non sopporta. Così il ragazzino scalpita e tiene il broncio quando è costretto a passare una settimana dal nonno a cui il padre l’ha affidato. Ma la burbera presenza del nonno che gli insegna a tenere in ordine l’orto e ad accudire il maiale (che Ottavio ha ribattezzato con il nome dell’odiato Mussolini), giorno dopo giorno farà cambiare l’atteggiamento di Roméo. Grazie anche all’incontro con Lucie, una ragazzina che abita accanto alla casa del nonno, che diventerà sua amica e lo porterà a vedere il Bois de Cazier, la miniera di Marcinelle oggi trasformata in museo, Roméo prenderà coscienza della dura vita passata dal nonno e capirà le ragioni del suo risentimento mai placato. Una maturazione che gli servirà anche a capire i suoi personali problemi di rapporto con il padre e la madre e la difficile crisi familiare che i suoi genitori stanno attraversando.

È davvero bello questo graphic novel, ben scritto e ottimamente disegnato da Vincent Zabus (sceneggiatore e drammaturgo belga) e Thomas Campi (disegnatore ferrarese, oggi residente a Sidney), una coppia d’autori che si era già fatta notare con un altro graphic novel, Magritte, questa non è una biografia (sempre edito da Coconino Press) e che proprio con Macaroni! si è aggiudicata il Prix Cognito, assegnato al miglior fumetto ispirato alla Storia.

E la Storia con la S maiuscola è entrata di diritto nelle piccole storie quotidiane dei protagonisti del fumetto e ha contribuito a trasformare (come racconta Vincent Zabus nell’appendice al libro) quella che inizialmente era un’idea di un libro per bambini, prima in uno spettacolo teatrale e poi in un fumetto. Facendo crescere il testo di pari passo con la coscienza di una memoria storica da preservare e tramandare. Analoga a quella di Salvatore Adamo (il celebre cantautore italo-belga, ricordate: La notte, Lei, Affida una lacrima al vento e decine di altri successi degli anni Sessanta e Settanta?). Adamo, nato a Comiso in Sicilia nel 1943, firma una bella introduzione al libro nella quale ricorda la sua esperienza di ragazzino emigrante al seguito del padre, che nel 1947 andò a lavorare nelle miniere della Vallonia. Racconta della sua infanzia, vissuta in una baracca di legno con i tetti di onduline, della povertà, del fumo e della polvere di carbone che tutto copriva e anneriva. E sottolinea l’importanza, anche per lui, del rapporto con i nonni ritrovati in un viaggio in Italia. Ma parla anche della gratitudine per un Belgio che, nella sua esperienza, fu tutto sommato accogliente nei confronti dei migranti. E anche se ogni tanto apostrofavano gli italiani con lo sfottente epiteto di «Macaroni!» (con l’accento sulla i), i ragazzini italiani rispondevano sbeffeggiando i coetanei belgi con l’appellativo di «Patata Fitta!». Quasi un gioco e un tentativo di sdrammatizzare i duri e drammatici conflitti che l’emigrazione, in ogni tempo e luogo, solleva.