Lo sport italiano
tra faide e pasticci
penalizza giovani e scuole

In gioco ci sono i molti milioni che lo stato passa al CONI, il vecchio da allora, gestito dai medesimi personaggi pescati nei palazzi dello sport e delle federazioni. Oltre quattrocento milioni sono quei quattrini che il comitato olimpico distribuiva tra se stesso e tutta una galassia di gruppi e discipline sportive più o meno conosciuti. Una storia procedente senza traumi da quando il CONI perse l’autonomia economica in seguito al tracollo del Totocalcio e al rifiuto di passare a gestire l’Enalotto.

Ora però una nuova divisione, voluta dall’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti, Lega,, sta scatenando risse interne ed esterne al palazzo perché sostituendo la spa CONI servizi in “Sport & Salute” ha innescato un cambio radicale nel sistema di controllo: prima, al di là delle etichette, la distribuzione di quei soldi era nelle stesse mani, ora e per la gran parte in nuove direttamente scelte dal ministero dello sport, istituzione sempre più presente laddove sino a qualche anno fa si faceva fatica a riconoscerne l’esistenza.

Il Comitato olimpico guidato da Giovanni Malago’, si è sentito tradito e si è appellato al Cio di cui è membro insieme a Franco Carraro e Mario Pescante, ambedue di Forza Italia, per tentare una retromarcia su quella decisione varata dal parlamento italiano prima del ribaltone da gialloaverde a giallorosso. Autonomia minacciata, spirito olimpico umiliato, ridimensionamento inaccettabile, tradizione cancellata e “sistema che funziona” messo in pericolo dall’avventurosa iniziativa di quel Giorgetti bocconiano e leghista si ma ormai fuori gioco.

In fondo nulla è cambiato dal punto di vista economico e sostanziale: il comitato olimpico resta tale e quale, la società di servizi con il suo migliaio di dipendenti cambia nome e referenti, i beneficiari ultimi, federazioni sportive e enti affiliati non verrebbero toccati da tale riforma. E allora perché tanto scaldarsi? Perché fermarsi alla perdita di potere quando nessuno mette in discussione il “sistema sport” italiano che invece dovrebbe essere l’oggetto di una radicale riforma possibilmente legata al rinnovo del sistema scolastico e rivolta all’inclusione di più larghe fasce di adolescenti e praticanti?

La tempistica del CONI di Malago’ ha altri presupposti e altri obiettivi: ci sono le Olimpiadi di Milano e Cortina da mettere in cantiere, quelle estive da riprogrammare e eventualmente candidare, c’è da lasciare il segno su un ambiente difficile, governato da presidenti che guardano ai loro sport gestiti da decenni come a un regno incontrastato e solo apparentemente effimero ma fatto di favori, affari, concessioni quando non clientele: insomma un sistema perfettamente collocato nel Belpaese e ben in linea con l’idea diffusa della privatizzazione di quel che dovrebbe essere pubblico. Altrove e a seconda delle stagioni, si rispolverano concetti come “conflitto di interessi” o doppi e “tripli incarichi”. Nello sport nazionale è regola, spesso ammirata anche dall’estero dove si guarda con ammirazione a certi grandi successi degli azzurri sul campo, negli stadi e nelle piscine.
Difficile tuttavia che il nuovo governo cambi rotta: una volta messe le mani su nomine e gestione, indietro non si torna anche se la riforma varata nel luglio scorso manca di svariati decreti attuativi che potrebbero addolcirne l’impatto e magari portare al palazzo, sceso in campo anche per difendere la dotazione di biglietti omaggio dello stadio olimpico di Roma (ma questo è un vecchio vizio del Coni sin dall’epoca di Giulio Onesti)’ una diversa percentuale di quel pacco di milioni di euro.