L’ultima di Daniele Sepe. Grande musica da Capitan Capitone a Zingari

Daniele Sepe sorprende, sempre. Sorprende chi lo conosce e soprattutto chi non lo conosce. Forse disorienta chi non lo conosce, specie se abituato ad un certo ordine nell’ascoltare la musica come in altre occupazioni della vita. Sicuramente, oltre che un artista a tutto tondo, un compositore egregio, un sassofonista bravissimo, una mente in fibrillazione costante per quanto basilarmente rilassata, si potrebbe definire un “guastatore”. E nel senso migliore del termine.

Guasta e destabilizza tutto quanto normalmente si presenterebbe come scontato e revedibile, omologato e piatto. E’ profondamente napoletano, con alcuni dei difetti e con molti dei pregi del suo popolo, fra questi la curiosità e la capacità di allargare lo sguardo fino ad abbracciare una forma d’arte nella sua interezza, in questo caso la musica.

Ormai da diversi anni tratta la musica come una materia eterogenea, composita, plasmabile, dove ogni molecola può combinarsi con le altre.

Il Jam jazz

I generi non esistono, esiste un magma sonoro, Stockhausen può incrociare la tarantella, Mingus incontrare Nino D’Angelo, Matteo Salvatore e Gato Barbieri.

Ha cominciato sedicenne con i Zezi che combattevano per ’Alfasud, ha continuato facendo il turnista, ha guidato la Notte della Taranta, ha battezzato i 99 Posse, ha partecipato da protagonista all’onda sonora del Neapolitan Power, ha calcato i palchi dei festival jazz, ha recentemente incontrato personaggi come Stefano Bollani (collaborazione che dura ormai da un po’ fra i due) e Vinicio Capossella. Come a dire stesso tipo di teste e di potenziale follia.
I suoi modelli sono tanti, o per lo meno lo sono i grandi musicisti che deve aver ascoltato davvero tante volte fino a compenetrarsi. Ma il mondo lucidamente folle di Frank Zappa con la sua sterminata produzione è probabilmente il riferimento più pertinente, soprattutto come compositore ed arrangiatore. Il suo capolavoro è Vite Perdite, che ormai ha la bellezza di ventisette anni ma non perde un pelo della sua magnificenza, opera che brilla di luce propria.

Il nuovo Capitan Capitone


Questo “Le Nuove Avventure di Capitan Capitone”, terzo capitolo autoprodotto della serie, annovera fra i musicisti e cantanti che hanno partecipato e collaborato circa un centinaio di persone (compreso il suddetto Bollani) fra cui 65 musicisti e due cori, uno di adulti ed uno di bambini.

Apre le danze la Marcia di Brancaleone, ad omaggiare la follia degli sgangherati soldati di ventura di Mario Monicelli, chiude la scaletta la storia di Dino Pesciolino Fino, catturato ma poi rimesso in libertà, a sottolineare la differenza fra Pesciolini e Pesci a brodo (altra storia istruttiva).

Da Zappa a Zingari

In mezzo a questo mare (quel mare in cui sia Sepe che il suo Capitano sono abituati da sempre a vivere) scorrono un po’ tutti i generi e svariati riferimenti ad altre culture, con sonorità che viaggiano da un capo all’altro del mondo. E con cambi di tempi e di ritmo che ricordano, come già detto, l’amato modello Zappiano (soprattutto nella geniale Il Corpo Morto). Musicisti tutti bravissimi e da ogni angolo del mondo, testi dissacranti e surreali, storie di vita vera e tanti inviti alla convivenza, alla tolleranza, all’uguaglianza. Per compenetrarsi meglio, guardare il video di Zingari, uno dei brani più belli e significativi, soprattutto per i tempi che viviamo.