Lo scandalo di Mentana per la libertà dei migranti

Capita anche questo nell’Italia di Salvini e dei Cinquestelle. Un telegiornale di grande ascolto viene aperto da un giornalista di grande fama con questa notizia: i profughi della nave Diciotti “sono già fuggiti”. Almeno 40 dei 144 che avevano trovato ospitalità nella struttura cattolica di accoglienza “Un Mondo Migliore” a Rocca di Papa sono scomparsi e non se ne ha più traccia. Uno “scandalo”, proclama Enrico Mentana che nel suo tg ha fatto scivolare nelle retrovie, i contrasti nella maggioranza sulla Finanziaria, il penoso dietrofront dei grillini sulle vaccinazioni, la crisi in Libia (che per Salvini era un “porto sicuro”), i clamorosi arresti dell’affare Skripal e altro, tra cui – notiamo en passant – non c’era neppure una parola o un’immagine del bestiale pestaggio di un gruppo di minorenni africani da parte di una squadraccia di razzisti a Partinico. Tutto per dare la precedenza alla notizia della fuga.

Notizia? E qual è la notizia? La “fuga”? Mentana dovrebbe essere abbastanza acculturato in fatto di leggi e di diritti per sapere che non c’è stata alcuna fuga. I profughi della Diciotti sono liberi cittadini in attesa di chiedere l’asilo e in quanto tali non sono sottoposti ad alcun provvedimento restrittivo. Possono, insomma, andare dove vogliono. Possono anche provare a passare la frontiera per raggiungere altri paesi, dove si sa che molti in effetti vogliono andare perché hanno parenti o comunità di connazionali pronti ad accoglierli. Se ci riuscissero dovrebbero essere rispediti qui da noi in base al protocollo di Dublino, quello che l’attuale governo non vuole più cambiare perché si è allineato alle scelte di Orbán e compagni, ma finché restano in Italia hanno il diritto di muoversi senza limitazioni. Non “fuggono”, insomma, se non nell’immaginario di Mentana. Il quale, però, il suo immaginario ce lo scodella in prima serata con il suo stile concitato. Come se il clima non fosse già concitato di suo e se sulle questioni dell’immigrazione non ne girassero già troppe di balle atte, come si diceva un tempo negli uffici giudiziari, a “turbare l’ordine pubblico”.

Che Mentana l’abbia sparata grossa è dimostrato, se ce ne fosse bisogno, dalle dichiarazioni di due sottosegretari Stefano Candiani e Nicola Molteni, ambedue leghisti, i quali hanno sentito il dovere di precisare che “per la legge, queste persone hanno libertà di movimento e quindi non sono sottoposte alla sorveglianza dello Stato”, pur se non si sono risparmiati un miserevole sarcasmo: evidentemente “erano così disperate che hanno preferito rinunciare a vitto e alloggio garantiti per andare chissà dove”. Neppure Salvini in persona ha pensato che fosse il caso di parlare di “fuga” e nella loro “decisione di allontanarsi” ha visto piuttosto “l’ennesima conferma che non tutti quelli che arrivano in Italia sono ‘scheletrini che scappano dalla guerra e dalla fame’. Lavorerò ancora di più – ha aggiunto – per cambiare leggi sbagliate (quali?) e azzerare gli arrivi”.

Anche il direttore della Caritas italiana don Francesco Soddu ha chiarito bene che di allontanamento si è trattato e non di fuga perché gli ospiti del centro di Rocca di Papa “non erano detenuti”. La maggior parte dei migranti della Diciotti “non vogliono rimanere in Italia, ma ricongiungersi con parenti e amici che si trovano in altri Paesi”. Il timore di don Soddu è che quelli che si allontanano possano finire “in canali pericolosi per il mantenimento dello status di rifugiati”. Quanto agli infami sarcasmi sulle loro condizioni che non sarebbero “abbastanza disperate”, risponde: “Ho visto queste persone con i miei occhi e ho intuito le loro storie terribili. Poi ognuno è libero di portare acqua al proprio mulino e di dire ciò che vuole”.

Salvini forse, o i suoi sottosegretari. Mentana no. Mentana è un giornalista ed esiste ancora un’etica professionale.