L’Italia torna in recessione
E il governo deve
rifare tutti i conti

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’ha presa alla lontana. La nuova recessione, sostiene, è tutta colpa di fattori esterni, dei dazi di Trump, della guerra commerciale tra Usa e Cina, delle tensioni internazionali. Il premier offre il suo mantello per proteggere la sciagurata azione del governo che è la vera causa della caduta dell’economia italiana. Una tendenza che, se non ci saranno correzioni, può portarci allo schianto. Ovviamente lo scontro sui commerci è un elemento che preoccupa le nostre imprese orientate all’export, così come le incerte politiche dell’Unione Europea, ma questa crisi, la flessione del Pil dello 0,2% nel quarto trimestre 2018 (dopo il -0,1% del terzo) è in larghissima misura nazionale, italiana, tricolore. Abbiamo fatto tutto noi, non è colpa delle lobby internazionali, né di Soros, né dei comunisti che si annidano ovunque o delle trame dei mercati. La responsabilità è del nostro governo, dell’incompetenza e della propaganda di Salvini, Di Maio, Toninelli e compagnia che in sei mesi hanno dilapidato la fiducia degli investitori, il clima dimaggior ottimismo delle imprese e anche percentuali di crescita non da record ma comunque positive.

Giuseppe Conte

I cantieri delle opere pubbliche sono fermi, tutti, compresi i lavori già finanziati per circa 150 miliardi di euro. Questo governo voleva far saltare la vendita dell’Ilva a Mittal, voleva chiudere (d’accordo anche il governatore Emiliano) l’acciaieria per riconvertirla in non si sa bene cosa, però rispettosa dell’ambiente. Questo governo voleva bloccare la Tap (TransAdriatic Pipeline), fondamentale per l’energia in Italia, poi Di Maio si è accorto che non si poteva, ma lo aveva promesso per mesi e anni ai suoi elettori che oggi si sentono traditi. Questo è il governo che non vuole la Tav, le autostrade, il tunnel del Brennero (ma noi italiani siamo già un pezzo avanti…). Questo governo con un emendamento alla legge di Stabilità su incentivi-penalizzazioni per le nuove immatricolazioni di auto è riuscito a congelare 5 miliardi di investimenti previsti da Fcasulle fabbriche italiane nel nuovo piano strategico. Conte e Di Maio non sono riusciti nemmeno a incontrare i vertici di Fca per convincerli a mantenere l’investimento. Eppure Di Maio è di Pomigliano d’Arco, dovrebbe sapere quanto pesa l’industria dell’auto in Italia.

Non ci si può sorprendere della recessione. Gli allarmi sono scattati mesi fa. Negli ultimi giorni anche il Fondo Monetario Internazionale ha previsto, dopo la Banca d’Italia e la commissione Ue, ha previsto un rallentamento dell’economia italiana in sintonia con quanto sta avvenendo in Europa. Il Fondo è stato un po’ più preciso attribuendo all’Italia una parte di responsabilità delle difficoltà in Europa, a causa delle tensioni politiche tra Roma e Bruxelles e dei provvedimenti contenuti nella legge di Bilancio. Le previsioni negative dell’Fmi hanno provocato le reazioni scomposte del governo, in particolare del vicepremier Salvini, che vede in queste valutazioni di istituzioni indipendenti possibili manovre ai danni della maggioranza grillino-leghista. Le reazioni sopra le righe dei capi della maggioranza alle osservazioni di Banca d’Italia, Fmi, Europa, vari centri studi hanno spinto gli economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi a scrivere un fondo sul Corriere della Sera per invitare il governo a fare i conti con la realtà, oltre che a essere rispettosi delle istituzioni indipendenti.

Operaio edile su ponteggio

La conseguenza più rilevante della frenata dell’economia – in dicembre l’occupazione segna un leggero progresso grazie ai contratti a tempo determinato – sarà la revisione degli obiettivi contenuti nella legge di Bilancio. Il governo ha previsto una crescita del Pil dell’1% e un rapporto deficit/Pil del 2,04%. Sarà molto difficile mantenerli se nel primo semestre, come ammette lo stesso Conte, l’economia sarà negativa, ci vorrebbe un boom nella seconda parte dell’anno. Più probabile che per tenere insieme i conti la maggioranza grillino-leghista sia costretta a una manovra correttiva. La nuova fase di recessione, tuttavia, può essere l’occasione giusta per sperimentare il reddito di cittadinanza come provvedimento anticiclico, per alleviare le difficoltà dei ceti più deboli e per portare chi cerca un’occupazione su un percorso virtuoso verso il lavoro. Il progetto, così come le pensioni post-Fornero di quota 100, è atteso alla prova concreta e si potrà vedere il suo effetto in una situazione di difficoltà sociale. I giornali hanno già dato conto di “fenomeni”, denunciati dalla Guardia di Finanza, di nuclei familiari che si smembrano improvvisamente e cambi sospetti di residenza, per rientrare nei parametri di accesso a questa forma di assistenza. Bisogna attendere l’applicazione e valutare i risultati.

Intanto la Finlandia, che aveva avviato un piano sperimentale di due anni concedendo il reddito di cittadinanza a 2000 cittadini, ha deciso di cancellare il progetto. Le conclusioni saranno annunciate a febbraio. Pare che non abbia funzionato.