Turchia , l’infamia
dei bambini-soldato
in guerra in Libia

Fra gli orrori della guerra in Libia, che l’occidente pare aver dimenticato, c’è anche l’uso dei bambini-soldato. Una strategia infame, contraria alla civiltà e a tutte le convenzioni internazionali, che viene praticata non da qualche tribù sperduta nel deserto, ma dalle milizie di cui si serve il governo di Ankara nelle sue operazioni di sostegno a Fayez Al Sarraj. Uno scandalo. La Turchia fa parte della NATO, ma non risulta che né le strutture dell’Alleanza in quanto tali né i governi che ne fanno parte abbiano sollevato il problema con il loro alleato Erdoğan. Eppure è del tutto evidente, e più volte e in diverse sedi denunciato, che dietro le quinte del conflitto armato tra Seraj e Khalifa Haftar si sta consumando una tragedia che ha per vittime migliaia e migliaia di bambini e ragazzi. Non solo quelli che finiscono sotto i bombardamenti sulle città ma anche quelli che vengono strappati alle loro famiglie e alla loro terra per essere addestrati ed utilizzati nei combattimenti.

Dal libro “Child Soldiers” di Leora Kahn,

Non si tratta, in Libia, di un fenomeno nuovo. Già nel 2018 e 2019, l’UNICEF aveva denunciato l’impiego di minori da parte di milizie legate a Tripoli per trasportare armi e rifornimenti e in alcuni casi per essere direttamente schierati al fronte, insieme con migranti e mercenari. Ma oggi la situazione è notevolmente peggiorata. Il governo turco da novembre è impegnato nel sostegno ad Al Sarraj e oltre che mezzi e soldi fornisce alle milizie tripoline anche mercenari. Si tratta di combattenti delle brigate islamiste che dal 2012 mietono terrore e vittime nella provincia settentrionale siriana.

Questi mercenari già da anni per combattere contro l’esercito siriano reclutano minorenni. Molti i ragazzini di 15 anni, o anche meno, che sono stati scoperti lungo le linee del fronte dove purtroppo alcuni hanno perso anche la vita.

Le indagini dell’ONU

In questi ultimi mesi almeno 150 minori siriani sono stati individuati in Libia. erano stati portati là proprio per ingrossare le file dei miliziani pro Al Serraj. I rapporti di organizzazioni internazionali, che hanno raccolto foto, documenti ed altre evidenze su queste pratiche abituali della Turchia di Erdoğan, confermano che la situazione è notevolmente peggiorata.

Le Nazioni Unite hanno fatto sapere di aver aperto un’indagine su questi rapporti, dopo che alcune famiglie siriane, come hanno riferito l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani e l’organizzazione Syrians for Truth and Justice, hanno riconosciuto i loro figli scomparsi da settimane in alcuni video girati proprio in Libia.

Quasi sempre questi minori appartengono allo strato più povero della società siriana, molti sono rimasti orfani e non hanno di che sopravvivere ed è questo il motivo per cui cadono nelle reti di reclutatori senza scrupoli. Le circostanze li costringono ad accettare: non è una libera scelta. Non hanno dove stare, la vita nei campi profughi è resa sempre più insopportabile dalla mancanza di beni di prima necessità e risorse. Le famiglie impoverite dal prolungato conflitto, non riescono a prendersi cura dei propri figli, a garantire loro un’educazione e non hanno cibo sufficiente. Così alla fine accettano attratte dalla possibilità di avere del denaro facilmente.

La questione è nota, i responsabili sono noti, ma questi crimini contro l’umanità continuano ad essere compiuti nel silenzio della comunità degli stati, intenti solo a tutelare i propri interessi senza prendere le distanze dal loro alleato: la Turchia non solo è un paese membro della Nato, ma usufruisce di cospicui finanziamenti erogati dall’Unione Europea perché si tenga i profughi. D’altronde è la logica dominante: tutti affermano ufficialmente di sostenere gli sforzi delle missioni Onu perché si arrivi a soluzioni pacifiche, ma allo stesso tempo inviano armi, equipaggiamenti, mercenari, droni e moderni sistemi di difesa, prolungando di fatto guerra e sofferenze.

Non solo la Libia

Ma non c’è solo il caso Libia. Il reclutamento e l’utilizzo di bambini soldato sono una delle più pesanti violazioni dei diritti umani nel mondo. Il fenomeno è molto diffuso e trova in Africa la sua massima estensione.

Secondo le stime delle Nazioni Unite riportato dal sito sositalia.it:

  • in Sierra Leone in 10 anni di guerra civile, i bambini in combattimento hanno avuto un ruolo di primo piano.
  • In Angola il 36 % dei bambini ha prestato servizio come soldato o ha seguito le truppe in combattimento.
  • in Liberia hanno combattuto 20.000 bambini, circa il 70 % dei soldati complessivi delle varie fazioni. Il LRA, Esercito di Resistenza del Signore, è costituito al 100% da bambini soldato, e l’organizzazione ne ha rapiti oltre 15 mila per farne combattenti.
  • in Sudan  almeno 100 mila bambini combattono su entrambi i fronti di una guerra civile che dura da 20 anni. I bambini di strada sono il bersaglio privilegiato del reclutamento. Nella provincia di Wahda il 22% della popolazione scolastica tra i 6 e 14 anni è stato reclutato dall’esercito sudanese o nelle milizie filo governative. Il soldato più giovane ha 9 anni.

Ma il fenomeno si estende ad Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan. Recentemente nello Yemen, dove i bambini sono diventati tragica parte attiva e passiva del conflitto.

Bambini siriani in un campo profughi in Turchia

In Sud America, a partire dagli anni novanta, i bambini soldato sono stati impiegati in Colombia, Equador, El Salvador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù.
La pratica dei bambini soldato è diffusissima anche in Asia: in Cambogia, Timor Est, India, Indonesia, Laos, Myanmar, Nepal, Pakistan, Nuova Guinea, Filippine, Sri Lanka.

Solo nel Myanmar si stima ci siano più di 75.000 bambini soldato, uno dei numeri più alti del mondo, presenti  sia nell’esercito statale sia nei gruppi etnici armati che si oppongono al regime.
L’80 % dei conflitti cui prendono parte dei bambini vedono nelle proprie file combattenti sotto i 15 anni.

Almeno 250 milioni di bambini vivono per strada. I bambini disperati ed esclusi costituiscono un’enorme riserva per l’economia illegale, il crimine organizzato e i conflitti armati. La stragrande maggioranza dei bambini soldato viene dai settori più miserabili, meno acculturati e più emarginati della società. I bambini reclutati a forza provengono dalla strada, dalle campagne, dai campi dei rifugiati e degli esuli.

Nel 2018, tutti i 193 paesi membri delle Nazioni Unite hanno concordato i 17 obiettivi primari, e i 169 target specifici, che dovrebbero proiettare nella realtà dello sviluppo sostenibile i governi sottoscriventi. Uno di questi obiettivi prevede che gli Stati adottino “misure immediate ed efficaci per … garantire il divieto e l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l’uso di bambini soldato, ed entro il 2025 la fine del lavoro minorile in tutte le forme”

Un obiettivo ancora molto lontano.