Lo stop del Quirinale
alle pretese e ai diktat
del duo Salvini-Di Maio

Sembrava fatta. Il sorriso di Luigi Di Maio era diventato, nelle ore, più largo del solito. E Matteo Salvini aveva continuato a fare il gradasso dai tetti di Roma insistendo su atteggiamenti che nei palazzi si era ben guardato dall’assumere. A mettere la sordina agli entusiasmi dei due giovanotti del cambiamento ci ha pensato il Capo dello Stato. Che, nonostante a Montecitorio fossero in corso i colloqui del presidente del Consiglio incaricato con le delegazioni dei partiti per illustrare il programma (e cercare di trovare un po’di senatori meno ostili in numero tale da non mettere meno a rischio il suo futuro governo), ha fatto conoscere tutto il suo fastidio, meglio irritazione, verso il comportamento dei leader dei Cinque Stelle e Lega.

Dal Quirinale non è stata resa pubblica una nota, non c’è stato un comunicato, ma il pensiero del presidente è stato affidato alle risposte a due agenzie di stampa in modo informale. Ma duro. L’insofferenza per le pressioni sui nomi dei ministri decisi in altre stanze, a cominciare da quello di Paolo Savona. “Non ci sono presunti veti presidenziali” hanno chiarito dal Colle, sui nomi circolati che “non è tema all’ordine del giorno”, ma piuttosto “quello dell’inammissibilità di diktat nei confronti del presidente del Consiglio e del presidente della repubblica nell’esercizio della funzione che la Costituzione attribuisce a tutti e due”.

Mattarella, dunque, non ha visto di buon grado gli entusiasmi eccessivi di Matteo Salvini nel difendere la candidatura del professor Savona al dicastero dell’Economia, ma anche quelle liste che sono circolate con un nome per ogni casella sono state una violenza a regole che sono ben definite. Negli articoli 92 e 95 della carta costituzionale a proposito dell’autonomia del premier nel definirne, con il Capo dello Stato, la struttura e i nomi dell’esecutivo.

Una doccia gelata. Il richiamo del Colle ha provocato le reazioni dei due destinatari che si sono affrettati a smentire qualunque diktat, qualunque pressione, e di non aver mai parlato di veti. Resta il fatto che dopo la singolare telefonata di richiesta di conferma se il professore fosse di certo il candidato dei due partiti arrivata a Salvini e Di Maio dal Quirinale prima della convocazione di Conte, in successione è arrivata la nota ufficiosa, sì, ma dal contenuto molto chiaro su veti e diktat.

Intanto alla Camera il presidente incaricato, l’avvocato degli italiani, ha incontrato le delegazioni dei partiti. Una giornata “proficua da ogni punto di vista”. Che ha consentito “di acquisire una serie di prime valutazioni espresse dai vari interlocutori politici”. Scontato l’appoggio entusiasta dei leader dei due partiti che ne hanno proposto il nome, giudizi duri dell’opposizione, Pd e LeU in testa. E poi l’amarezza dei partiti di centrodestra che hanno verificato il tradimento, pur autorizzato, di Salvini. La Meloni si sente sola, Berlusconi ha scelto il silenzio ufficiale e se l’è vista faccia a faccia con Salvini.. Il risultato finale è che qualche voto in più il governo del cambiamento dovrebbe averlo rimediato. Il professor Conte ha annunciato anche l’incontro con “i risparmiatori truffati dalle banche che saranno risarciti” ma anche con il titolare della banca più alta, Ignazio Visco, il governatore della Banca d’Italia.

“Dedicherò un’intera giornata a elaborare una proposta da sottoporre al presidente della Repubblica per quanto riguarda i ministri che saranno politici come il sottoscritto. Saranno persone che condividono obbiettivi e programmi del governo del cambiamento e che avranno dato prova di poter adempiere alle funzioni pubbliche loro affidate con disciplina e onore”. Restano da decidere, oltre il titolare dell’Economia anche se Savona appare in sella, il super ministero del lavoro che Di Maio vorrebbe per sé, gli Esteri e le Infrastrutture. L’incontro con Mattarella per sciogliere la riserva dunque slitterà. Il nuovo governo dovrebbe giurare non prima di domenica. Se tutti i dubbi saranno superati. Ma prima della riapertura delle Borse.

In aggiunta alla nota non ufficiale Mattarella, parlando in occasione del cinquantacinquesimo anniversario dell’Unione africana, ha toccato un altro argomento di attrito con lo sponsor leghista del nuovo esecutivo. “La gestione dei dossier migranti sia responsabile, è un fenomeno di portata storica che va governato da Africa ed Europa insieme, con lungimiranza e spirito di responsabilità. Finora siamo stati in prima linea a sostegno di un approccio volto a sconfiggere le cause profonde di questa tragedia e a tutela della vita e della dignità dei migranti”.