Lo sguardo e lo scatto
nell’era dei pixel

Ormai ci siamo abituati agli scatti multipli di foto prese con il cellulare.
“Scatta, scatta tanto poi scegli il meglio”, è il mantra di ogni istantanea digitale che accompagna le nostre vite. Insomma, prima la foto, poi lo sguardo che osserva e seleziona la foto.
Un libro per ragazzi, tra i pochissimi di teoria fotografica per giovanissimi, capovolge questo assunto. Guarda! ovvero la fotografia spiegata ai ragazzi, contiene un insegnamento sin dal titolo. Prima viene lo sguardo che seleziona l’immagine, il suo intento narrativo, la sua forza espressiva, poi viene il clic. E non con un cellulare o con un ipad ma con una vera macchina fotografica. Autore di questo libro di teoria fotografica, edito da Contrasto – una delle più importanti agenzie di settore – è Joel Meyerowitz, superpremiato fotografo di fama internazionale, che ormai ottantenne ha deciso di “svelare” cuore e trucchi della sua “arte” ai più piccoli (ma va bene anche se si è grandi). Lo fa ricordando ciò che rende bella, espressiva, significativa una foto: tempo di esposizione, angolatura, prospettiva e quell’occhio umano che seleziona e cattura un pezzo della realtà, un frammento di vita. Lo insegna anche attraverso lo studio delle immagini di altri grandi: da Henri Cartier-Bresson a Sebastião Salgado. Il volume ha meritatamente vinto il Premio Andersen 2018 come miglior libro di divulgazione. Altri premi assegnati da Andersen quest’anno hanno curiosamente avuto, per ragioni diverse, a che fare con la fotografia.  La guerra di Catherine delle francesi Julia Billet e Claire Fauvel (Mondadori) riceve la “nomination” come miglior libro di fumetti dove protagonista è una ragazzina ebrea costretta, nel 1941, a cambiare identità per nascondersi e che avrà come compagna nella sua fuga una macchina fotografica, oggetto di passione ma anche strumento che rende possibile la testimonianza. Il premio Andersen come miglior libro oltre i 12 anni se lo è aggiudicato, invece, Lost & Found di Brigit Young (Feltrinelli Up) la cui immagine di copertina è una macchina fotografica, inseparabile strumento della giovanissima e sfortunata protagonista che immortala ogni attimo di vita sino al giorno in cui sarà costretta a interrogarsi dove stia il confine tra privacy e libertà di espressione, tema quanto mai attuale in questa epoca di “sovraesposizione”. La lista di ottimi titoli che hanno a che fare con il mondo della fotografia potrebbe allungarsi di molto. In questa lista un posto d’onore spetta, ad esempio, all’opera di Cinzia Ghigliano Lei Vivian Maier edito da Orecchio Acerbo. E’ la storia della baby sitter vissuta tra New York e Chicago che ha immortalato, con una vecchia Reflex da cui non si separava mai, scene e volti della vita quotidiana. Che ci sia in atto un ritorno alla fotografia delle origini? A osservare comportamenti e tendenze culturali dei giovani, sembra davvero di sì. Ce lo dice anche la più recente produzione editoriale per ragazzi. Dopo l’indigestione di Pixel e di foto digitali ricompare la fotografia analogica.