M5S, tra scienza e politica vince la censura

Proviamo a vederla in un’ottica disegnata dalle linee di forza di questa vicenda, lasciando da parte la materia di cui è variamente composta. Perché, pare, l’espulsione del collega Iacoboni dal foyer acceso e difeso dal titolare unico dei Cinque Stelle, Casaleggio jr, non avviene in un contesto qualunque, ma piuttosto in un incrocio del pensiero decisamente ricco di un senso addirittura “storico”.

Il meeting di Ivrea – l’occasione che ha risposto con una serrata alla richiesta di un bravo e rispettabile giornalista della Stampa – aveva e mantiene una presunzione fondamentale, non sempre messa in luce come avrebbe meritato benché Casaleggio stesso ci abbia tenuto a precisare: non si trattava di un appuntamento politico, ma tecnico, scientifico, quindi oltre la politica, perché si affrontava la questione del futuro. Il futuro come categoria del sapere, il meeting come campo di confronto di visioni pulite, asettiche, geometricamente libere dai condizionamenti del pensiero “mediocre”, il pensiero politico.

Casaleggio sta provando da un pezzo a rimescolare come piace a lui i frammenti del firmamento esploso dall’illuminismo, consolidato in tante teorie della liberazione, formattato con troppa disinvoltura da chi ha preteso di tradurre in formule applicabili, per esempio, qui ed ora, il materialismo storico di Karl Marx. Esiste la politica, sostiene Casaleggio, ed esiste la scienza, come campo neutro di una libera interazione che sposta progressivamente i suoi target di ricerca in avanti. In quel meeting sta chiamando a raccolta proprio la scienza, la politica ne resti fuori. Come se per davvero la scienza non fosse – così come ha invece sostenuto fin qui il pensiero occidentale appeso alla ragion critica discesa dalla Rivoluzione del 1789 – uno dei campi del potere, forse il più misterioso e nodale. Ma solo un mediocre pensiero politico può immaginare di ripristinare il muro – mai esistito – che separerebbe la scienza dalla storia del potere e quindi dalla grande storia del pensiero politico.

Tuttavia, è esattamente questo il gioco vincente, egemone, in Italia come altrove: tornare ad immaginare che le aree tettoniche della realtà siano incomunicanti tra loro, comunque, quando serve, non sottoposte alla medesima logica del potere. Un falso che pretende di riscrivere la storia ovviamente ricorrendo ad un nuovo vocabolario composto mentre pensa al futuro: un po’ la vera costante che lega Gianroberto Casaleggio a suo figlio, erede di questo gigantesco esperimento da laboratorio chiamato “M5S”.

Ma il M5S è scienza delle comunicazioni e dei condizionamenti di massa nell’era del web, oppure è politica? E la giostra azionata ad Ivrea – in risibile continuità ed omaggio rispetto allo strepitoso percorso intellettuale di Adriano Olivetti – come riesce ad evitare la promiscuità con il tavolo politico, con la piattaforma decisamente ideologica imbastita per i cinque stelle, per controllarli, rendendoli proiettili perfetti? La risposta, nei fatti ancora una volta, è molto romantica: chissenefrega, dice in pratica Casaleggio, da vincitore che vince con poco stile. E così fa sapere ai proiettili di guardia alla sala di Ivrea dove si discute di un futuro sciolto dalla politica, che Jacoboni non deve passare, non deve mettere il naso lì dentro. In quella culla di scienza, in quel kinderheim del nuovo sapere, un bravo giornalista che non ha mai abbassato la testa e allo svelamento del potere – non del futuro – ha sempre lavorato, non deve esserci. Perché non è gradito, informeranno, “per ragioni personali” e non come professionista.

Grandiosa, limpida confessione circa la romanticissima e orgogliosa pulsionalità che va rintracciata alle spalle dell’esclusione di un cronista da un incontro in cui si discuteva di futuro e, ripetiamolo, non di politica. Niente di oggettivo, ribadisce implicitamente Casaleggio, in quel divieto, tutto caratteriale invece, affari miei: non mi piace quel tipo, non lo voglio. E rende così trasparenti le linee di forza del futuro che, si avverte bene, sta chiuso nel suo corpo e non vede l’ora di allargarsi come immensa macchia d’olio sulla terra: intanto, un futuro in cui il potere possa inabissarsi comodamente di nuovo ben al di sotto dell’orizzonte di una umanità sofferente, evitando prudentemente non solo di farsi riconoscere, ma perfino di essere nominato. Almeno quando si tratta di “scienza” e ti va di sbattere fuori uno, un giornalista che fa il suo mestiere, perché ti sta sulle balle.

Ideologia vincente, sì. In grado, e perfettamente, di intimidire e neutralizzare tanti altri giornalisti lì presenti che alla notizia dell’esclusione di Iacoboni non hanno sentito il bisogno di alzarsi e andare via con due etti di indignazione nelle tasche. Mentana ha correttamente protestato ma nessuno se n’è andato. Il futuro è già qui, e se sta qui è davvero politica, piaccia o no a Casaleggio, il Toolsadoom de noantri.