L’isolamento visto dall’artista,
incontro con Tea Guarascio

Parliamo della situazione COVID-19 in Spagna con Tea Guarascio, antropologa e artista vissuta per diciott’anni a Roma, da undici anni a Barcellona, dopo lunghe esperienze e successi anche a Berlino. Guarascio è una firma importante e richiesta da tempo nel settore della fotografia di moda. Tea Guarascio realizza sul web immagini per gallerie, per grandi agenzie e testate, assieme ad audiovisivi, poesia con suoni e immagini, clip, spettacoli. È la persona giusta, in tempi di stretto isolamento (fa bene Pietro Greco a dare un nome italiano al lockdown, per chiarezza e proprietà di linguaggio) a raccontarci come vive un’artista questo periodo.

Guarascio ha scelto da tempo di esprimere nella rete il proprio mondo interiore, anticipando come scelta ciò che oggi è una necessità per chi fa e ama la cultura. Tea suona anche il basso ed è citata tra i più richiesti net-artist. La net art comprende opere di musiche, poesia, film e immagini create per e nella rete. Questo ha aggirato il tradizionale dominio del circuito delle mostre: è un’estetica che, utilizzando i luoghi informatici, ha creato linguaggi e un’estetica nuova. Oggi, in casa per limitare e bloccare il diffondersi del COVID-19, molti di noi hanno incontrato queste opere d’arte virtuali e, viceversa, l’arte tradizionale, assieme al sistema museale, stanno comprendendo la necessità di elaborare versioni di un’opera con i linguaggi della rete. Anche questo è uno dei grandi cambiamenti al tempo del COVID-19 e, probabilmente, quando sarà passata l’epidemia, è una forma espressiva che conoscerà nuova, maggiore popolarità. Oggi sappiamo che potranno esserci ricorrenti situazioni in cui fruiremo della bellezza da remoto.

In Spagna il primo ministro socialista Pedro Sanchez ha esteso al 26 aprile lo stato di emergenza nel Paese al momento con il più alto numero di infezioni in Europa (quasi centotrentamila casi, ottocento quaranta decessi in media nei primi giorni di aprile).

Isolation, Tea Guarascio

Tea, che visione ti suscita il virus?
Vedo il colore verde, e come forma il cerchio. La plastica come filtro, come isolamento, protezione, ma anche una plastica che ci sta già uccidendo.

Perché in Italia e in Spagna i sistemi sanitari sono messi a così dura prova?
La prima risposta, ovvia, è l’altissimo numero di casi. La seconda, non meno importante, è che quelle che erano prima sanità pubbliche, sistemi universali di protezione dei cittadini molto legati a forti istituzioni accademiche e a una diffusa medicina del territori, sono state da anni vittime di “austericidio”. Vale per l’Italia, vale per la Spagna. I tagli imposti dall’Unione Europea, e qui fino all’anno scorso accettati in modo acritico dal Partito Popolare, hanno reso estremamente vulnerabili e ingiuste le diverse agenzie della sanità. Un “austericidio” iniziato già nel 2012, con bilanci pesantemente decurtati. Questo si è tradotto in disuguaglianza. Un sistema asimmetrico pubblico/privato che ha determinato in Spagna una spesa sanitaria pagata personalmente o dalle assicurazioni seconda solo agli Stati Uniti, mentre si impoverivano risorse e anche ingressi nel sistema statale.

L’arte e la cultura possono fare qualcosa.
Certo. È nata una nuova generazioni di artisti, di cui faccio parte assieme a tanti altri, che sta sviluppando il concetto di accessibilità contro quello di esclusività della bellezza. Non pensate che questo non sia un’azione civile, è al contrario una testimonianza e un contributo per uscire dalla crisi.

Esempi?
La street art, la net art. Accessibilità non significa ovviamente che l’artista non debba avere le risorse economiche per ricercare e creare. Questa nuova generazione ha bisogno sia di committenti privati, che di un giusto riconoscimento economico pubblico.

Come vivi l’isolamento?
Attualmente sono più concentrata sulla musica, l’isolamento aiuta. In più aumenta la richiesta di intrattenimento via rete, quindi sto registrando in video, i miei Live Sets e Live A/V. Sto scrivendo molto, per realizzare alcune idee di film. Le prospettive generali sono veramente oscure, ma non dobbiamo cedere, il piano dell’Unione Europea è fallito già da tempo. Non è una novità. Dall’inizio, con l’avvento dell’euro. È, tuttavia, più un discorso economico che culturale, ogni mia esperienza in una diversa capitale europea mi ha dato molto e mi ha fatto crescere. Questa può essere l’opportunità per riprogrammare l’Europa. Bellezza e benessere, cultura e risorse non possono che essere condivise, come altre voci fondamentali, in un bilancio comune.

Chiusa l’intervista con Tea Guarascio va sottolineato come già qualcosa si stia muovendo: questa settimana Hans-Ulrich Obrist, il direttore artistico delle Serpentine Galleries, i più popolari centri di arte contemporanea di Londra, ha rivolto un appello all’Europa che includa anche il Regno Unito. Si tratta di riprendere quelli che furono, durante la grande depressione e nell’immediato dopoguerra, due enormi programmi statunitensi per sostenere gli artisti e includere la loro produzione nella vita quotidiana e in forma accessibile. Sotto la presidenza di Franklin Delano Roosvelt (1933-1945) furono costantemente finanziati il PWAP, Lavori pubblici di realizzazioni artistiche e il Progetto d’arte federale come parte del WPA, Amministrazione del progresso nel lavoro. Furono prodotte oltre quindicimila opere ed è così che arriva negli USA, dai grattacieli ai gioielli, l’Art Deco, seguita dalla corrente dello stile internazionale. L’iniziativa lanciò la carriera di centinaia di autori, come Jackson Pollock.

Come ha detto la direttrice della Tate Modern, Maria Balshaw, l’arte, e la net art in particolare, sono formidabili fonti per non fare del post-COVD-19 una “peste dell’anima”, un oscuro periodo di arretratezza.