Il candidato con
spirito di servizio

C’è una bella foto che gira nei social: mostra Di Maio mentre avvicina labbra e naso alla teca del sangue di San Gennaro, a Napoli. Qualcosa di più di un gesto di rispetto, questa è devozione caldissima, evidente periferia di una religiosità non necessariamente cristiana, molto feticista ma non per questo priva di una sua severa, ancestrale dignità. Ma allora, questo si domanda il pubblico, perché guardando quell’immagine viene da ridere? Perché, in seconda battuta, proprio pochi grillini, sempre nei social, si incazzano quando tutti ridono del loro candidato premier nonché – ma figùrati – prossimo capo del partito? Col cuore gonfio di interrogativi, torniamo al racconto napoletano. Di Maio è campano, il sangue di San Gennaro sta a Napoli, la devozione magica al santo è un pezzo del cuore di Napoli, quindi tra sangue, cuore e Di Maio non dovrebbe esserci contraddizione. E invece fa ridere. Misteri della comicità involontaria. Così, forse conviene ripassare il contesto etico-politico in cui si colloca la sacra scena per tentare di capire dove stia lo scalino, la notizia, il motore di questo buonumore che si diffonde tra il pubblico come benefico blob. Di Maio è un mattacchione, si è capito, in qualche modo di genio: se per qualche obliquo motivo servisse – a lui – presentarsi in tv con le gengive nude perché pare che muovano tenerezza, si toglierebbe la dentiera. Pochi lo farebbero, e lui è tra quei pochi, per spirito di servizio, direbbe. Quindi, merito evidente per il candidato e Grillo ha sempre detto che deve vincere il merito in questo paese. Il fatto è che il piccolo genio mostra il suo merito solo dopo la sua elegante investitura on line: con consueta delicatezza, il capo ha ricordato che chi vota Di Maio è buono e tutti gli altri se li mangerebbe giusto per avere il piacere di vomitarli. In verità, questa cosa l’avrebbe dedicata ai giornalisti, quindi stiamo approfittando di una sceneggiatura miracolosa con una certa guasconeria, per puro divertimento. Mentre Grillo illustra la storia del vomito autoprocurato, Di Maio fiuta il sangue di San Gennaro in un bel barocco napoletano. E questa è una giornata qualunque del grande Movimento Cinque Stelle. Si ride, di Di Maio, perché non gli si crede, purtroppo; sembra uno troppo scafato per prestarsi a quella ritualità così smaccata senza l’intervento di un interesse primario, concreto. Di Maio ha ricordato agli italiani l’immenso Alberto Sordi e i suoi compatrioti piccoli piccoli. Fa ridere la sua scopertissima strumentalità, la sua bieca e visibile capacità di adattarsi a ciò che pare utile alla sua carriera. Costi quel che costi. Finalmente uno con le palle. Popcorn alle masse.