Cinque Stelle,
ora è affidato
tutto a Conte

Sarà che forse sta nascendo una nuova forza politica, ma se le cose andranno come annunciano i sondaggi, ne morirà un’altra, il Pd, e della quercia non rimarrà che un alberello. Così, dovendo occuparsi delle novità che maturano a buona velocità nei cinque stelle ad un passo dalla rifondazione, viene spontaneo fermarsi sulla notizia del giorno, che non sono i grillini con la loro nuova buona creanza, ma la probabile sparizione della più solida e matura forza di sinistra del Paese.

Tuttavia, per capire come si sia delineata questa allarmante proiezione del futuro immediato che ci riguarda, bisogna tornare agli ex ragazzi dello zainetto e ai loro tormenti da sala parto per osservarne i movimenti. Partendo da un dato recentissimo, prodotto da Mentana su La7: se Conte si mettesse a capo dei resti dell’esercito cinque stelle riveduto e corretto, guadagnerebbe il 22% dei consensi. Mentre il Pd scenderebbe al 14, ben al di sotto di qualunque livello di guardia, a rischio sparizione, più o meno.

Il grande stratega Grillo

Sta a vedere che Grillo è un grande stratega e ha capito che, proprio perché l’obiettivo primario del M5S era la distruzione della sinistra storica e la sua sostituzione col populismo sintetizzato da Casaleggio, non c’era altra strada che intrecciarne i destini, invece che combatterlo. E infatti, lo scontro frontale, durato un bel po’ d’anni, non ha portato bene alla ditta Cinque Stelle. Anzi, seguendo quel percorso, e adottando per stretto comodo la logica pandemica con la quale abbiamo a che fare, si potrebbe concludere che il virus cinque stelle ha aggredito a lungo il corpo del Pd senza riuscire a indebolirlo, ma grazie alla sua pervasività, ecco che il virus ora muta e il vaccino non basta più…

Pensieri vagabondi, mentre il quadro va alla deriva. Perché, eccoci ai fatti, Conte, uscito con onore da Palazzo Chigi, è stato investito formalmente da Grillo – ma chi è? Il suo ruolo resta sempre un tuffo nel cuore di una qualche magia, non dimentichiamolo – affinché si faccia carico del prossimo nuovo nato, un partito uscito dalle costole del vecchio M5s, opportunamente rinominato senza perdere le stimmate di avvio.

Cioè: a quanto si sa, si starebbe pensando anche a un cambio di nome, oltre a un parco normativo e criteri fondativi del tutto nuovi. Sempre su spinta di Conte, la cui funzione, mentre resta attiva la segreteria a cinque, andrà elaborata (padre? segretario? capo?) e definita crediamo presto. Tutto fila, in queste ore, fila il gran daffare delle retrovie della sala parto.

Ora il Movimento guarda a sinistra

Quanto mai opportuna, rispetto a questa fluidità del processo, la spaccatura che ha in questi giorni portato Di Battista e sodali fuori dal perimetro del M5S e lì sono stati inchiodati da una scomunica perentoria, con tutto il loro destrismo ideologico e etico… Infatti, liberato il campo dall’ala destra ancora sensibile alle gattinerie di Salvini, il celebre Movimento né di destra né di sinistra si dice pronto a guardare a sinistra, al centrosinistra. Sbrigativa fine di un monumentale assunto epico-storico-dialettico.

Mica male. E guarda tanto a sinistra che già siamo stati avvertiti: il nuovo Movimento contiano ha fatto richiesta di ingresso nel loggione socialista del Parlamento europeo. Che accoglierà la domanda solo se il Pd non mostrerà di sgradirla, ma non mostrerà. Quindi sono dentro l’area socialista a cantare l’Internazionale, con i resti del Pd. Tutto questo, nonostante il bruciore che porta con sé, è una buona nuova, deve esserlo: si infoltisce il gruppo europeo che si rifà al patrimonio culturale del socialismo internazionale e l’asse PdM5S dovrebbe rafforzarsi, partendo da una nuova plausibilità dell’intesa fondata su intenti e visioni condivisi…

Una forza populista di sinistra moderata e liberale

cinque stellePerò… sono state pronunciate poche ma importanti parole nel corso di queste ore, parole che attivano sensori datati ma sempre utili. Per esempio: Di Maio ha etichettato la nuova forza politica “moderata e liberale”, come fosse un gagà appena arrivato alla festa ma già conquistato dal fascino del centro. E va bene. Poi, Conte avrebbe preferito contrassegnare, con un velo di nostalgia, la sua creatura come “populismo di sinistra”, nel senso, cioè, “sano”, ma esiste forse un populismo sano?

Tirando le somme: una forza populista di sinistra moderata e liberale. Che però risponde mai come in queste ore agli impulsi di un signore, imprenditore di se stesso, che non ha nulla a che vedere con il Parlamento e le istituzioni italiane ma comunque in grado di dare punti in strategia ai grandi tecnici della politica italiana. Casaleggio compreso: visto che da giorni ha accettato un ruolo da spalla, poche parole, grandi occhiate, vaghezza… del resto, il suo socio “sta affà Maradona”, il pubblico non glielo togli ora, al massimo mugugna.

Scacco alla regina

Il “populismo sano” va ad aggiungersi al “sovranismo gentile”, dipinto da Di Maio in uno dei suoi momenti migliori, entrambe scatole logiche pronte ad autodistruggersi per le contraddizioni insanabili su cui si fondano. Infine, c’è il dato del sondaggio che, a dispetto della sua modestia grafica, avrà gran ruolo in ciò che avverrà da qui in avanti. Proiettare un futuro imminente con i Cinque Stelle al 22 per cento e un Pd al 14 significa accendere tutte le luci del campo di gioco, perché, fosse verificato, equivarrebbe ad una rivoluzione gigantesca, per il nostro piccolo ovviamente, un parto o un furto d’identità? Un terremoto vero, uno scacco alla regina.

E già più di qualcuno nel Pd mostrava di non gradire l’abbraccio così fremente con i cinque stelle… e adesso? Per venirne fuori basterà fare in pubblico l’analisi del vocabolario dei nuovi cinque stelle che son sempre quelli di prima ma ora, fra poco, saranno nuovi?

Ma una cosa è chiara: tutto sta sulle spalle di Conte, tutto, l’uomo che si ritrova tra le mani i fili per spazzare o rinverdire o rigenerare il vecchio campo di sinistra. Lui è in grado di buttare all’aria quel vocabolario cinque stelle che impensierisce molto i cittadini di sinistra, di dire che erano spot senza peso… lui può. Nemmeno Togliatti ha mai avuto tanto potere nell’ala sinistra del Parlamento. Zingaretti, che farà? La fusione calda? Problemi immensi in un quadro strettissimo.