Primi per inquinamento
e polveri sottili
Studio choc di Lancet

La rivista medica The Lancet ha pubblicato nei giorni scorsi il Countdown on health and climate change 2019: letteralmente il “conto alla rovescia sulla salute e i cambiamenti climatici”. Il rapporto è il frutto del lavoro di 120 scienziati di diversi paesi. E il dato che ha fatto più rumore in Italia è il fatto che, secondo questi studiosi, nell’ultimo anno in Italia sono morte 45.600 persone a causa delle polveri sottili PM2.5. Il che conferisce al nostro il triste – anzi, il tragico – primato di paese europeo più inquinato. E di undicesimo al mondo. Le polveri sottili, per intenderci, sono tra le principali fonti di inquinamento a Taranto, a ridosso dell’Ilva.

In tutta Europa i morti per questa causa ambientale sono stati 281.000. Da sola l’Italia si porta il carico del 16% ei decessi per inquinamento da PM2.5.

Questo dato non ci coglie di sorpresa. Da tempo sappiamo, per esempio, che la Pianura Padana è una delle aree con l’aria più inquinate d’Europa. E in quest’area vivono molti milioni di persone.

inquinamento ambientaleA rigore per queste polveri sottili bisognerebbe parlare di inquinamento locale, che poco ha a che fare con i cambiamenti globali del clima. Questi sono determinati, soprattutto, dalle emissioni di un gas che innocuo – anzi, è prezioso – per la salute umana: l’anidride carbonica. Noi stessi, quando respiriamo, immettiamo nei nostri polmoni ossigeno ed espelliamo anidride carbonica. A livello locale, l’anidride carbonica, che con il suo aumento per cause antropiche, è causa principale dei cambiamenti climatici non è dannosa. Allo stesso modo, le polveri PM2.5 causano danni serissimi a livello locale, ma non sono tra i fattori da tenere in gran conto nei cambiamenti del clima a livello globale.

Tutto questo per dire che l’atmosfera del pianeta Terra che ci sovrasta è un sistema complesso, con molte componenti di cui tener conto. Anche per la nostra salute.

E, infatti il rapporto di The Lancet mette in risalto questa complessità. Intanto sostenendo che il climate change interferisce e in modo negativo con la nostra salute. ben 9,3 milioni di persone di età superiore a 65 anni nel nostro paese, per esempio, sono esposti a onde di calore, che uccidono. Nel 2003 un’onda di calore particolarmente acuta causò la morte prematura in Francia di alcune decine di migliaia di persone, per lo più anziane, nel giro di pochi giorni. Allora in Italia i morti furono meno, ma pur sempre migliaia.

È questa una dimostrazione di come il cambiamento del clima influenza direttamente la nostra salute. E anche in modo grave. The Lancet sottolinea anche che nuove malattie, una volta ritenute tipiche dei tropici, stanno raggiungendo l’Europa e anche l’Italia. È il caso, a puro titolo di esempio, della cosiddetta febbre di Dengue.

Dunque, problemi di inquinamento globale e locale attentano alla nostra salute.

Il rapporto di The Lancet mette in evidenza due fenomeni, in apparenza contraddittori. Da un lato la crescente consapevolezza – grazie anche a Greta e ai milioni di giovani del Friday for future – che il clima sta cambiando. Questa coscienza del rischio è presente anche in Italia. E si accompagna, però, alla mancanza di consapevolezza del rapporto tra clima e salute. La gran parte delle persone – anche in Europa, anche in Italia – non ha percezione che l’aumento della temperatura media del pianeta influenza il nostro stato sanitario e talvolta uccide.

Questa percezione a metà riguarda più in generale il rapporto tra ambiente e salute. E il caso delle polveri PM2.5 ne è una clamorosa dimostrazione. Molti sanno che le polveri sottili sono un fattore di inquinamento. Pochi le associano alla propria salute. È anche per questo anche in Europa anche in Italia non facciamo abbastanza per prevenire l’esposizione agli inquinanti locali, come le polveri sottili. Proprio come non facciamo abbastanza per prevenire l’esposizione agli inquinanti globali, compresa l’anidride carbonica il cui aumento in atmosfera è il principale fattore di cambiamento del clima.

Salvo poi esprimere la (giustissima) indignazione quando scopriamo che a Taranto, causa l’inquinamento locale, l’incidenza di alcune malattie è superiore alla media della regione e della nazione. Ed esprimere la (giustissima) indignazione che nessuno ha difeso Venezia dal prevedibile (dall’ampiamente previsto) aumento della frequenza dell’acqua granda: un aumento che è possibile associare all’inquinamento globale, ovvero al cambiamento del clima per cause antropiche.

Forse sapere che questi fattori hanno un effetto misurabile sulla nostra salute può aumentare sia la nostra consapevolezza del rischio sia la nostra determinazione ad agire per minimizzarlo.