Macaluso: socialismo
senza autonomia

“Il socialismo europeo ha perso la sua anima. Ha rinunciato a elaborare una lettura, un’idea autonoma della grave crisi economica e sociale che nell’ultimo decennio ha investito tutti i Paesi, ha rinunciato a studiare e a presentare proposte alternative. E oggi se ne pagano le conseguenze”. Emanuele Macaluso riflette con Strisciarossa sulla crisi della sinistra riformista dopo il voto tedesco, l’ultima di una serie di gravi sconfitte, dai socialisti francesi a quelli austriaci, dagli olandesi agli spagnoli, per non parlare delle tante città perse dal centrosinistra italiano.

Quali sono i tratti comuni? “E’ mancata la capacità di individuare la novità della crisi e di avanzare delle proposte autonome. E questo è avvenuto sia dove i socialisti governavano in coalizione, come in Germania, sia dove avevano la maggioranza, come in Francia. Né i singoli partiti, né il Pse, hanno fatto davvero una propria analisi di questa trasformazione profonda del mondo del lavoro e delle diseguaglianze che hanno aumentato in modo impressionante le differenze tra i ricchi e i poveri e prodotto una frattura generazionale in tutto il mondo”.

Macaluso vede forse un’unica eccezione nel Labour di Corbyn. “Lui si è mosso in discontinuità con le vecchie leadership del suo partito, da Blair in poi, si è rivolto innanzitutto al mondo del lavoro e ai giovani, ha elaborato progetti alternativi. Il successo del Labour alle elezioni, anche se non in misura tale da conquistare il governo, si spiega in questo modo”.
E in Italia? Esiste una peculiarità della sinistra italiana? Macaluso fa una premessa di carattere storico necessaria per cogliere meglio gli aspetti della crisi attuale. “Come è noto da noi non esiste un partito socialista, anche se c’è il PD che aderisce al partito del socialismo europeo. Gli eredi del PCI non hanno voluto sdoganare la parola
socialismo e il vecchio PSI è di fatto scomparso. C’era il PDS, i Ds. Poi è appunto arrivato il PD con una fusione fredda tra gli ex comunisti e un pezzo della sinistra democristiana che non è mai davvero riuscita”.

Le vicende delle segreterie Bersani e Renzi, in fondo, lo confermano. Ma Macaluso, che non è mai stato iscritto al PD, considera un grave errore quello della scissione. “Non c’è stata una battaglia per dare un’anima diversa, piu socialista al Pd, ma verrebbe da dire solo una opposizione di emendamenti alle proposte della maggioranza del partito. Questo rende la divisione incomprensibile. Anche tra i socialisti spagnoli c’è stato uno scontro molto duro, ma nessuno è arrivato alla scissione. E comunque ora serve chiarezza. Pisapia punta a raccogliere le forze alla sinistra del PD, ma se poi vuoi fare il centrosinistra devi guardare a quel partito. Un’espressione come centrosinistra alternativo al PD non ha alcun senso: altrimenti con chi lo fai, con chi ti allei?”.

La preoccupazione, insomma, resta forte. “Tanto più ora che può finalmente aprirsi una riflessione nelle sinistre europee. A cominciare dalla Spd, dopo la sconfitta di domenica scorsa. Ma anche in Francia prima o poi si riproporrà l’esigenza di rimettere insieme i pezzi della sinistra, oggi frantumata, come fece a suo tempo Mitterrand. Sarebbe assurdo che la sinistra italiana restasse fuori da questo movimento”.