Berlusconi, come se nulla fosse accaduto

“Noi siamo un paese senza memoria, il che equivale a dire senza storia”, scrisse Pier Paolo Pasolini nel 1975, prima di essere ucciso all’Idroscalo di Ostia. Sono passati quarantatré anni e quel giudizio, purtroppo, resta drammaticamente attuale. Siamo un paese che non ricorda, che cancella il passato e la storia, che partecipa senza sussulti a quel grande processo di rimozione dopo il quale tutto è immutabilmente piatto.

E’ un problema che riguarda i cittadini e gli elettori. Ma riguarda principalmente la politica, tutta presa dalle sue frasette elettorali e poco incline a far rispettare le regole e quindi a tenere viva la memoria di quello che è accaduto.

Tra le altre cose in questa Italia è accaduto che un signore di nome Silvio Berlusconi sia stato condannato per frode fiscale in un regolare processo e sia stato dichiarato incandidabile in base a una legge dello Stato, la legge Severino. Sempre sulla base di quella legge nel novembre del 2013 il Senato ha votato la decadenza del senatore Berlusconi. Il quale di conseguenza è stato costretto a lasciare il suo scranno a Palazzo Madama. Questo è stato.

Dopo quattro anni, a leggere i giornali, a sentire i tg e ad ascoltare le numerose dichiarazioni politiche di questa strana campagna elettorale, sembra che quei fatti non siano mai accaduti. Eppure stiamo parlando di una sentenza pronunciata “in nome del popolo italiano” e dell’applicazione di una legge dello Stato regolarmente approvata dal Parlamento. Utilizzando il solito escamotage all’italiana, Silvio Berlusconi, dopo un periodo di ritiro dal campo da gioco, è tornato, ha ripreso in mano le redini di una squinternata alleanza di centrodestra, l’ha rimessa in piedi dando fiato agli estremismi razzisti della Lega di Salvini e si è autoproclamato “presidente” con tanto di nome scritto nel simbolo elettorale di Forza Italia, che speriamo il Ministero dell’Interno, nell’esame dei simboli previsto dal regolamento, dichiari incompatibile e impresentabile.

Non solo, il medesimo ex Cavaliere è tornato al centro della scena, rilascia dichiarazioni, fa interviste, incontra gli alleati, appare ogni giorno in tv, sia nei tg che nei talk show e nei programmi pomeridiani. Insomma, tutto come prima. Tutto come se nulla fosse accaduto.

Ora, che Berlusconi voglia far finta di niente e continui a dire di essere stato “vittima di cinque colpi di stato” e addirittura si scagli contro una “sentenza assurda e criminale” e contro la legge dello Stato che lo ha dichiarato incandidabile e addirittura sostenga che sarà lui, dopo il voto, ad indicare il premier al presidente della Repubblica, è già al di fuori di ogni normalità democratica. Ma che gli altri esponenti politici stiano al gioco e nessuno senta il dovere – il dovere democratico, costituzionalmente democratico – di dire “signor Berlusconi si faccia da parte perché lei è incandidabile e non può guidare una coalizione elettorale”, è grave e scandaloso. E’ un comportamento che lede l’autorità dello Stato e la superiorità della legge rispetto agli interessi personali. Ed è in fondo anche un messaggio pericoloso: non è obbligatorio rispettare le regole e la legge, si può trasgredire. Nel Paese dove troppo spesso le leggi esistono per essere infrante e le regole per essere violate è un segnale devastante.

Vedete, ci siamo talmente assuefatti alla smemoratezza che le avventure di Berlusconi passano davanti ai nostri occhi senza che nessuno insorga e protesti. Siamo in presenza di una normalità dell’anormalità. Da qui al voto del 4 marzo c’è tempo per cambiare comportamenti. Chi ha la responsabilità politica e istituzionale lo faccia. Chi ha a cuore la democrazia e lo stato di diritto non si tiri indietro. Chi si sente parte del centrosinistra, ancorché sia così malridotto, non giri la testa dall’altra parte facendo finta che quello che è successo non sia mai successo. Una democrazia è sana solo se rispetta se stessa e le sue leggi. E un Paese ha futuro solo se guarisce da questa preoccupante e pericolosa amnesia.