L’insostenibile
leggerezza
del PD

Forte questo Pd. Il congresso? Lo facciamo prima o dopo le europee. Il segretario lo eleggiamo subito ma anche no. Volete Zingaretti o Del Rio o vi tenete Martina? Però mi raccomando, è il nuovo passaparola, al primo posto le diseguaglianze, le realtà territoriali, il rinnovamento generazionale.

Sembrano matti. Attorno a loro, il mondo che li ha seguiti un parte se ne è andato,  altri  stanno riempiendo le valige. Se un reziano appare in tv, sicuramente molti spettatori passano ad altra trasmissione. Lo stesso Renzi è guardato in strada con antipatia e fra un po’ neppure lo riconosceranno anche se Mediaset gli farà fare “Ok, il prezzo è giusto”.

Non era mai accaduto che un partito colpito così a fondo e duramente affrontasse con tanta disinvoltura idiota la propria crisi. Non c’è un tono drammatico tranne quando si discute di posti e di correnti. Non c’è una iniziativa che parta dal basso e bombardi il quartier generale.

Cresce anzi la convegnite gauchista, nel Pd e dalle parti di LeU. Invece di tende, di mense, di picchetti, di volantini, tanti convegni sul sovranismo e su altre belle cose. Io sono rimasto a Mao:  chi non fa inchieste non ha diritto di parola. E sono rimasto (è il guaio dei vecchi) ai miei primi anni in politica quando creammo un circolo chiamato “Rosa Luxemburg” e dedicato a quella stupenda rivoluzionaria per studiare i testi del marxismo, ma non mancavamo mai davanti a una fabbrica, in un mercato, a fare  cose nei quartieri difficili o nei paesi dove c’era la gente nostra.

Invece qui mentre la destra arruola il popolo con le sue orribili parole d’ordine, scopre il web per diffondere stronzate, la sinistra di governo pensa che il tema sia aspettare che il M5 stelle si spacchi  e intanto dedicarsi alla leadership mentre quell’altra sinistra si auto-celebra in convegni che non produrranno alcunché.

Non ci siamo. I vecchi devono ricordare come sono nate le sezioni dei partiti e persino i gruppi extraparlamentari. Tutto nasce dallo studio, tutto nasce da quella cosa che si chiamava lavoro di massa. Credete che fosse facile dirsi di sinistra nei licei fascisti del Sud? Non era gente di popolo anche  quelli che andavo dietro ai monarchici e ad Achille Lauro? Non dovevamo difendere i nostri cineforum dove davano le famose boiate pazzesche? Non avremmo avuto la svolta a sinistra senza cose da fare e senza leader di spessore che conoscevano i testi, conoscevano il mondo, avevano l’Italia in mano e spingevano a fare un mazzo così nei mercati, alla domenica mattina per il nostro giornale, tutti i giorni ad organizzare volantini da distribuire?

Venivano da altri paesi a vedere come la sinistra italiana faceva lavori di massa. Oggi andiamo noi negli Usa e nel Regno Unito a cercare di capire perché lì il popolo è con la sinistra e scoprire così che una bella ragazza laureata e cameriera per campare, incazzata e figlia del popolo scalza un vecchio elefante e può entrare nel parlamento degli Staes.

Io scrivo e non faccio politica. Mi piacerebbe. Non so con chi. Soprattutto mi annoiano allo stesso modo le chiacchiere sul nuovo segretario Pd e il dibattito sul sovranismo e sulle diseguaglianze. Capite perché Salvini pensa di durare trentanni?