L’occhio indagatore e ironico di Elliot Erwitt, 70 scatti che parlano di noi

Sperando si possa tornare al più presto nei musei, nelle librerie,  nei cinema, riprendendo la nostra vita normale, segnalo questa mostra che si stava svolgendo a Roma prima degli interventi governativi per l’emergenza coronavirus.

“Elliot Erwitt Icons” è il titolo dell’imperdibile mostra che si sarebbe dovuta chiudere il17 maggio al WeGil, lo spazio culturale della Regione Lazio a Trastevere.

Lo stesso Erwitt ha scelto, insieme alla curatrice Biba Giacchetti, i 70 scatti esposti, creando un percorso sintetico e completo della sua opera.

FRANCE. Paris. 1989.

Ogni suo scatto comunica tantissimo a chi l’osserva dal vivo, il suo segreto è cercare l’interessante in mezzo alla banalità, persone comuni, uomini e donne, colte nel mezzo della normalità delle loro vite.

La maggior parte della sua produzione artistica ha avuto come chiave la curiosità verso le piccole cose e le persone semplici, spesso viste con un occhio allo stesso tempo indagatore ed ironico.

La sua visione si concentra su ciò che fanno le persone e gli animali, il soggetto che Erwitt ha ritratto, nella sua lunga carriera, è l’ emozione degli esseri umani.

Empatia ed ironia

L’ironia scaturisce dalla sua capacità di cogliere nel quotidiano degli accostamenti paradossali, che allo stesso tempo mettono in mostra e smitizzano la supponenza e l’ansia della società.

cani sono uno dei suoi soggetti preferiti, a cui ha dedicato un libro Son of Bitch nel 1974, perché  con il loro atteggiamento naturale e irriverente, fanno da contraltare alla pomposità ed alla compostezza dei loro padroni. E questo si nota proprio dal fatto che i padroni, vengono spesso tagliati, lasciando comparire solo le scarpe o una parte di gamba.

Erwitt  ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sessant’anni di storia e di civiltà contemporanea, cogliendo gli aspetti più drammatici ma anche quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo.

Quando si cimenta nel fotogiornalismo classico, Erwitt ci ha regalato reportage di denuncia sociale sulle tensioni razziali negli Stati Uniti, immagini in grado di fissare nella memoria di generazioni passaggi storici di portata mondiale, dalla foto di Jaqueline Kennedy durante il funerale del marito, a quella di Nixon che punta il dito sul petto di Nikita Kruscev, ai ritratti di Che Guevara ed a quelli di Marylin Monroe.

Alcune opere in mostra

USA. New York city. 2000

New York City. 2000

In questo curioso scatto il protagonista sembra un essere con corpo umano e testa di cane.

 

New York City. 1953

 

 

New York City. 1953

Le foto personali sono spesso tenere come questa di sua moglie e sua figlia illuminate con delicatezza dalla luce proveniente dalla finestra

 

USA. California. 1955.

 

 

California. 1955.

Questo scatto è uno dei più famosi di Erwitt. Ritrae il bacio di due innamorati da una prospettiva inusuale: lo specchietto retrovisore di un’automobile. Di fronte a loro, il mare.

 

USA. Colorado. 1955.

 

Colorado. 1955.

Un bambino guarda fuori da un finestrino rotto. il gioco prospettico è particolare: la parte lesionata del vetro sembra sostituirsi al suo occhio.

 

 

Mosca 1959 .Richard Nixon e Nikita Kruscev.

 

Mosca 1959.

l’allora concorrente alla presidenza Richard Nixon mentre puntava il dito sul petto del segretario del partito comunista Nikita Kruscev.

 

CUBA. 1964. Havana. Che Guevara.

 

CUBA. 1964. Havana. Che Guevara. ritratti spontanei e senza pose che colgono la vera essenza di chi è al di là dell’obiettivo.New York,

 

 

 

Marylin Monroe, New York, 1956

 

New York 1956. naturalezza e bellezza di Marylin Monroe

 

 

 

 

 

Accompagna la mostra un catalogo Sudest57, in cui ogni fotografia è accompagnata da un dialogo tra Elliott Erwitt e Biba Giacchetti.

 

WeGil uno spazio recuperato alla città

L’ex GIL.

Ma cosa è la ex Gil? La Casa della Gioventù Italiana del Littorio (GIL) che si trova in Largo Ascianghi, nel Rione Trastevere. Risale al 1933, quando venne commissionata dall’Opera Nazionale Balilla (ONB) all’architetto Luigi Moretti come Casa dei Balilla.

Un edificio con innovative forme razionaliste, che si alternano tra solidi lineari ed altri sinuosi, soprattutto negli interni, organizzati senza grosse divisioni tra i diversi ambienti, dove è la luce naturale, proveniente dalle grandi vetrate e dai lucernari, a dominare lo spazio.
Il museo WeGil è ubicato nel corpo di rappresentanza, culminante nella torre, al suo interno

Su una grande parete è collocata un’ enorme rappresentazione in stucco dell’Africa del 1936 in cui vengono mostrate le conquiste coloniali italiane.

La Regione Lazio nel 2017 ha riaperto al pubblico l’ex GIL, questo spazio si propone come un hub culturale a disposizione della città, uno spazio polivalente e creativo, un luogo per mostre, spettacoli, eventi culturali.