L’ospedale non ha mascherine? Ci pensano le donne calabresi

Una mascherina di stoffa, realizzata a mano o con una macchina per cucire, in alcuni momenti può diventare un simbolo. Capita, infatti, che nel sud Italia, ma forse anche altrove, le donne si industrino per sopperire alla scarsità o alla mancanza di questo presidio così necessario oggi.
Dida e Maddalena, costrette a casa come noi tutti, sanno cucire. Non appena si sono rese conto che nelle farmacie dei paesi in cui vivono le mascherine non arrivavano, ma la necessità di indossarle si faceva più urgente per tutti, si sono rimboccate le maniche e messe al lavoro. Vecchie lenzuola della nonna o del corredo materno, elastico, fettuccia, una Singer… ed è fatta.

mascherineSi inizia quasi per passatempo, ma poi la cosa prende consistenza, arrivano le richieste, un passa parola cui segue subito un porta a porta per la consegna, adoperando, naturalmente, tutte le cautele del caso.

Social e passaparola per le consegne

Ci si chiede come fare per renderle più funzionali, sono lavabili, in effetti, non risolvono perfettamente il problema, ma, in mancanza di altro, vanno bene. Scatta un movimento al femminile, che va dalla ricerca dell’occorrente all’individuazione di chi ne ha bisogno. Ci si contatta sui social, per telefono, si lavora incessantemente, facendo anche tardi la notte. Sono tutti coinvolti in famiglia, compresi i bambini, che vivono la cosa come un gioco e sopportano meglio la costrizione a casa.

Accade, così, che la voce arrivi persino in un reparto ospedaliero; anche lì, purtroppo, sono sprovvisti di quelle professionali. Queste di stoffa possono però essere indossate sotto la maschera, in qualche modo proteggono. Arriva la richiesta. Le donne si danno da fare, Elena ne è la capofila, si intensifica la raccolta della materia prima e il lavoro alla macchina cucitrice. Le mascherine vengono fuori come funghi.

Si lavano, si confezionano singolarmente, se ne fa un bel pacco, che Anna recapita all’ospedale di Paola, nel cosentino. Il personale ringrazia commosso.

La nuova Resistenza

mascherine
Al di là della contingenza, una storia così sa di resistenza. E il pensiero vola a un’altra Resistenza, quella contro un altro nemico, meno subdolo. In quegli anni, le donne furono protagoniste di azioni eroiche, alcune finite sulle pagine di storia o di cronaca, altre meno eclatanti, compiute all’interno delle mura domestiche e rientrate con violenza in un vissuto quotidiano modificato dalla guerra e dall’occupazione.

In prima linea contro la pandemia

Donne resistenti, infatti, furono anche quelle che accudivano da sole la casa, i figli, i campi, gli anziani, mentre gli uomini erano al fronte, al lavoro o sui monti. Furono capaci di superare ogni difficoltà: il peso delle responsabilità, la miseria, la fame, le malattie e le morti. Furono in tante, della maggior parte non conoscono il nome se non i parenti sopravvissuti e i discendenti, che ne hanno appreso la storia dai racconti orali fatti in famiglia. Le donne sanno far fronte all’inaspettato e al pericolo, che sia una guerra o una pandemia; questa capacità viene fuori dal loro ancestrale spirito di adattamento, la loro resistenza, infatti, è funzionale alla trasmissione di saperi e abilità. Nel piccolo, lo stanno dimostrando anche in questo momento, quando, cioè, con un pezzo di stoffa di cotone e degli elastici confezionano mascherine artigianali, le regalano, suppliscono a un deficit che è economico e politico insieme; forse inconsapevolmente, mentre danno un senso nuovo al loro vivere, sono protagoniste di una denuncia sociale.