Ma davvero quell’uomo
“non ha mai
fatto la guerra”?

Vabbè, ha perso. Però non ha mai fatto una guerra. Insomma, Trump non era poi così cattivo. Lo avrete sentito questo ritornello in ogni talkshow in cui vi sia capitato di imbattervi, negli ultimi giorni, e a cantarlo non sono solo i campioni della destra che – è umano – “nun ce vonno sta’”, come si dice a Roma, ma anche certi esponenti della sinistra che godono quando possono auto-fustigarsi cercando peli in tutte le uova. D’altra parte è stato lui stesso a rivendicare la propria verginità bellica.

Peccato che il presidente-che-non-ha-mai-fatto-la-guerra sia quello che all’inizio di aprile del 2017, tre mesi dopo il suo ingresso alla Casa Bianca, ordinò il lancio di 59 missili Tomahawk contro il territorio siriano controllato dall’esercito di Assad. Doveva essere una ritorsione per l’uso di armi chimiche da parte del regime di Damasco, ma il bombardamento provocò la morte di molti civili. Poco più di un anno dopo, il 14 aprile del 2018, il raid fu ripetuto, stavolta con 105 missili e con un numero di vittime ancora più alto. Tutte e due le incursioni furono condannate dal Segretario generale dell’Onu.

Mancava solo il Nobel…

Nel frattempo il presidente mammoletta, che qualcuno intanto aveva pure candidato al Nobel per la pace, si esercitava nel suo tira-e-molla a base di minacce di distruzione atomica e di improvvise e improbabili pacificazioni con il suo partner in truculenza Kim-Jong-un. Anche all’Iran Trump fece balenare apertamente la minaccia atomica, prima e dopo il ritiro da lui ordinato dall’accordo mediato dall’Unione europea sul controllo del programma nucleare di Teheran.

Si dirà che c’è una bella differenza tra il minacciare la guerra e farla. Ma non sono azioni di guerra gli attacchi missilistici in un paese lontano? E non è un’iniziativa con notevoli e devastanti conseguenze militari il ritiro dei soldati Usa dalle postazioni in difesa dei curdi siriani per fare spazio al sanguinoso regolamento di conti voluto dall’amico Erdoğan? E sarebbe certamente difficile considerare un’iniziativa da pacifista l’assassinio a Baghdad del generale iraniano Qassim Soleimani con un drone telecomandato da Washington. Le reazioni che quell’azione avrebbe potuto provocare erano ben chiare alla Casa Bianca ed erano state anche discusse con il leader israeliano Netanyahu. L’amministrazione Trump e la dirigenza israeliana erano pronte per la guerra.

Gli effetti che la presidenza Trump ha avuto sulla politica estera degli Stati Uniti e sugli equilibri internazionali sono complessi e di lunga portata. Se ne parlerà abbondantemente in futuro. Sarebbe utile cominciare a farlo senza stereotipi ma anche senza favolette nutrite dalla disinformazione. Trump era un pacifista? Ma ci facciano il piacere…