Livorno e Piombino
destini diversi
per la sinistra

Da Livorno a Piombino il tratto è breve, sia prendendo la nuova Aurelia sia la vecchia strada che costeggia quel tratto di Tirreno che sta di fronte all’Elba. Tratto breve che però segnala, ora, due opposte visioni nel modo di valutare gli stessi risultati elettorali. Risultati che, nella sostanza, ribadiscono la forte ripresa del Pd ma con la presenza nel tessuto ancora rosso, di qualche buco nero: sono state mantenute le città di Prato e Pontedera; è stata riconquistata Colle Val D’Elsa; il centrosinistra ha vinto in 14 Comuni sui 18 ai ballottaggi ma ha perso Piombino e Cortona.

Livorno strappa i titoli d’apertura. Li merita: i canti storici della sinistra riecheggiano nella notte vittoriosa della città labronica che si riappropria, così, dell’appellativo” la rossa”. I Cinque Stelle sono già un ricordo: sono passati senza lasciar segno e ciò che ne resta è stato allegramente gettato nel canali come un tempo i portuali facevano con i marines americani ubriachi o, più tardi, come hanno fatto bizzarri giovani con le fasulle teste di Modigliani.

livornoLuca Salvetti è il nuovo sindaco della città, dove nel 1921 veniva fondato il Partito Comunista d’Italia. Prende il posto che è stato di Filippo Nogarin, forse felice, in cuor suo, di non aver lasciato la città in mano alla destra leghista. Il nuovo sindaco ha guidato una coalizione dove, senza mostrare disagi, sono stati insieme il Partito democratico e le liste civiche. Ha surclassato l’avversario del centrodestra, Andrea Romiti, con tessera di Fratelli d’Italia. E’ del tutto evidente (in attesa degli immancabili flussi elettorali) che Salvetti, giornalista di una televisione molto vista nella Toscana del Nord, Granducato TV, abbia preso i voti anche di una parte degli elettori del M5S.

L’aria di Piombino

Diversa e opposta l’aria che la sinistra respira a Piombino. Salvini sventola il proprio vessillo. Ne ha tutto il diritto: il suo candidato ha stravinto, stracciando la candidata del centrosinistra. Un segnale forte, come fu forte quello di cinque anni fa dove il Pd aveva mostrato, proprio a Livorno, le sue prime crepe. Un risultato, quello di Piombino, che era nell’aria. Si era percepito anche in occasione del comizio di chiusura della campagna elettorale, quando la piazza principale non si è riscalda nemmeno con l’arrivo di Zingaretti a sostegno della candidata, Anna Tempestini. Era nell’aria per quello che è successo in campagna elettorale (la solita snervante disputa sulla scelta del candidato) e per gli stravolgimenti che ha mutato il cuore della città operaia per eccellenza della Toscana.

PiombinoLe sue acciaierie hanno perso rilievo in un panorama che è sempre più fosco anche sul piano nazionale. Chi ricorda più i marchi di Ilva, Italsider e Magona, ora sostituiti da proprietà multinazionali? I lavoratori di queste aziende, insieme a quelli della Mirafiori, aprivano gli interminabili cortei delle Feste nazionali de l’Unità. L’indotto ha perso peso; una grande crisi ha coinvolto anche quella che è stata una delle cooperative più rilevanti, la Unicop Tirreno. Il suo porto è in piena trasformazione: l’ultimo progetto di qualche mese fa, presentato in Regione, di un importo consistente (17 milioni) mira alla realizzazione di un terminal auto su un’area di almeno 50mila metri quadrati.

La bella vita e l’inizio della crisi

Il terreno fertile sul quale ha attecchito la proposta dell’invadente destra sta nei cambiamenti radicale vissuti da Piombino e dai suoi abitanti. E’ difficile mutare una monocultura, cambiare gli stili di vita di una popolazione cresciuta con le ciminiere. La destra ha tratto profitto dai troppi passaggi di proprietà delle aziende, dalle snervanti trattative con i privati e con i ministeri, dal rallentato tentativo di rispondere alle esigenze di un sistema monocolturale che stava sfrangiandosi. Così diventano nostalgiche le sequenze del documentario “La citta-fabbrica” o le immagini del film Rossellini “L’Età del ferro“. Il film “La bella vita” di Paolo Virzì, pellicola che già segnalava, negli anni Novanta, l’inizio della grande crisi del sistema acciaio, testimonia ,forse, la fine di un’epoca. Cos’è rimasto di quel clima? Cosa resta delle pagine da brividi del romanzo d’esordio di Silvia Avallone, “Acciaio“?

Un dato va segnalato a chi vuol cercare di capire questa disfatta (qui il commento sulle elezioni europee di Pietro Spataro). Negli ultimi dieci anni, con una popolazione che è rimasta stabilmente sopra i trentamila abitanti, è andata progressivamente aumentando l’immigrazione. I cittadini provenienti da paesi europei e africani erano, nel 2008, 1718, pari al 5 per cento della popolazione; nel 2018 sono quasi raddoppiati, passando a 3335, pari al 9,9 per cento. Un salto considerevole di nuovi cittadini che, sommato alla crisi strutturale del tessuto sociale della città, può aver favorito l’emergere di una destra radicale e la vittoria di Salvini che con questi temi alimenta la propria propaganda quotidiana.

Bene Prato e Pontedera

Un’operazione analoga è stata tentata dalla Lega anche a Prato e a Pontedera, dove si è cercato di ingigantire oltremisura i problemi dell’immigrazione e della convivenza tra etnie diverse, a partire da quella cinese. A Prato il centro sinistra unito e responsabile, giovandosi anche dell’azione di buona amministrazione svolta nel quinquennio precedente, ha riconfermato a larghissima maggioranza il sindaco uscente, Matteo Biffoni, con oltre il 58 per cento dei voti. Più sofferta è stata la vittoria a Pontedera, città dove è stato sindaco l’attuale presidente della Regione Enrico Rossi.

Anche in questo caso in gioco era il destino di un luogo dove la classe operaia ha lunga storia e dove, anche qui, si avvertiva il disagio derivante delle altalenanti fortune della Piaggio. Il leghismo ha tentato di attecchire paventando drammi strutturali dell’economia e issando la bandiera anti-immigrati. La vicinanza con Cascina s’avvertiva. Per i deboli di memoria va ricordato che Cascina è stata la bandiera di Susanna Ceccardi, che è stata capace, con la sinistra toscana rimasta a bocca aperta, di conquistare alla Lega quel primo importante comune nella rossa Toscana.

Da lì sono nate le sue fortune politiche e l’avanzata della Lega che ha trasformato Cascina in una sorta di avamposto da quale sono partiti i successivi fortunati attacchi a Grosseto, Arezzo, Pisa e Siena. Un crocevia passa, dunque, da quell’area e sembra disegnare anche la mappa geopolitica delle prossime elezioni regionali. Un anno per riflettere su ciò che sta cambiando nella sinistra toscana ma anche e sul molto che deve rapidamente, ancora cambiare.