Profughi, se l’Italia
diventa disumana

Lo diciamo nel modo più semplice possibile: l’Italia si sta rendendo complice di un crimine contro l’umanità e questo è intollerabile. Occorre che il governo risponda, e subito, all’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU che ha denunciato come “disumana” l’assistenza che viene offerta alla guardia costiera libica nell’intercettare e respingere i migranti nel Mediterraneo.
Zeid Raad al-Hussein ha indirizzato la sua dura polemica contro le autorità dell’Unione europea, che ha innegabili ed evidenti colpe e che ha fatto rispondere ad un anonimo portavoce con una serie di “precisazioni” che non precisano nulla.

Ma sappiamo tutti benissimo che le decisioni di boicottare l’attività delle ONG in mare, di stringere accordi con i capitribù libici che controllano i campi di detenzione e infine di delegare alla guardia costiera libica il compito di “occuparsi” dei migranti in mare sono state prese a Roma, a palazzo Chigi e al Viminale. Delle conseguenze di queste scelte scellerate abbiamo avuto una testimonianza drammaticissima solo pochi giorni fa, quando una vedetta libica ha “rubato” a una nave d’una organizzazione umanitaria i profughi che erano stati raccolti in mare trascinando in una corsa mortale chi cercava di sottrarsi alla cattura per restare con la sua famiglia. Di quella tragedia abbiamo saputo perché sulla nave c’erano fotografi e operatori, ma non c’è purtroppo da dubitare del fatto che la caccia dei libici ai migranti sia una pratica consueta, “normale”, della quale le autorità italiane sono perfettamente a conoscenza.
Ma non c’è solo questo. C’è anche di peggio. Ieri sera i telegiornali italiani hanno trasmesso delle immagini della CNN in cui i vede la vendita all’asta come schiavi di due africani detenuti in uno dei campi di prigionia. Avremmo voluto mettere le virgolette all’espressione “vendita all’asta” perché siamo nel secondo decennio del Duemila e a qualche centinaio di chilometri dall’Italia. Ma non ci sono virgolette da mettere: quelle immagini erano vere e anche su questo il nostro dovere è di chiedere ragione a chi ha stretto accordi, ha inviato emissari, ha pagato i responsabili di quei campi. Per favore, non veniteci a dire ora che però diremo, faremo, vigileremo, collaboreremo con l’ONU perché quelle infamie non accadano. E’ molto duro anche solo pensarlo, ma quei due poveri cristi, il ragazzo di cui il banditore dice “è robusto, prendetelo per 800 dollari” e il suo compagno, nelle mani dei loro aguzzini è come se ce li avessimo messi noi. E con questo pensiero in testa troviamo davvero insopportabile l’ipocrisia del presidente del Parlamento Europeo Antonio Taiani che annuncia, ora, l’invio di una delegazione in Libia per accertare i fatti. Ma che c’è da accertare? Non ce li hanno gli occhi al Parlamento Europeo, non guardano i telegiornali, non leggono i giornali? Non vanno nemmeno al cinema? A Venezia, tre mesi fa, è stato presentato un film di un regista italiano in cui viene descritto per filo e per segno il modo in cui le autorità italiane stringono accordi con i capitribù libici perché si tengano i migranti nei loro campi e con i comandanti della guardia costiera di Tripoli perché si occupino loro delle “operazioni” in mare. E il film è stato concepito e girato molti mesi fa.
Vogliamo credere che sulla denuncia dell’Alto commissario dell’ONU vengano presentate interrogazioni e interpellanze nel Parlamento italiano. E vogliamo sperare che il ministro dell’Interno si presenti a rispondere con la sincerità e la chiarezza che la morale e l’onore della politica gli impongono. Noi non smetteremo di chiederglielo.